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Il nuovo album di Jay-Z è un libro aperto

A quattro anni di distanza da Magna Carta…Holy Grail, Jay-Z ha deciso di mettersi in cattedra riaprendo le porte dell’università del rap a tutti i suoi colleghi. Il suono della campanella devono averlo sentito in molti, perché 4:44 ha riportato dietro i banchi di scuola un cospicuo numero di rapper armati di penna e fogli per prendere appunti.

Il nuovo album è un libro aperto composto da dieci brani che fanno capire in pochi e semplici passaggi come riuscire a spaccare andando a tempo, chiudendo le rime e non abusando dell’autotune. Sfortunatamente, per gli altri, il flow di Jay-Z non lo si può apprendere, è un dono unico. Lo si ha dalla nascita. Un disco simile è oro colato se paragonato a tutte le brutte fotocopie che girano ultimamente nel panorama rap, e non solo. Jay-Z viaggia alla perfezione sul tappeto musicale creato ad hoc dal producer NO ID. Niente trap, ma un vero e proprio riadattamento dei suoni classici in versione moderna. Tre le collaborazioni presenti troviamo Frank Ocean in Caught Their Eyes, Kim Burrell nella titletrack e Damian Marley in Bam.

Se l’album precedente era una vera e propria esaltazione della vita perfetta di un ricco imprenditore di successo, sposato con Beyoncé e cultore dell’arte, in questo 4:44 Jay-Z ci mostra il suo lato umano, con i suoi difetti e problemi. Un esempio calzante è il brano Kill Jay Z. Qui il rapper ammette le sue colpe con Beyoncé e parla del rapporto, ormai ai ferri corti, con il collega Kanye West.

4:44 lascia poco spazio all’immaginazione. In una strofa di Smile, Jay-Z parla apertamente di sua madre Gloria Carter. “Mia mamma ha avuto quattro figli ma è lesbica. Ha dovuto fare finta per così tanto tempo, seguace di Tespi. Ha dovuto restare nascosta, così ha cominciato a curarsi da sola. Dalla vergogna che la società le faceva provare, dal troppo dolore. Ho pianto lacrime di gioia quando ti sei innamorata, Non mi importa se di un lui o di una lei. Voglio solo vederti sorridere in mezzo a tutto quest’odio”.

È strano parlare di sorpresa dell’anno, abbiamo pur sempre davanti a noi Jay Z; arrivare però a 47 anni suonati a giocarsi, molto probabilmente, il Grammy per il miglior album rap dell’anno insieme a Damn. di Kendrick Lamar, di certo non se lo aspettavano in molti.

Inoltre, l’album, rilasciato venerdì 30 giugno in esclusiva streaming agli abbonati Tidal e ai clienti dell’operatore telefonico Sprint, in soli cinque giorni è stato certificato disco di platino. Tutto questo è stato possibile perché domenica, due giorni dopo la pubblicazione, la barriera dell’esclusività è stata abbattuta legalmente.
Un grande numero di copie digitali di 4:44 acquistate da Sprint, infatti, sono state messe a disposizione degli utenti in free download. Ogni download gratuito ha ufficializzato una copia venduta che si è andata a sommare agli streaming sulla piattaforma Tidal (1500 stream equivalgono a un album). In questo modo il platino è arrivato in meno di una settimana. Jay-Z così facendo ha bypassato il sistema, ma lo ha fatto senza intaccare la qualità del suo prodotto; a differenza di altri artisti che riempiono un disco di filler pur di avere più certificazioni possibili tramite la riproduzione in streaming.

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