Onstage

Fil Bo Riva, la sorpresa italiana arriva da Berlino

Tre anni dopo l’Ep If You’re Right, It’s All RightFil Bo Riva con l’album d’esordio Beautiful Sadnessuscito venerdì 22 marzo 2019, anticipato dal singolo L’impossibile, mantiene tutte le promesse. Nato e cresciuto a Roma, Filippo Bonamici – in arte Fil Bo Riva, nome che indica anche il progetto nato dall’incontro con il chitarrista Felix A. Remm – dopo anni di studio a Dublino, si è trasferito a Berlino, dove vive dal 2012. Proprio nella capitale tedesca è scattata la magia, che ha portato all’Ep con cui si è fatto notare, arrivando a suonare in tutta Europa e in apertura ad artisti come Matt Corby, Aurora, Milky Chance e Joan As a Police Woman, e, finalmente, al notevole risultato di quest’album di debutto, suonato da Fil Bo Riva con Felix A. Remm e prodotto da Robert Stephenson (Mighty Oaks).

Di tutti i mondi che ha attraversato, però, è ordito il tessuto sonoro di Beautiful Sadness, sintesi piuttosto originale di sonorità britpop, indie rock, momenti in cui si sente la stratificazione di ascolti decisamente più classici, ma sempre di ambito rock anglofono, e un talento per la melodia battente bandiera italiana. Seminati qua e là spuntano gli echi di Coldplay, The Kooks, George Ezra, Tom Odell, The XX, London Grammar, Suede, The White Lies, chitarre alla Asaf Avidan di Reckoning Song nel remix di Wankelmut o alla Milky Chance, per arrivare al saporino classico tra Elvis e i Beatles o i Queen e gli Argent della prima ora nelle trovate strutturali di alcuni episodi, fino al meglio della tradizione italiana anni ’60. Tanta roba, ma è un vocabolario composito, che Fil Bo Riva ha fatto suo, masticato e rimasticato, fino ad arrivare alla personale soluzione proposta in queste tredici tracce.

Nel complesso costituiscono un viaggio catartico tra amore, poesia, sogno e realtà, dalla Sadness dell’intro al Beautiful dell’outro, attraverso la musica, l’esordio di Fil Bo Riva è uno di quei dischi da ascoltare ancora dall’inizio alla fine. Anacronistico? Nessuno vi impedisce di skippare come dannati, ve lo potete godere anche così, singoli come Go RillaLove Is Your GunBlindmakerL’over e L’impossibile sono perfetti anche per un ascolto estemporaneo, ma quant’è bello avere un disco capace di offrire ancora un percorso atmosferico e di senso, in cui immergersi per un prolungato momento di piacere e, perché no, di riflessione?! Beautiful Sadness questa possibilità la offre e anche generosamente, narrativo, fluido e compatto, pur nella sua varietà esperienziale.

Il lavoro prende il largo già con l’opening track, senza indugi Sadness (Intro) catapulta l’ascoltatore nell’atmosfera che contraddistinguerà le prime cinque canzoni del disco, quasi un lato A, fatto di pezzi solidissimi per scrittura e arrangiamenti, stratificati e ricchi di dinamica, ma sempre fondati sulla buona vecchia ricetta voce, chitarra, basso, batteria e percussioni, con la misurata aggiunta di qualche tastiera elettrica ed elettronica.

Si parla d’amore, quello da sognare, da bramare, da saper lasciare andare o da controllare come in Head Sonata (Love Control), chiave di volta del disco insieme a Is It Love?, due up-tempo che oltre a offrire un saggio della penna di Fil Bo Riva, mantengono la situazione intrigante spingendo l’album verso il suo secondo tempo.

È “L’over”, quindi, il primo atto di un B side più sperimentale, dove Blindmaker apre a un arrangiamento quasi Edm; L’impossibile è un affascinante cortocircuito cultural-musicale, una sensuale ballad, che tra l’aoutotune e l’inglese della strofa, attraverso una transizione beatlesiana, sboccia in quel ritornello italiano alla Sergio Endrigo, nel quale si sente l’influenza di Luigi Tenco, Rino Gaetano e dei nostri migliori anni ’60, anche nelle rivisitazioni targate Delta V e nel marchio che hanno lasciato nella scrittura di Cremonini, tra i riferimenti dichiarati di Fil Bo Riva. Un ottimo assaggio di quello che potrebbe fare nella sua lingua madre. La domanda è: funzionerebbe anche su un progetto di più ampio respiro?

È Different But One, però, il pezzo più sinuoso di questo lato B o, probabilmente, di tutto l’album. In 9.15 minuti di durata, che tirano una riga decisa su qualsiasi intento piacione, con uno sviluppo che va dalla massima ricchezza nell’arrangiamento, all’emozione sottile di un pianoforte sgangherato, dopo la ripresa di Go Rilla, il pezzo arriva a un finale da sonata rock alla Queen, sporcata da un accenno ai Doors di Alabama Song (cover del pezzo di Kurt Weill con testo di Bertold Brecht). Insomma, Fil Bo Riva osa trasportando l’ascoltatore nel suo vortice ebbro di libertà e la consapevolezza che life is a wonderful party (la vita è una meravigliosa festa), un’idea che prende il sopravvento fino a trasformare questa bellissima tristezza in A Happy Song beatlesiana, con finale alla Elvis.

Oh, quanto ci siamo allontanati da casa, abbiamo errato tra suoni e parole, fino a perderci e ritrovarci, cambiati. Il cerchio è chiuso, ora è tempo di riavvolgere con Beautiful (Outro), ultima sorpresa di un esordio pregevole oltre ogni aspettativa.

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