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Halestorm-2018-Jimmy-Fontaine

Gli Halestorm giocano sul sicuro nel nuovo album Vicious

Vicious è il quarto album degli Halestorm, band statunitense proveniente dalla Pennsylvania che dall’anno di debutto, il 2009, si è piazzata stabilmente in posizioni di tutto rispetto all’interno del mercato dell’hard rock e dell’alternative rock.

Halestorm-ViciousQueste nuove tracce non dicono nulla di più di quanto già detto nei precedenti album e nei numerosissimi live dei tour a seguito. Come ci hanno prontamente comunicato a scanso di ogni tipo di equivoco nella loro serie di EP di cover Reanimate, gli Halestorm si muovono all’interno del contesto contemporaneo con astuzia portando al tempo stesso un bagaglio culturale e musicale ben definito, dal metal e dal rock degli anni ’80 (Judas Priest, Skid Row, Guns’n’Roses, Whitesnake, Metallica, AC/DC) a quello degli anni ’90 (Temple Of The Dog, Soundgarden, Marilyn Manson), fino al pop di Lady Gaga e Duft Punk passando dal classico di Beatles e Fleetwood Mac. Tutte queste contaminazioni scorrono sotto i riff e la potentissima voce della frontwoman Lzzy Hale.

Lzzy è uno dei personaggi più positivi e in prepotente ascesa negli ultimi anni, avendo presenziato ad un numero incredibile di concerti di colleghi come graditissima ospite, ricordiamo ad esempio le apparizioni con Alter Bridge, Stone Sour, Disturbed, Evanescence, Shinedown e tantissimi altri. Ed è lei con il suo volto e la sua ugola a dare smalto e unicità ad una band che altrimenti si perderebbe nel marasma delle decine se non centinaia di gruppi che sgomitano per emergere.

La prima parte di Vicious è impregnata di tutta l’energia che Lzzy sa offrire davanti al microfono, accompagnata dai migliori riff che la band ha saputo produrre negli anni. L’inizio è folgorante, con Black Vultures, la bellissima e forse migliore canzone dell’album Skulls, Unconfortable e Buzz: tutti colossi hard rock che, come impone il genere, si intrecciano a quei momenti melodici che rimangono impressi, alleggeriscono il mood e aprono lidi commerciali altrimenti preclusi.

La voce della Hale permette la coesistenza di queste due forme stilistiche, lo spigolo e la curva, ed è uno dei motivi per cui è così apprezzata nell’ambiente. Chi ha avuto la fortuna di vederla live sa anche quanto ruggente e straripante possa essere sul palco, imbracciando la sua chitarra, sorridendo e urlando senza soluzione di continuità.

Il disco galoppa tra riff e melodie, urla e passaggi di suadenti carezze musicali, dove la punta di pathos, di rassegnazione e malinconico astio nei confronti di un passato oscuro si materializza nella canzone Heart Of Novocaine. Un tributo (solo nominale) ai Judas in Painkiller e per un paio di pezzi l’album perde mordente, compresa la title track che ha il suo punto di massimo e banale splendore nel verso ‘What doesn’t kill me makes me vicious’.

Solo con la finale, bellissima ballata The Silence, si ritorna in carreggiata, grazie a una chitarra acustica che omaggia i Led Zeppelin e accompagna una prova vocale di Lzzy assolutamente maiuscola e indimenticabile. Vicious, troppo lungo di almeno un paio di pezzi, non cambia tipo di gioco, non alza e non abbassa la posta al tavolo del rock alternativo, ma affina e lucida l’artiglieria e l’arsenale già messo in mostra in questi anni. La vera fuoriclasse della Band, Lzzy Hale, comincia stare stretta nel vestito Halestorm, e chissà se in un futuro non troppo prossimo la vedremo come solista.

Credit Foto: Jimmy Fontaine

Voto Album:

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