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Jovanotti è libero di fare quello che vuole e Oh, vita! lo dimostra

Un anno fa a Roma, l’artista sudafricano William Kentridge presentava sul Lungotevere un suo fregio di 550 metri. In una delle tante interviste, Kentridge diceva fondamentalmente che le tecniche di un artista sono due: togliere o mettere. “Se vuoi fare una statua o rimuovi il marmo finché la figura non spunta fuori oppure costruisci uno scheletro e aggiungi materia finché la figura non prende forma”.

jovanotti-album-2017Qualche mese fa Jovanotti comunicava a tutta Italia che il suo nuovo disco sarebbe stato prodotto da Rick Rubin. Mica il primo che passa. Rick Rubin, un genio. Un maestro.
Jovanotti negli anni è uno che ha messo, tanto. Basti pensare al suo penultimo album Lorenzo 2015 CC: 30 canzoni e ben 7 singoli estratti. Tantissimi suoni, canzoni corpose. Bene, Oh, vita! è l’opposto. Togliere per aggiungere senso. È quello che ha fatto Rick Rubin con Jovanotti. Io ora non so se i due conoscano William Kentridge o addirittura abbiano letto le sue parole, diciamo che mi piace pensarlo.

Ben nove delle quattordici tracce presenti nell’album sono pressoché acustiche. Ridotte all’osso, Jovanotti e la sua chitarra. “Una musica semplice in un mondo intrecciato” canta in Sbagliato. Niente di più vero. Una scelta quasi rivoluzionaria nell’era delle classifiche dominate dell’elettropop e dal trap. Nessuna vera hit pensata per le radio nostrane. Canzoni che superano di gran lunga i quattro minuti come peraltro ha fatto Cesare Cremonini, pochi giorni fa, con il suo Possibili scenari. Due album opposti ma con uno stesso messaggio di fondo: possiamo e vogliamo fare quello che ci pare. Smetterla di adeguarsi passivamente alle mode, troppo spesso lontane da una reale sostanza. Un peccato che Universal li abbia fatti uscire nello stesso periodo, mettendoli inevitabilmente in “competizione”.

Oh, vita! è senza dubbio un bell’azzardo. Ma Jovanotti arrivato a questo punto della carriera può permettersi anche un disco tutt’altro che immediato e da ascolto distratto. Per capire fino in fondo le tracce bisogna immergersi negli umori e nei pensieri dell’artista. Bisogna dedicargli del tempo. Il progetto comunque non perde quel lato movimentato e colorato che ha caratterizzato gli ultimi anni di Lorenzo. Penso a Le canzoni, SBAM! e Fame. Tuttavia questi brani, più vicini al passato recente del cantautore romano e sicuramente più adatti a entrare in una possibile setlist del tour 2018, seppur piacevoli stonano nel complesso. Poco in sintonia con la natura sognante e intima del resto dell’album.

Come detto dallo stesso Jovanotti durante la conferenza stampa andata in scena nel suo shop temporaneo a Milano, Rick Rubin non aggiungerà nessuna copia e non potrà mai stravolgere i suoi numeri. Tuttavia Oh, vita! ci consegna un artista disposto a mettersi in secondo piano, capace di superare la propria comfort zone, mettendosi alla prova. Il modo migliore per affrontare e godersi la vita liberamente.

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