Onstage
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L’album solista di Mark Morton è una bella sorpresa

Anesthetic di Mark Morton, chitarrista del gruppo heavy metal dei Lamb Of God, arriva come un fulmine a ciel sereno nel panorama musicale mondiale. Insomma, soprattutto qui in Italia non molti al di fuori dei fan del gruppo metal statunitense sanno chi sia Mark Morton, che ha avuto il coraggio di fare quello che molti chitarristi prima di lui hanno tentato con fortune alterne. Il primo singolo che presenta al mondo un progetto fino ad ora rimasto nascosto si presenta con alla voce niente meno che il compianto Chester Bennington, e rappresenta a più di un anno dalla sua morte un materiale inedito di valore inestimabile. Orecchie puntate quindi su un album che probabilmente sarebbe passato inosservato o quasi.

Così inizia Anesthetic, con Cross Off, un pezzo metal cantato superbamente dall’ex cantante dei Linkin Park. Solido e ben calibrato tra riff potenti e melodia, la canzone apre le porte ad un all star album che stupisce per la seconda volta grazie alla lettura della track list e la carrellata di vocalist che hanno unito le forze (e il loro bacino di fan) alla causa. Myles Kennedy, Jacoby Shaddix, Mark Lanegan, Josh Todd, il compagno di gruppo Randy Blythe, Chuck Billy dei Testament. Un modo per esplorare artisticamente l’inesplorato, per il chitarrista, e anche come detto per allargare la sua platea di ascoltatori. Prendendone dal metal alternativo degli Alter Bridge, dai fan più attempati del metal più classico e da quelli ex giovani del fu nu metal, persino dai martoriati amanti del grunge.

Funzionano tutti i singoli esperimenti di un cd che è per struttura estremamente eterogeneo, ma che nella sua totalità di ascolto comunica una sensazione di compattezza e solidità. Vuol dire che tutti i cavalli in corsa vanno nella stessa direzione dettata dal direttore d’orchestra Morton, e non il contrario. Anche se ad un primo ascolto parrebbe il contrario. Perché a parte il già citato pezzo con Bennington che risulta subito una comunione perfetta, grazie anche alla certificata bravura eclettica del cantante, gli altri pezzi si adagiano in maniera sospettosamente facile alle voci ospiti.

Le canzoni. Mi convince Sworn Apart con con Shaddix, già cantante dei Papa Roach. Mi entusiasma, come ogni altra cosa cantata da lui, Axis con Mark Lanegan (il cui impegno mi ricorda non a caso un altro episodio tratto da un vecchio album di voci  all star di un chitarrista, un certo Santana, che con l’aiuto della voce di Everlast produsse Put Your Lighs On nell’album di successo Supernatural del 1999).

Assomiglia molto a un pezzo degli ultimi Alter Bridge Save Defiance, dove come di consueto Myles Kennedy dimostra di essere uno dei primi della classe. Veloce, violenta e spudorata Back From The Dead proprio come il cantante dei Buckcherry Josh Todd che qui sfodera tutte le sue armi. Troviamo anche una voce femminile nella sorprendente leggerezza pop di Reveal cantata da Naeemah Z. Maddox. Blur ospita Mark Morales, un giovane cantante proveniente dai Sons Of Texas (per chi non li conoscesse, e immagino molti, sono dei cloni dei Pantera), dotato di un timbro molto interessante e protagonista di uno degli episodi più riusciti dell’album.

Il coraggio di Morton è evidente anche nell’episodio di Imaginary Days dove addirittura canta, e con risultati notevoli. La bellezza vocale (e non solo) di Alissa White – Gluz degli Arch Enemy si unisce al vocalist dei Lamb Of God Randy Blythe per chiudere in bellezza con un pezzo brutale, che non disdegna un bel ritornello melodico, The Truth Is Dead.

Esperimento riuscito a pochi, quello di emergere dal contesto del proprio gruppo con un album solista, specialmente per i chitarristi. Ricordo il flop di IOMMI nel 2000, che ancora non mi riesco a spiegare, per un album che si avvaleva dei contributi di gente come Dave Grohl, Skin, Billy Corgan, Phil Anselmo, Ozzy, Billy Idol e moltissimi altri. Ci ha provato anche Slash nel 2010 e bisogna dire che quel ellepì è servito più che altro come audizione per trovare il suo cantante di punta della successiva decade, Myles Kennedy, presente anche in questo Anesthetic.

Da anni aspettiamo quello di Jimmy Page che evidentemente non è dotato dello stesso coraggio. Santana ci è riuscito con Supernatural, ma è andata male con il suo album di cover di classici del rock del 2010 Guitar Heaven: The Greatest Guitar Classics of All Time, con contributi di Chris Cornell, Scott Weiland, Scott Stapp, Gavin Rossdale.

Insomma uscire dalla propria confort zone non scontenta né i fan del gruppo di provenienza e nemmeno dei gruppi dei cantanti ospiti. Ma nemmeno li coinvolge in maniera più profonda di un compiaciuto ascolto occasionale, dando a questo tipo di progetti una longevità limitata, contornati da una sensazione di velleità egocentrica e artistica, un sapore di temporaneità. Chissà, forse nessuno di loro crede in fondo a una carriera stabile e continuata del Mark Morton solista, e quindi non riescono a dare ad un album decisamente buono l’impegno e la credibilità che meriterebbe.

Voto Album:

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