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Madonna con Madame X cambia di nuovo le regole del gioco

«Madame X è un agente segreto. Che viaggia per il mondo. Cambia identità. Combatte per la libertà. Porta la luce in luoghi oscuri. È una ballerina. Una professoressa. Un capo di stato. Una casalinga. Un’equestre. Una prigioniera. Una studentessa. Una madre. Una bambina. Un’insegnante. Una suora. Una cantante. Una santa. Una prostituta. La spia nella casa dell’amore. Io sono Madame X».

Nel teaser di lancio del suo quattordicesimo album – in uscita il 14 giugno – Madonna aveva già perfettamente riassunto la filosofia simil-pirandelliana del suo progetto discografico, definendo l’alter ego che è poi il vero fil rouge di tutte le tracce (13 nella versione Standard e 15 in quella Deluxe, con l’aggiunta di Extreme Occident e Looking for Mercy).

Uno, nessuno, centomila. Madame X è, di fatto, uno stratagemma funzionale a spiegare la forte universalità della tracklist, che si ciba di influenze tribali e latine a cui la popstar si è avvicinata dopo essersi trasferita a Lisbona per amore del figlio David Banda (che ha avviato nella città portoghese la propria carriera calcistica). Annoiata dal cambiamento, Madonna ha dunque deciso dopo un po’ di esplorare la città, frequentando artisti, pittori e musicisti. «Organizzano delle sessioni in salotto, a cui può partecipare chiunque – ha raccontato la popstar nella diretta di MTV – si porta il vino, il cibo, ci si siede intorno a un tavolo. E poi improvvisamente i musicisti si alzano e iniziano a suonare e a cantare fado e samba. Mi chiedevo cosa stesse succedendo e pensavo quanto fosse strano per me che gli artisti si esibissero senza essere pagati e solo per passione».

Non c’è nulla però di intimo e casalingo in Madame X. Madonna ha infatti raccolto tutti i suoni che deve aver sentito stupita nelle affascinanti case dei portoghesi per dar vita a un progetto che va persino oltre la sperimentazione, mischiando percussioni e ritmi esotici con basi elettroniche pesantissime e una voce spesso e volentieri stabilizzata dall’abuso di autotune. Nella seconda traccia del disco – Dark Ballet – che segue la già rilasciata Medellìn con Maluma (un omaggio sentito alla città dell’artista colombiano), assoli di pianoforte e musica elettronica si sovrappongono quasi cacofonicamente per poi sfociare in un’assurda quanto imprevedibile versione de Lo Schiaccianoci di Ciajkovskij.

L’inno femminista della popstar – un omaggio dichiarato a Giovanna D’Arco, interpretata nel video dal rapper americano Mykki Blanco – lascia poi spazio alla più maestosa God Control, che tra suoni di spari e violini che aprono le sonorità, finisce per diventare un pezzo dance. Se la dance hall viene però completamente omaggiata dal pezzo già edito con Quavo – Future – la quinta traccia Batuka dà il benvenuto al folk delle isole capoverdiane, con percussioni abbondanti e un finale arricchito dagli archi.

Non siamo neanche a metà disco e Madame X ha già cambiato il suo volto innumerevoli volte, come una scheggia impazzita che, più che racchiudere «l’anima dell’universo» e connettere mondi distanti, sembra rifletterli da uno specchio distorto e pieno di punti di rottura. In Killers Who Are Partying il fado è, ad esempio, protagonista. Ma anche qui Madonna non resiste alla tentazione di aggiungerci una base elettronica che ne fa svanire l’anima acustica e pulita, riempiendo il brano – all’inizio molto lento – di infinite sovrastrutture. Dopo Crave (con Swae Lee), arriva finalmente il primo brano orecchiabile. Curioso che si chiami Crazy, perché sembra quasi che Madonna plachi la sua sete di sperimentazione per fare il punto sulla tracklist. Sì, è pazza, incontenibile, indefinibile.

Dopo Come Alive, che torna ad attingere dai suoni dell’Africa del Nord puntando sulla ridondanza e sulla ripetizione, in Extreme Occident sentiamo finalmente cristallina la voce della popstar, che a più riprese canta di un senso di perdita immanente. La tracklist si apre poi ad altri due featuring, i veri pezzi pop dell’album, gli unici ad apparire ad un primo ascolto dei singoli vincenti. L’omaggio al Brasile arriva con la cover di Faz Gostoso (l’originale è del 2018 di Blaya) cantata insieme ad Anitta: il brano è una vera bomba. Con Maluma Madonna torna invece a cantare una sorta di versione latina di Bitch, I’m Madonna: Bitch I’m Loca (ebbene sì, lo ribadisce) è moderna e attualissima. Con Maluma, insomma, sbagliare sembra impossibile. La tracklist è chiusa dalla ben nota I Rise. Prima, però, c’è un omaggio a se stessa con I Don’t Search I Find, in cui la base è chiaramente quella della celeberrima Vogue, mentre in Looking For Mercy torna una certa ridondanza a corredo di un nuovo senso di perdita e di estraniamento.

Madame X è indubbiamente un viaggio e, nello stesso tempo, un racconto che segue una trama ben precisa, cucita dal produttore Mirwais, che aveva già lavorato con la popstar a Music nel 2000 e American Life nel 2003. Dai tempi di quei due album iconici, però, son passati quasi vent’anni e la sperimentazione è, di fatto, una via probabilmente necessaria per la definizione di un nuovo pop, che porti Madonna su un piano diverso e distante rispetto a quello delle sue ormai numerosissime colleghe della scena. Ecco, il problema del pop è che, in quanto popolare, si evolve a ritmi serratissimi e fugaci.

Madonna va oltre però lo stesso concetto di pop, perché negli anni – più che seguirla – la strada del pop l’ha definita. Stravolgerne le regole all’alba del 2019 era quasi un dovere e un impegno personale, ma la dance sperimentale di Madame X supera il concetto stesso di sperimentazione, sovvertendo qualsiasi regola discografica e radiofonica. Cantare questi brani non sarà semplice e non lo sarà ballarli, ma è pur vero che un album così poteva realizzarlo solo una pioniera indiscussa del genere. Madonna qui più che mai mostra l’assoluta mancanza di terrore nel muovere passi in direzioni completamente opposte al mainstream e della sua dance pop latina sperimentale – piaccia o non piaccia – sicuramente si parlerà a lungo.

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