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Katy Perry mette da parte la leggerezza, Witness è un netto cambio di direzione

Se dovessi nominare un’artista che negli ultimi anni ha dominato in lungo e in largo le classifiche di vendita e le chart radiofoniche non avrei dubbi. Il primo nome sulla lista sarebbe quello di Katy Perry. Lo dicono i numeri. La cantante statunitense infatti ha recentemente ottenuto ben tre dischi di diamante grazie ai singoli Roar, Dark Horse e Firework. Scontato quindi dire che, a quattro anni di distanza dal successo di Prism, l’attesa dietro al suo nuovo progetto fosse tanta.

Witness, questo il nome del disco, è un progetto coraggioso. Arrivata al quarto album ufficiale, la popstar di Santa Barbara ha voluto riflettere sui cambiamenti della sua vita e sul mondo che le gira attorno, consegnando ai fan quindici brani che possono essere uno stimolo o una fonte di ispirazione. Il tentativo può dirsi riuscito a metà, perché, questa volta, l’ingranaggio perfetto del mondo di Katy Perry ha iniziato a mostrare qualche sbavatura.

Le prime avvisaglie delle difficoltà si erano avvertite subito dopo la pubblicazione del primo singolo Chained To the Rhythm. Il brano che vanta la collaborazione di Skip Marley non ha mai ingranato del tutto, ed è evidente come soltanto poche settimane dopo la sua uscita si sia cercato di correre ai ripari, rilasciando in breve tempo ben due singoli: Bon Appétit e Swish Swish. Il primo vede la partecipazione del gruppo hip-hop Migos (tra gli artisti più richiesti del momento) mentre il secondo vede la presenza di Nicki Minaj.

I tre brani citati sono lo specchio dell’ampiezza musicale e tematica che si può trovare all’interno di Witness. È allo stesso modo palpabile come Katy Perry di colpo abbia messo da parte la semplicità e l’immediatezza, caratteristiche preponderanti dei lavori passati, nel tentativo di porsi agli occhi del mondo come un’artista capace di lanciare messaggi forti e impegnati.
Sia chiaro, l’ora d’ascolto non risulta noiosa, ma il cambio di rotta è pericoloso. Witness nonostante sia un album omogeneo dal punto di vista delle sonorità, non è abbastanza catchy per ambire a essere un disco pop ‘zuccheroso’ da classifica e non è nemmeno troppo rivoluzionario da giustificare questo sorprendente cambio di direzione. È un minestrone con dosi sbagliate.

Se il precedente e confusionario Prism si era salvato grazie alla riuscita di singoli straordinari come le già citate Roar e Dark Horse, un futuro roseo non lo si può di certo auspicare per Witness. Perché scavando a fondo, l’unico brano che potrebbe davvero ridare vita al progetto è Miss You More, una ballata romantica e nostalgica che parla del ricordo del tempo trascorso insieme a un amante passato. Troppo poco forse per una popstar del calibro di Katy Perry.

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