Onstage
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Damon Albarn va all-in nell’ultimo disco dei Gorillaz. E vince.

Tutti entusiasti dell’ultimo capitolo della carriera solista di Damon Albarn, tutti euforici per il ritorno dei Blur, ma per qualche anima cartonata questi sette anni trascorsi dall’ultima prova in studio dei Gorillaz non sono stati altro che un’estenuante attesa. Oggi, con il nuovissimo Humanz per le mani, possiamo finalmente tirare un sospiro di sollievo: non solo l’eclettico progetto che ha dato vita alla band virtuale più famosa del mondo è ancora in piedi, ma pare abbia anche deciso di andare all-in.

L’impatto di Humanz è una, due o tre spanne sopra quello che ebbe The Fall nel 2010. Le intenzioni di Damon Albarn e Jamie Hewlett sono chiare: tornare ad essere rilevanti. E per farlo non possono prescindere da ciò che ha reso i Gorillaz qualcosa di unico nel panorama musicale. Il metempsicotico processo creativo che libera gli artisti del proprio involucro di carne è di nuovo adeguatamente alimentato, al punto da far sembrare 2D, Murdoc Nicalls, Noodle e Russel Hobbs più reali di ognuno di noi. L’obiettivo è formidabile: inquadrare il genere umano nel suo presente, pur incarnando l’idea di qualcosa che proprio umano non lo è, dando vita ad un labirintico concept album.

Tanti gli strumenti al servizio dei quattro personaggi animati, molti più di quanti concessi a illustri colleghi vivi e vegeti. Dalle app dedicate ai video in realtà aumentata, dai cortometraggi alle innumerevoli collaborazioni (con gente in carne ed ossa come Anthony Hamilton, Noel Gallagher, Jean-Michel Jarre, Pusha T, Rag’n’Bone Man e Benjamin Clementine, mica i Puffi). Tutto, ma proprio tutto, sembra indicare che Albarn e Hewlett siano tornati ad immergersi senza remore nel magico mondo animato partorito ormai quasi vent’anni fa. Non un semplice tappabuchi nella pienissima agenda del frontman dei Blur dunque, bensì un’attività totalizzante a cui dedicare ogni possibile attenzione.

A farla da padrona è l’elettronica, mai così protagonista in un lavoro dei Gorillaz e mai così ispirata come nell’incontenibile Momentz, ma incredibilmente è l’anima black e soul del disco a vincere su tutto. Merito dei featuring, senza dubbio ponderati e desiderati dal progetto al punto di sacrificare senza ripensamenti la pesante presenza di Albarn, mai così a margine. Pur essendo dunque supportato da persin troppe autorevoli voci, che nell’insieme perdono parte del loro valore e oscurano voce più attesa del lotto, da questo Humanz emerge imperituro l’ammirevole tentativo di rendere la cartoon band più reale possibile, più umana sia nell’aspetto (grazie ad un importante restyling grafico) che nelle tematiche. Gli occhi ben aperti, l’immagine perfettamente fuoco, la tavolozza piena di colori. Il quadro risultante è ricco, sfacciato, ma soprattutto squisitamente cinico.

Voto Album:

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