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Mary J. Blige rinasce come donna ma non come artista in Strength of a Woman

Nel 2016, dopo 13 anni di matrimonio, Mary J. Blige divorzia dal marito e manager Martin ‘Kendu’ Isaacs senza dare troppo adito alle fameliche riviste di gossip e limitandosi a citare, come motivo principale di una fine considerata comunque definitiva, le solite e un po’ vaghe “differenze inconciliabili”.

Tutto ciò che Mary aveva da dire su un momento così delicato della propria vita l’ha però detto nel suo tredicesimo album – che non a caso si intitola Strength of a Woman (La forza di una donna) – uscito il 28 aprile del 2017. Se vi è capitato di leggere qualche intervista rilasciata dalla Regina dell’R&B capirete tuttavia che il processo di catarsi non è stato così semplice: Mary ha scritto e lavorato al disco mentre la tempesta della fine di un matrimonio si abbatteva su di lei e i contrasti emotivi davano vita a testi confusi, in bilico tra amore e odio, rancore e perdono. Prima di far uscire l’album, Mary è quindi tornata in studio per porre ordine al caos e regalare agli ascoltatori un prodotto coerente, senza più sbavature emozionali, incentrato solo su se stessa e sulla morte e rinascita di una donna matura e consapevole.

Le 14 tracce di questo album racchiudono dunque un processo di ricostruzione e consapevolezza di sé ammirevole (indicativo il fatto che la prima traccia sia infatti Love Yourself, insomma “ama te stesso” prima di tutto), ma – purtroppo per Mary – l’operazione musicale non è di certo nuova. Anzi, va a scontrarsi con progetti simili di altre regine del suo genere, come una certa Beyoncé che nel 2016 ha sfoderato quel piccolo gioiello trans-mediale che è Lemonade, con buona pace del povero e malcapitato Jay-Z.

Mary J. Blige occupa un posto tutto suo nel mondo dell’R&B, un piccolo trono nell’Olimpo delle ‘Divine’ che nessuno sarà mai in grado di scalzare (e in questo senso Bey può a ben diritto dirsi un’allieva), ma sfornare un album nel 2017 rende il paragone tra passato e presente inevitabile e va detto che sono servite a poco collaborazioni illustri come quelle con Kanye West, DJ Khaled, Missy Elliott, Quavo (uno da tenere d’occhio), Prince Charlez e Kaytranada, perché – soprattutto a livello musicale – Strength of a Woman sembra appartenere a un altro tempo. Probabilmente immortale – certo – ma non per questo meno decontestualizzato.

In alcuni momenti viene fuori un’insolita contemporaneità (nel brano Glow Up, ad esempio, intriso di influenze trap), ma la fortissima personalità artistica di Mary J. Blige (ed è un complimento) conferisce all’album una patina da R&B classico, non al passo con gli esperimenti rivoluzionari delle sue colleghe più giovani, capaci di fare il salto tra lezione e sperimentazione.

Eppure, non tutti devono pensarla come me, visto che il singolo apripista dell’album – Thick of It – ha permesso a Mary di raggiungere per la prima volta la vetta della classifica americana ‘Adult R&B Songs’, dove è rimasta per 16 settimane consecutive. E alla poca convinzione nei confronti di questo prodotto, risponde direttamente Mary nel brano Survivor: “Continuano a dirmi – canta – ‘Mary, è finita’, hai fatto la tua corsa, ma guarda i numeri. Forse dovresti solo mollare, ma ormai ho quasi finito il capitolo e nessuno può tenermi lontana da cosa sarò dopo, perché la strada che ho fatto è lunghissima e ora mi vedo chiaramente”. Insomma, Mary resta nel suo mondo e – dopo tutto – può anche permetterselo.

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