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Boarding House Reach conferma il talento da vero rocker di Jack White

Il terzo album solista di Jack White Boarding House Reach arriva a quattro anni dal precedente Lazzaretto anticipato da ben quattro estratti che avevano già lasciato intravedere l’incredibile varietà di stili proposti dall’eclettico artista.

White si prende la responsabilità di destrutturare e reinventare i canoni e le convenzioni del rock. Chi più di lui può farlo? È forse l’artista del rock di massa che più incorpora l’immagine di genio sregolato al quale tutto o quasi è concesso. I fan si sono da tempo allontanati da quella dinamica a cui quasi nessuno riesce a sfuggire nella musica mainstream, quella delle aspettative che si oppongono ai propri impulsi artistici di ispirazione. Pochi oramai ascoltano i suoi lavori sperando e cercando qualcosa dei White Stripes dentro. Non solo Jack si scolla da ogni nostalgica pulsione, ma si staglia in un cielo ben lontano dalla superficie delle consuetudini. Non c’è struttura ritornello/ verso o cantato /strumentale /assolo sulla quale appoggiarsi per capire dove si stia andando e in quale direzione.

Boarding House Reach è la testa di Jack White e ascoltarlo è come essere invitati ad entrarci dentro, a proprio rischio e pericolo. Il viaggio è tortuoso e ogni secondo è una rivoluzione che cambia tutto, dalla scenografia alla velocità, il tempo accelera e si avvolge sottosopra, la buca del bianconiglio ci sbatte da tutte le parti e ci ritroviamo sovente a testa in giù, senza però mai essere abbandonati a noi stessi. La mano di White ci tiene ben saldi e il gioco sta nel farsi trasportare inermi, vedere quello che ci mostra, ascoltare e vivere l’esperienza secondo le leggi che lui impone.

Il numero di musicisti e di strumenti che hanno collaborato all’album è impressionante. Dal violino alla tuba, a voci femminili, sintetizzatori, batterie acustiche ed elettriche, trombe, percussioni e Hammond. Ogni canzone è un’esplosione di mille scaglie musicali, che però mantengono (non si sa come) una struttura nel caos. Mai l’ascoltatore ha la sensazione di abbandonare il sentiero, per quanto tarantolato sia l’incedere.

Le bombe rock ci sono e anche nei pezzi più sperimentali ed elettrici spunta sovente un calcio sonoro, che ci ricorda che abbiamo a che fare con uno dei più talentuosi rocker della nostra generazione. La cavalcata funky rock Corporation che richiama lo Stevie Wonder più spericolato è irresistibile, mentre la strana ballata Connected By Love è già un classico. Tanto funk anche nella movimentata Ice Station Zebra e nella sporca Over And Over And Over, anche questa una di quelle che più si avvicinano allo stile di White, se è possibile identificarne uno. Perchè, pur rimanendo in ambito più rock, pezzi come Respect Commander o la strabiliante Get In The Mind Shaft – con i loro suoni elettronici alternati a sonorità funk – non danno nessuna confortevolezza di ascolto, mollano gli ormeggi e portano lontano dalle sicurezze musicali.

Jack White decide di regalare un finale dolce e leggero, affidato al country malinconico di What’s Done Is Done e alla raffinata ballata di piano di Humoresque che accompagna con cautela alla fine di questa roboante esperienza.

Boarding House Reach è l’album che porta al di fuori della confort zone musicale, spiazzando e sorprendendo, puntando forte e vincendo. Chiede totale abbandono e una mente aperta ad ogni sorpresa – ma come ricompensa otterrete molto più di quello che avete dato. Jack White è ancora una volta appagante e maledettamente divertente, il fuoriclasse che farà vincere il rock contro la minaccia della convenzione e della conseguente noia.

Voto Album:

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