Onstage

Mr. Fini è probabilmente il miglior album della carriera di Guè Pequeno

In questo periodo complesso e dominato dall’incertezza, in cui noi tutti stiamo provando a sollevarci, seppur tramortiti e con le gambe ancora tremanti, come un pugile che cerca di rialzarsi dopo aver subito un uppercut letale, le uniche certezze paiono arrivare dal mondo musicale. Nonostante il settore discografico sia uno di quelli ad aver subito maggiormente il colpo sferrato a inizio anno dal covid-19, con concerti annullati a raffica, dischi rinviati e una miriade di persone rimaste a casa senza lavoro; nel virtuale le cose sembrano andare decisamente meglio.

Spotify, in completa balia di TikTok, è ormai diventato un social a tutti gli effetti capace di dettare i trend. Anche nel nostro piccolo mercato, le chart sono dominate da gente per lo piÚ sconosciuta e dipendente da hit estive tutte uguali dal sapore latino, ma mai cosÏ italiane, e brani trap privi di testo ma con melodie, va detto, fortissime. I numeri generati non sono mai stati cosÏ alti.

Qualsiasi artista in questi mesi di lockdown forzato ha quindi cercato di cavalcare quest’onda social musicale con l’intento di realizzare il più classico dei contenuti virali che potesse spopolare su TikTok. Una scelta condivisibile ma che presta il fianco a molti dubbi sulla veridicità artistica della cosa. Not my cup of tea, direbbero dall’altra parte del mondo.

Fortunatamente, e qui arriviamo dopo un lungo preambolo al tema centrale di questa recensione, ci sono ancora artisti che non hanno abbracciato questa politica. Uno su tutti: Guè Pequeno.
Al Guercio infatti non frega piĂš niente di inseguire il mercato discografico. Anzi, negli anni ha imparato a farne a meno e nel panorama urban italiano non poteva esserci notizia piĂš bella.

Il rapper milanese a fine giugno ha pubblicato il suo sesto album solista (settimo contando Santeria insieme a Marracash, ndr) che nulla ha a che vedere con le strategie del momento.
Mr. Fini, questo il titolo della release, è un album solido e molto vario dal punto di vista sonoro. Un progetto discografico senza tempo che non soffre dell’effetto compilation e creato, per stessa ammissione di Guè, con l’intento di sottolineare il suo status all’interno del rap game italiano, andando a racchiudere tutte le influenze, dalla dance hall agli 80’s, che compongono la sua identità artistica.

Le 17 tracce di Mr. Fini, un enormità per i tempi che corrono, non strizzano l’occhio agli streaming. Non c’è la “trappata” senza senso con liriche di colore adatta a macinare numeri su Spotify, e non c’è nemmeno il pezzo fatto ad hoc per le radio. È un album che cresce con gli ascolti e che verrà fuori col tempo. Una mossa sicuramente apprezzata dallo zoccolo duro di Guè tanto che il disco fisico, oggetto ormai giurassico, è andato forte con le vendite (certificato disco d’oro dopo due settimane, ndr).

All’interno di Mr. Fini troviamo un Guè Pequeno in grande spolvero. Era da tempo che non lo si sentiva così in forma sul beat. Cambi di flow, liriche e incastri di livello, figure retoriche ed esercizio di stile. Una vera goduria per qualsiasi appassionato di rap italiano.
Un grosso plauso in questo senso va fatto anche ai 2nd Roof, presenti in cabina di regia fin dal primo disco solista di Guè, e capaci di offrire al rapper il miglior tappeto sonoro possibile. Il duo di produttori ha curato buona parte del progetto confermandosi un punto di riferimento sulla scena.

Mr. Fini è l’album in cui Guè fa quello che vuole pur non snaturandosi mai. Ci sono temi personali mai trattati prima, pezzi che nei club (quando riapriranno) faranno la loro sporca figura e ovviamente canzoni spaccone che tanto piacciono al suo pubblico. Chi si aspettava pezzi sul cambiamento climatico, la quarantena e le disuguaglianze sociali non conosce bene il soggetto.

Brani agrodolci come Stanza 106 e Ti ricordi? entrano di diritto nella top cinque delle canzoni di Guè. Non succede a tutti i rapper, specialmente nel giro da quasi piĂš di vent’anni, di sfornare liriche del genere. Da segnalare, inoltre, Mercy on me con un fantastico sample di Put That On Everything di Brandy e Il tipo, costruito su un campione di chitarra acustica tratto dal brano L’ultimo bacio di Carmen Consoli in cui Guè nel suo storytelling racconta le gesta di un personaggio impegnato in intrallazzi vari.

Una, se non l’unica vera pecca dell’album, ma qui è un discorso più soggettivo che oggettivo, riguarda l’abbondante presenza di collaborazioni. Tredici in tutto. Per un album corposo come questo forse si poteva rinunciare a qualche chiamata, ma è pur vero che nel complesso nessun ospite ha abbassato più di tanto il livello.
Guè Pequeno è arrivato a un punto tale della carriera da potersi permettere un disco alla The Game o alla Lil Wayne. Rap senza troppi compromessi. Per il rap italiano mainstream è un unicum.
Mr. Fini non farà di certo cambiare opinione a quella fetta di ascoltatori che non hanno mai apprezzato l’immaginario di Guè Pequeno. Questo va detto. E non è nemmeno un disco che spopolerà tra i giovanissimi. È, tuttavia, un progetto inattaccabile dal punto di vista morale. Mr. Fini è un album hip hop a 360 gradi, fatto da un artista che ama andare in studio e che mangia pane e cultura black da quando è nato. Solo tra qualche anno potremmo realmente dire se questo sia effettivamente il suo migliore album della carriera, ma gli indizi puntano in quella direzione.

Voto Album:

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