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Tra orgoglio e nostalgia, Liam Gallagher non delude

Caro Liam, so che non te ne fregherà niente, ma devo confessarti che sono uno di quelli che nei derby di famiglia ha sempre parteggiato per tuo fratello. Appartengo alla fazione che sostiene che se Noel non avesse deciso di entrare a far parte della tua band avresti fatto molta più fatica ad affermarti. Sei nato con un dono enorme, ma senza il talento di Noel a supporto non mi hai mai convinto. Sai, quella storia del pane e dei denti.
Tuttavia, un paio di anni fa mi è capitato di sentire dal vivo Champagne Supernova nel corso di un live di Noel, e devo ammettere che ho sentito la tua mancanza; non c’eri, perché mentre tuo fratello scriveva un paio di album dignitosi tu eri impegnato con i Beady Eye che – scusa la franchezza – non hanno lasciato alcun segno.

liam-gallagher-as-you-were-recensioneE adesso mi guardi ostentando la tua proverbiale sicumera attraverso la copertina del primo disco a tuo nome. C’è da dire che non hai mai avuto problemi a metterci la faccia: per te è sempre stato facile. E sarebbe fin troppo facile da parte mia soffermarmi su ciò che non funziona in As You Were: testi leggerini o senza grande senso, melodie prevedibilmente autoreferenziali (i più maligni non mancheranno di osservare qualcosa tipo: “…e quindi copiate”), un’estetica sonora volontariamente datata e senza una vera direzione.
Ma sei fortunato per almeno due ragioni. La prima è il famoso dono di cui sopra: ti trovo davvero in forma, Liam. Non ti sentivo cantare così da molto tempo. La seconda – molto personale, me ne rendo conto – è che alcuni di questi pezzi mi hanno scombussolato le viscere, andando a sfiorare le fragili corde della mia adolescenza.

Allora nonostante sia costretto a soffocare un “And so Sally can wait” mezzo secondo prima che parta il ritornello di For What It’s Worth, le emozioni hanno il sopravvento e alla fine la canto comunque a squarciagola. Anche se dovrebbe essere illegale riprendere la metrica di Supersonic, tu te ne freghi e la incolli sulla strofa di Greedy Soul (che poi sfocia in un ritornello insipido, ma la frittata nostalgica è fatta e continuo a cantare insieme a te). In mezzo a questi due brani piazzi Paper Crown, riuscendo nell’incredibile impresa di farmi pensare per un attimo a David Bowie. Wall Of Glass è un singolo azzeccato, Universal Gleam e I Get By sono tanto banali quanto efficaci, I’ve All I Need chiude con orgoglio.

Sarò onesto Liam: non mi aspettavo nulla, e invece mi ritrovo con una manciata di pezzi gradevoli. Credevo di archiviare la questione con un paio di ascolti, ma mi accorgo di avere passato un intero pomeriggio tra skip e repeat. Continuo a sostenere che As You Were “spolpato” da tutto quello che hanno rappresentato gli Oasis sia ben poco accattivante; ma d’altronde suppongo sia impossibile nascondere un passato così ingombrante. In più ci hai messo la faccia, e questo ti fa onore. Cheers, Liam.

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