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Coraggio, pessimismo e melodia: il (gran) ritorno dei Manic Street Preachers

Il coraggio di dire al pubblico pop che qualcosa non va, pubblico che invece fa di tutto per convincersi che tutto vada bene. Definiscono se stessi “malinconici a 360 gradi” i Manic Street Preachers ed è proprio come li ricordiamo, malinconici. E’ così che li ritroviamo in Resistance Is Futile, il nuovo album che segna il loro ritorno dopo Futurology del 2014.

manic-street-preachers-resistance-is-futileResistance Is Futile si reimmette nella corrente musicale classica del gruppo inglese che, accantonate divagazioni acustiche ed elettroniche, decide di indossare abiti a loro più comodi in un momento storico che ha bisogno della loro espressività più potente. Così al servizio di una melodia efficientissima e piacevole e a una orchestralità pop di larghissima gittata, il gruppo veicola le sue tematiche di protesta e di critica. Dopo Trump, dopo la Brexit, in un mondo che sta incrementando progressivamente tutte le sue caratteristiche negative, i Manic Street Preachers riaccendono gli amplificatori e danno fiato ai loro ammonimenti, ai loro raffreschi cupi e negativi vestiti di armonie sempre bellissime.

L’inizio è su questa linea, rock pop dalle melodie stupende ma dai toni aggressivi e negativi, con le ballate People Give In e International Blue, che con l’aggiunta di Distant Colours ci dà l’impressione che non siano passati vent’anni da quel capolavoro pop dal nome This Is My Truth Tell Me Yours. Vivian con il suo piano è più delicata e elegante, aggiunge romanticismo ad un comparto già pieno di emozioni di tutti i tipi. La voce di James Dean Bradfield è meravigliosamente immutata ed è un vero salto nel passato alla seconda metà degli anni ’90 quando il pop britannico dominava le classifiche.

L’album non scende di qualità e continua a presentare episodi estremamente piacevoli di pop leggero e immediato, che nasconde ritratti profondi ed emotivi, come Liverpool Revisited e l’improvvisa accelerazione rock di Sequels Of Forgotten Wars per poi ripiombare nel pop puro di Hold Me Like a Heaven.
Saliscendi rock/pop si protrae fino alla fine dell’album con le chitarre e la velocità di Broken Algorithms, che intercedono al manifesto dell’umore del gruppo A Song For The Sadness e all’assonanza agli U2 della finale e ovviamente negativa The Left Behind.

Pochi altri come i Manic Street Preachers sanno comunicare in maniera così dolce sentimenti come pessimismo e malinconia, uno dei rari casi in cui la tristezza va ricercata e assaporata come occasione di riflessione sul mondo. Sono tornati ispirati e potenti come i bei tempi in cui il pop era colto e poteva essere usato come arma contro l’immobilità sociale, contro l’apatia del popolo. Al termine di Resistance Is Futile prevale la volontà di premere nuovamente ‘play’, pur consapevoli che alla fine dell’ascolto continueremo ad avvertire la sensazione che qualcosa non va dentro, sia di noi, sia fuori.

Voto Album:

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