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Il secondo album di Lorde è una piacevole conferma

Vi ricordate quando David Bowie definì Lorde come il futuro della musica? L’allora sedicenne cantante della Nuova Zelanda aveva da poco pubblicato Pure Heroine ed era salita alla ribalta del panorama musicale mondiale grazie a un brano potente ed elegante come Royals.

Da quell’attestato di stima, anche abbastanza ingombrante, sono passati quattro anni e il Duca Bianco, lo sanno tutti, ormai non c’è più. Lorde, durante la sua ultima visita in Europa, è stata invitata personalmente dalla famiglia di David Bowie per prendere parte al tributo dedicato all’artista durante i Brit Awards 2016. Oggi Lorde è ancora giovanissima, ha solo 20 anni, e con il nuovo album Melodrama dimostra di saperci proprio fare. Sì, Bowie ci aveva visto bene.

Quello della cantante neozelandese è un disco pop che ci sbatte dritto in faccia il dolore e non lo nasconde per nessun motivo. La tristezza, l’angoscia e il rammarico però non ci arrivano come un pugno nello stomaco. Perché Lorde si confida a bassa voce in modo da permetterci di metabolizzare tutte queste sensazioni. La rottura con il precedente fidanzato ha ispirato l’artista nella realizzazione di Melodrama. E si sente. L’essere soli con i suoi pregi e suoi difetti viene affrontato in modo impeccabile. Sono stati d’animo che tutti hanno provato almeno una volta, e rivedersi nei racconti e nelle gesta dell’artista è facile. Lorde espone, ovviamente, il suo punto di vista, e lo fa in modo sincero e mai arrogante.

Melodrama non è un album cupo, ma è caratterizzato da alti e bassi classici di chi cerca di superare la fine di una relazione. È l’euforia immotivata mista ad attimi di depressione. È la discoteca presa d’assalto ogni maledetto weekend. È il cocktail mandato giù come fosse un semplice bicchiere d’acqua. È l’improvvisa voglia di non uscire mai di casa. Con quello spauracchio di passare una vita intera ballando da soli.

Gli undici brani di Melodrama andrebbero citati tutti. Ma la lista della spesa non renderebbe giustizia a un album curato nei minimi dettagli. È giusto però citare il perfetto singolo apripista Green Light, la ballata Liability in cui Lorde si mostra al pubblico fragile e l’inno Perfect Places, probabilmente uno dei pezzi migliori del lotto. Il tappeto sonoro di Melodrama è corposo, e il brano The Louvre è il perfetto esempio di cosa sia musicalmente il nuovo album. Qui la voce sognante della giovane si lascia abbracciare dal suono di chitarra e dalle percussioni, regalando tre minuti magici.

Le aspettative erano davvero alte e fortunatamente sono state rispettate. Il futuro è suo.

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