Onstage
lana-del-rey-nuovo-album-honeymoon

La nuova Lana Del Rey di Lust for Life è più serena e moderna

Non lasciatevi ingannare dal sorriso di Lana che trionfa sulla cover di Lust for Life, il quinto album della cantautrice americana, uscito lo scorso 21 luglio. La felicità non è una delle caratteristiche principali dell’arte di Lana Del Rey, che ci ha abituato a canzoni bellissime quanto tristi, complice anche la sua voce – decisamente peculiare – intrisa di malinconia, capace di raccontare sentimenti semplici ma sempre drammaticamente intensi.

No, Lust For Life non è un album allegro, ma è circondato – questo sì – da una maturità nuova, come se, dopo una serie di esperimenti con musica e personalità, Lana fosse giunta a una nuova consapevolezza di sé.

Lana è Lana, ma porre in un lavoro una coscienza precisa implica in un certo senso metterci una buona dose di serenità. Se non musicale, sicuramente artistica. Lo si percepisce tantissimo in queste 16 tracce (non poche!), in cui all’estetica tipica della Del Rey e alle sue capacità narrative si affiancano una serie di collaborazioni stellari, immaginiamo scelte con cura e calzanti, che trovano la loro massima espressione nella produzione dei brani, splendidamente moderna, sebbene la cantautrice riesca poi a riportare tutto verso una patina vintage, che è poi il suo marchio di fabbrica (Lana ha dichiarato di essersi ispirata molto al gruppo The Shangri-Las per il ‘suono’ dell’album).

Troviamo Benny Blanco, ad esempio, nella produzione di Love (uno che va a braccetto con Ed Sheeran, per dire) e il featuring con The Weeknd in Lust for Life, la titletrack. E ancora Stevie Nicks, Sean Lennon e ASAP Rocky: sulla carta sembra un calderone, ma all’ascolto non c’è discontinuità in ciò che Lana ci sta proponendo. Come se la cantautrice avesse allungato la mano e ‘preso’ da colleghi illustri ciò che poteva migliorare e rispolverare il proprio sound, con secchiate di hip hop, di cantautorato contemporaneo e persino – in alcuni casi – di beats trap.

Se per le sonorità va fatto un doveroso inchino a chi ha assistito Lana nel percorso di realizzazione di Lust for Life, per i testi ci sentiamo di dover ringraziare la Del Rey, la cui capacità di trasportarti nel proprio micro-mondo non è mai messa in discussione. C’è tristezza in questo Lust For Life, ma anche una rinfrescante spolverata di positività (Love e Lust for Life, per citare due brani), a cui si aggiungono una serie di riflessioni super partes sul contesto socio-politico statunitense (Coachella – Woodstock in My Mind, God Bless America – and All the Beautiful Women in It), a cui Lana ha ammesso di pensare tantissimo, tanto da volerci spendere qualche parola e qualche nota.

Non è un caso, però, che a dare il titolo all’album sia una delle tracce più serene e che a chiudere la tracklist sia Get Free, la canzone più uptempo dell’album e quella che esprime la voglia di uscire dal ‘baratro’. “A volte penso di avere una guerra nella testa. – canta Lana nell’ultimo brano – Vorrei scendere, ma continuo la corsa. Non ho mai veramente capito di dover decidere se partecipare al gioco di qualcuno o vivere la mia vita. Ma ora lo so. Voglio uscire dal buio”. Ora sì che il sorriso sulla cover assume un senso.

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI