Onstage
Frank-Turner-Be-More-Kind

L’invito di Frank Turner a riportare in auge la gentilezza

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando Frank Turner, classe 1981 e solida fibra inglese, ha deciso di scrollarsi di dosso l’identità da punk-rocker con i Million Dead per imbracciare una chitarra e scivolare nel mondo del songwriting folk-rock. Bisogna scavare un po’ nei meandri musicali per entrare in contatto con questo musicista, anche se la sua carriera è già di tutto rispetto.

Dopo l’esordio con l’album Sleep is For The Week nel 2007, Turner conquista rapidamente una solida posizione nella scena inglese: tra i passaggi fondamentali ricordiamo il memorabile tour del 2012, che registra un sold-out nello storico stadio di Wembley, e la condivisione del palco con artisti del calibro di Chuck Ragan, The Offspring e Green Day. A distanza di dieci anni dal debutto, e tre dall’ultimo album Positive Songs for Negative People, eccolo tornare alla ribalta con Be More Kind.

Frank-Turner-Be-More-Kind-coverQuest’album rappresenta un cambio di rotta molto interessante e, diversamente dai predecessori, si distingue non solo dalla diversa palette sonora ma anche dall’approccio emotivo e tematico. Come molti musicisti, non ultimo David Byrne di cui abbiamo parlato poco tempo fa, anche Turner si unisce alla schiera di artisti esasperati da questo mondo politicamente assurdo, arido, senza compassione sia dal punto di vista individuale che comunitario. Turner ha sempre fatto dell’abilità nell’esprimere con trasparenza le proprie emozioni un vero baluardo. Non c’è quindi da sorprendersi se utilizza questa linea per schierarsi apertamente anche in ambito politico. Il messaggio principale è già intuibile dal nome dell’album, tratto dalla poesia di Clive James Leçons de Ténèbres: Be More Kind. Siate più gentili.

Il disco si apre con Don’t Worry, valida rappresentazione del talento compositivo di Turner, che qui presenta una linea melodica semplice e non invasiva. 1933, primo singolo pubblicato ed eco delle sue vecchie sonorità, aiuta Turner a paragonare l’atmosfera minacciosa percepita durante il tour americano di due anni fa all’anno in cui i Nazisti presero il potere, riferendosi probabilmente ai subbugli culturali attuali. Sempre di America, parafrasando il motto di Trump durante la sua campagna elettorale, parla Make America Great Again: una linea vocale pulita, concisa dalle linee di chitarra acustica/elettrica ad accompagnare un pezzo forse troppo patriottico, anche se mosso da buone intenzioni: Let’s make America great again/By making racists ashamed again.

Blackout e The Lifeboat sono quasi bipolari: le critiche riguardo alla nostra società si sposano a melodie fresche, paradossalmente positive. A differenza di quanto si ascolta nel retrogusto amaro di Get It Right e nelle adorabili Little Changes, Brave Face e Going Nowhere. Discorso a parte per la titletrack: una bellissima e minimale melodia che racchiude un’invito, una preghiera, ad aprirsi ed essere più gentili l’uno con altro. In chiusura, Be More Kind è un cosiddetto food for thoughts: si tratta di un lavoro in grado di sollevare dei dubbi, delle domande, ragionamenti ed allo stesso tempo di far vibrare le corde emotive dell’ascoltatore, pratica in cui Frank Turner sembra stia diventando sempre più abile.

Testo di Martina Di Berardino

Voto Album:

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI