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Il primo album di Kelela è una perla rara

Da sempre l’essere umano mostra una certa paura davanti al nuovo. Siamo frenati da ciò che non conosciamo. Come ben sappiamo, però, una volta superata la diffidenza iniziale, il coinvolgimento è immediato e spesso sconvolgente. Questa premessa è d’obbligo visto ciò che affronteremo, ovvero Take Me Apart, primo album in studio di Kelela.

kelela-take-me-apartAbbiamo davanti a noi la novità. E come detto in precedenza, le novità ci spaventano. Per questo motivo, l’errore da non fare con il disco di Kelela e quello di fermarsi al primo ascolto, anche se dovesse spiazzarvi e/o spaventarvi. Non capita frequentemente di non sapere come reagire, replicare, o semplicemente proferire parola dopo un semplice brano. Take Me Apart si apre con Frontline, canzone dotata di una sensualità disarmante. E attenzione, non è un caso sporadico. Tutto l’album è così: dal primo all’ultimo episodio.

Cinquantatré minuti di godimento puro che rischiano di farti perdere volontariamente la bussola. Il canto seducente e in certi frangenti quasi sussurrato di Kelela, raffigurata in copertina nuda e con il seno coperto solo dai suoi lunghi capelli, ha la capacità di ammaliare. Una sorta di sirena moderna che non ti porta alla morte. A differenza delle sirene raccontate da Omero nell’Odissea, qui l’ascoltatore non deve farsi turare le orecchie con la cera e legare all’albero maestro per non morire di annegamento, ma deve semplicemente lasciarsi trasportare dal suono dei quattordici brani.

Take Me Apart è un album difficile da collocare, servirebbero mille scaffali. L’etichetta giusta per Kelela non c’è ancora. Non fatevi ingannare quindi dalla casa discografica Warp che pubblica il progetto. L’elettronica è soltanto uno dei tasselli che compongono il puzzle. Kelela ricorda per certi versi l’artista di strada Thierry Guetta conosciuto anche con lo pseudonimo di Mr. Brainwash nel film Exit Through the Gift Shop diretto da Bansky. Le opere di Guetta erano fortemente influenzate dagli stili e dalle idee dei vari personaggi incontrati. Mr. Brainwash usava immagini famose, modificandole poi secondo il proprio gusto. ll suo lavoro era una sorta di “scanning and photoshopping”. Il puzzle di Kelela è composto da molte influenze. Ci sono sprazzi di soul, brani come Turn On Dust che portano la mente in contatto con i lavori di Bjork e altri che ricordano personaggi come Janet Jackson. Una sorta di r&b contaminato.

Nonostante Take Me Apart faccia perdere la bussola, bisogna cercare di non perdere la chiara visione delle cose. Va detto quindi in modo sincero e schietto che la strada per un disco del genere è ampiamente in salita. Kelela sarà presente in tutte le playlist degli addetti ai lavori o presunti tali, ma difficilmente in quelle di un ascoltatore “sporadico” e meno avvezzo alle novità.
Mancano i brani catchy puramente da classifica o da top 50 globale di Spotify. Questo ovviamente non è un male ma è l’unico modo oggi, purtroppo, per far conoscere e girare un album. E un possibile classico come questo non merita di stare in panchina.

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