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Le fragilità della macchina da guerra Five Finger Death Punch

Gli ultimi dodici mesi in casa Five Finger Death Punch sono stati, per usare un eufemismo, piuttosto movimentati. La band statunitense infatti ha dovuto affrontare il breakdown nervoso del frontman Ivan Moody nel bel mezzo di un estenuante tour mondiale e una causa infinita con l’etichetta discografica precedente. Ma per fortuna, non sono state solo spine. Il cantante è tornato in formazione e insieme ai suoi compagni di avventure, oltre a un greatest hits per celebrare i dieci anni di carriera dei FFDP, ha dato alle stampe finalmente il settimo disco in studio, And Justice For None, che arriva a quasi tre anni di distanza da Got Your Six.

And-Justice-For-NoneL’ultima fatica dei Nostri è un quadro molto vivido e completo di quanto successo alla formazione dal 2017 ad oggi, in pieno rispetto della tradizione di una della band di punta del panorama heavy contemporaneo. Nel nuovo album di Moody e soci ritroviamo il risultato di quasi tredici anni di duro lavoro, condensato nel sound potente e diretto di pezzi come Rock Bottom o Fire in the Hole, nuovi classici da circle pit che molto probabilmente il quintetto di Las Vegas inserirà nelle prossime scalette live. Abbiamo anche due cover: Blue on Black di Kenny Wayne Shepherd e Gone Away degli Offspring, a conferma di come alla band piaccia a vincere facile anche nella tanto abusata arte dei “remake”. Anche l’aspetto più radiofonico vuole la sua parte. In questo caso tocca al singolo Sham-Pain (non certo tra i brani più convincenti dell’album) scendere in campo.

Le vere protagoniste dell’opera numero sette dei Five Finger Death Punch sono le ballad. I Refuse, ma anche When the Seasons Change, Stuck in My Ways e Will the Sun Ever Rise indicano un nuovo corso per la formazione, soprattutto per Ivan Moody. Un uomo che sa di essere arrivato al limite e di averlo superato troppe volte, che cerca di combattere con dei demoni molto più grandi di lui. Se riconoscere il problema è già metà della soluzione, allora il cantante parrebbe finalmente sulla buona strada.

Dopo le doverose scuse (chi era presente agli ultimi concerti dei FFDP sa quanto Moody avesse a cuore i propri fan più del solito, nel tentativo di rimediare ai recenti torti non solo nei loro confronti, ma anche verso i compagni di band), i testi di And Justice For None sembrano suggerire che si sia ormai passati allo step successivo, quello dei buoni propositi. Un focus personale che, all’interno dell’economia del disco, non fa altro che renderlo più completo e umano.

La vera pecca dell’album è l’eccessiva lunghezza (quasi un’ora nella versione deluxe), fattore che potrebbe spaventare chi si approccia al mondo dei Five Finger Death Punch per la prima volta. Dal punto di vista di un fan di lungo corso tuttavia, questa può essere vista come ulteriore punto di forza e segnale positivo per il futuro. La macchina da guerra è ben rodata e oliata, e questo ultimo full-length ne è la dimostrazione più lampante e concreta. Speriamo solo che i demoni di Moody dormano per sempre.

Voto Album:

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