Onstage
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Il ritorno di Gué Pequeno tra luci e ombre

Di questa golden age dell’hip hop italiano, Gué Pequeno è senza ombra di dubbio uno degli esponenti di punta. Lo dicono i numeri, lo confermano gli attestati di stima da parte del 90% dei colleghi, fatto assai raro in un ambiente così macho come quello del rap, e ultimo ma non ultimo lo dimostra la gente che da quindici anni, ovvero dai tempi del primo disco con i Club Dogo, venera le figura di Gué in giro per i club italiani.

La peculiarità della carriera solista di Gué, partita nel 2011 con l’album Il ragazzo d’oro, è quella di riuscire a farsi trovare nel posto giusto al momento giusto. Ogni album del Guercio infatti rispecchia il preciso momento di vita della scena rap italiana. I maligni diranno che non si tratta altro che di un rapper che cavalca l’onda, ma reputo sia, banalmente, il modo che ha Gué per ribadire il concetto del “Io spacco in qualunque situazione”. Fatto non così distante dalla verità per uno con quel flow.

Anche Sinitra, il nuovo album del Nostro, è su questa falsa riga. La novità sostanziale del nuovo progetto è la firma con Bhmg, l’etichetta fondata da Sfera Ebbasta, e la supervisione artistica di Charlie Charles. Per la prima volta, inoltre, nessuna traccia è stata prodotta dal fido Don Joe. 
Per il suo quinto disco solista (ne pubblica uno all’anno ndr.), Gué ha chiamato a raccolta un gran numero di ospiti. Troviamo infatti Frah Quintale, Elodie, Noyz Narcos, Luchè, Marracash, Tony Effe e Prynce della Dpg, Capo Plaza, Sfera Ebbasta e Drefgold, El Micha e il rapper portoricano Cusculluela. Così tanti nomi in un disco di Mimmo flow non si leggevano dai tempi di Fastlife.

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Il fan tipo, all’interno di un disco di Gué Pequeno, si aspetta sostanzialmente due cose: banger da pompare in auto e divertimento. Sinatra in questo risponde presente. C’è il pezzo cafone, Claro, dove Gué in cinquanta secondi tiene una lezione magistrale di flow, troviamo il feat. con Noyz Narcos in Bastardi senza gloria, brano dal sapore newyorkese che provoca emozioni forti (“Sgrilla vuole Guè davanti e dietro Noyz, come ‘na volta”), fino ad arrivare a Bling Bling (Oro) con il campione della celebre Oro di Mango. Quest’ultimo, scelto come primo singolo radiofonico, è a mani basse una delle canzoni più riuscite del progetto.

Tuttavia mi sento di promuovere Sinatra a metà, con riserva. Perché nessuno dei banger presenti è a livello di pezzi come Squalo, Business, Il ragazzo d’oro, Nouveau Riche per citarne quattro a caso, e nemmeno i brani più conscious e dalle sonorità classiche reggono il confronto con le varie Brivido, Ultimi giorni, Eravamo re e Fuori orario.

Inoltre c’è un piccolo campanello d’allarme. I testi il più delle volte danno l’idea di già sentito, riciclato. Come in Hotel con quel “mentre io palleggio con il mondo” versione ridotta di “con il mondo ci palleggio come Wade” presente in La G la U la E. La linea sottile tra auto citazione e scopiazzata, mi rendo conto, è assai sottile ma durante l’ascolto l’effetto di già sentito ricorre spesso.

Inutile girarci attorno, Sinatra è un disco che si rivolge a un pubblico che dei Dogo e delle prime produzioni dello stesso Gué, probabilmente, non ha mai sentito nulla, e che inevitabilmente farà storcere il naso a chi con il rapper milanese ci è cresciuto. Certo, uno come il Guercio parte sempre dalla sufficienza, perché al microfono è un fuoriclasse come Messi e Ronaldo nel gioco del calcio e potrebbe benissimo rappare la lista della spesa con in sottofondo un beat di Big Fish per far avere 3 minuti di pura libidine.

Giocatori del genere, nonostante segnino valanghe di gol ogni anno, possono però avere stagioni deludenti. Perché le aspettative sono sempre altissime e rispettarle non è facile. E Gué, malgrado il cambio di casacca, questa stagione non porterà a casa il titolo di miglior disco dell’anno.

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