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Lil Wayne è ancora un rapper rilevante

Per provare a parlare ma soprattutto spiegare quanto sia importante oggi il nuovo album di Lil Wayne, intitolato Tha Carter V, bisogna tornare un attimo indietro nel tempo. È il 2008, siamo in America, e l’allora presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, fece riferimento a Lil Wayne in un suo discorso, nel quale esortava i bambini a rimanere a scuola e a realizzare i propri sogni attraverso l’istruzione e la perseveranza. “Probabilmente non siete dei grandi rapper. Forse tra di voi c’è il prossimo Lil Wayne, ma molto probabilmente no. In tal caso, dovete continuare a frequentare gli studi”. Un anno dopo, lo stesso Obama, questa volta durante la N.A.A.C.P. Celebration, nominò nuovamente il rapper di New Orleans: “possono anche pensare di avere un buon tiro o un buon flow, ma non tutti i nostri figli possono aspirare a essere LeBron James o Lil Wayne”.

Ricevere attestati di stima del genere non è cosa da tutti. Obama, maestro di comunicazione come pochi, con quelle semplici parole, ma dirette, rivolte ai ragazzi americani, erse Lil Wayne come emblema lucente dell’hip hop mondiale. Weezy era l’uomo copertina per il rap, LeBron del basket. Così come Ronaldo lo poteva essere per il calcio. Stiamo parlando di star assolute. Lil Wayne all’epoca era uno, se non il rapper più forte d’America e di conseguenza del mondo. Le parole di Obama, quindi, calzavano a pennello. Il suo album Tha Carter III la prima settimana vendette, nel 2008, più di un milione di copie. Tre anni dopo uscì Tha Carter IV che, manco a dirlo, fu un altro successo.

In una storia come questa, però, i numeri non sono tutto, forse proprio niente. Perché la figura di Weezy andava oltre. Un’infanzia tormentata (all’età di 13 anni si è accidentalmente sparato da solo con una calibro 44, rischiando la morte), svariati problemi con legge per possesso di sostanze illegali e possesso illegale d’arma da fuoco, il tutto accompagnato da un dono che in pochi ricevono: un flow assurdo. Weezy era quello che ce l’aveva fatta. Era riuscito a ribaltare con le proprie gambe una situazione di partenza non facile.

Ma se i vari LeBron e Ronaldo, oggi, sono ancora lì ai primi posti nei loro campi, lo stesso non si può certo dire di Wayne. E se chiedete a un ragazzino di stilare una classifica con i rapper più influenti del momento, quasi certamente, il nome di Lil Wayne non comparirà tra i primi cinque, esagero, dieci. Come si è arrivati a questo?

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Semplice, a Wayne negli ultimi anni non è stato permesso di gareggiare e di competere a causa di dissidi con il cofondatore della Cash Money Records, Birdman, che hanno bloccato la pubblicazione di Tha Carter V, la cui uscita era prevista addirittura cinque anni fa. Situazione assolutamente deleteria, in un mercato veloce e liquido come quello odierno, in cui se non pubblichi nuovi album immediatamente sei fuori dai giochi, perlomeno quelli del mainstream.

Wayne, sentendosi come un prigioniero, nel 2015 arrivò a far causa Birdman e alla Cash Money Records, accusandoli di stare impedendo l’uscita di Tha Carter V. Pochi mesi fa, finalmente, la vertenza tra Wayne e Cash Money (il rapper chiese un indennizzo di 51 milioni di dollari, ndr.) si è risolta consensualmente. Tha Carter V ora è stato finalmente pubblicato. E dopo tutte queste premesse, è arrivato il momento di parlarne.

Il timore era quello di trovare un Wayne fuori allenamento, con pezzi che suonassero vecchi, e una ricerca sfrenata della hit commerciale. Fortunatamente non è successo niente di tutto questo. Perché Tha Carter V è un disco eccellente, dove ogni pezzo suona diverso e con un Wayne che sputa fuoco dall’inizio alla fine. Al microfono il rapper statunitense è apparso davvero in forma e lo stesso si può dire degli artisti che hanno collaborato. Anche le produzioni non sono da meno. Il merito è tutto dei produttori che, come affermato di recente, hanno continuato negli ultimi tre anni ad aggiornare i brani per renderli freschi e attuali.

In Tha Carter V sono presenti tanti picchi pure a livello lirico: la penna non ha perso smalto e non ci sono solo punchline per far gasare i fan all’interno disco, come sperato dai più tra l’altro.
 Se questo progetto discografico non ha ottenuto cinque stelle è solo perché alcuni dei ventitré brani erano evitabili. Nonostante il disco tenga bene la durata, l’impressione è che dalla traccia numero quindici l’album inizi a calare, concludendosi comunque in modo magistrale con Used 2 e Let It All Workout con il campione di Sampha. Da segnalare, tra le tante canzoni azzeccate, Don’t Cry che prende in prestito il ritornello da Pain = BESTFRIEND del compianto XXXTentacion, Mona Lisa in cui va in scena una vera lezione di flow con Wayne e Kendrick Lamar insegnanti, e Dedicate, dove è presente, verso la fine, proprio Obama.

Tha Carter V è un album pieno di calore e passione di un artista che non ha nulla da dimostrare. Wayne in questi anni di attesa non si è abbattuto, ha continuato a lottare, mostrando quella perseveranza tanto cara all’ex presidente Obama.

Voto Album:

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