Onstage

Ghosteen è il nuovo capolavoro di Nick Cave

Ghosteen è il nuovo capolavoro di Nick Cave, un affresco dove vita e arte si sovrappongono. Un contesto comunicativo a più livelli con il quale Cave ha impresso tutta la parte finale della sua carriera.
Ho ancora in mente le immagini di un Nick Cave totalmente diverso da quello che avevo idealizzato, ascoltandolo negli anni, e chi mi sono trovato di fronte al suo concerto. Un artista benevolo che allunga le mani verso il suo popolo, che ha fisicamente portato al suo fianco sul palco del Mediolanum Forum, in quel 2017 che aveva visto uscire Skeleton Tree, commiato doloroso ed elegia funebre in onore del suo figlio adolescente Arthur morto nel 2015. Ghosteen, come intuibile dal titolo, è la continuazione narrativa di quel lungo lasciar andare. Un dolore che Cave desidera condividere e raccontare con intenzioni curative, in linea con un altruismo artistico che diventa in questo album principale, lasciando ogni elemento ritmico fuori dal contesto etereo.

Questo club esclusivo della condivisione ha una sua estensione web nel sito https://www.theredhandfiles.com/ dove i suoi fan possono condividere idee e soprattutto problemi, insicurezze, dolori. Così il potere salvifico della musica di Nick Cave rompe i confini, e diventa una specie di raggio di sole che sgrava e purifica chiunque ne venga irradiato. E’ proprio la copertina del nuovo Ghosteen a dare l’idea, a dire il vero un po’ kitsch, di questa dimensione di leggerezza panica, di sollevamento dalle forze oscure e dalle tenebre dell’oblio che la morte comporta.
Oggi non saprei dire quando esattamente la figura di Cave sia cambiata radicalmente da un’oscura ombra di negatività e presagi a quella che è oggi, così consolatoria e faro guida per molti. Di certo la trilogia che questo album conclude e iniziata con Push The Sky Away, senza dimenticare il documentario One More Time With Feeling, passando ovviamente per Skeleton Tree, ha avuto un ruolo decisivo.

Vi invito a leggere il blog, non fosse altro che per ammirare come viene esorcizzato abilmente ogni demone dei suoi fan. In questi giorni sta facendo il giro del web la risposta sentita e articolata che ha dato proprio ad una giovane seguace italiana, che odia la sua immagine riflessa. Riflessa sia allo specchio che nell’idea sociale che la circonda, creandole un vuoto pneumatico intorno. Cave affronta questo problema e altri quali solitudine, alienazione, insicurezze, con la stessa tecnica. Grazie ad una dialettica che in maniera naturale si fa da poetica a prosaica, immerge i problemi dei singoli in un calderone condiviso, demolendo così in modo geniale sentimenti di solitudine e di distacco dalla società, creandone di fatto un’altra che la sostituisca e che faccia sentire i suoi fan parte di qualcosa. Utilizzando uno degli strumenti che più caratterizzano i nostri tempi, internet.

Si rivela così un poeta sopraffino e un comunicatore quanto mai efficace e al passo con la contemporaneità, e facendo del suo nuovo album Ghosteen una colonna sonora ideale a questa terapia di gruppo. Uno strumento efficacissimo per imparare a fare una delle cose più difficili che l’uomo abbia mai affrontato nella sua esistenza, quella di imparare a dire addio. Imparare a capire e interiorizzare il concetto di morte, senza per forza doversi immaginare un mondo alternativo o superiore dove continuare un qualche tipo di esistenza.

Ghosteen è da raccontare concentrandosi maggiormente sui temi, perché musicalmente Nick Cave si è spinto verso la punta massima del suo minimalismo sonoro. Ogni canzone è sorretta da un manto etereo di situazioni sinfoniche e di piano, che altro non fanno se non creare un sottofondo di bellezza pura, dove le parole e le figure offerte dall’espressionismo di Cave possono spiccare in tutta la loro maestosità emotiva. Queste pennellate di scenografico sottofondo sono imputabili al soft folk cameristico di Warren Ellis, membro fisso dei Bad Seeds.
E’ grazie alla risposta di Nick ad un certo Joe sul blog della Mano Rossa che il mondo ha saputo della venuta del nuovo album e di come è tematicamente strutturato. Anche questa comunicazione diretta e senza intermediari dei dettagli tecnici del nuovo lavoro è una nuova prospettiva rivoluzionaria che pone il dialogo con i propri fan al centro dell’universo musicale.

Dear Joe,
You can expect a new album next week. It is called Ghosteen. It is a double album. Part 1 comprises of eight songs.
The Spinning Song
Bright Horses
Waiting For You
Night Raid
Sun Forest
Galleon Ship
Ghosteen Speaks
Leviathan
Part 2 consists of two long songs, linked by a spoken word piece.
Ghosteen
Fireflies
Hollywood
The songs on the first album are the children. The songs on the second album are their parents. Ghosteen is a migrating spirit.
Love, Nick

Emergono da queste parole alcuni temi portanti, quale la ricorrente trinità identificata in varie figure allegoriche, che però si ricollegano sempre a quella ideale di uomo, donna, bambino. Tutto è quindi unificabile nel macrocosmo del sentimento di amore.

In queste undici tracce il confine tra vita e morte si fa sottile come carta velina, una demolizione necessaria per avvicinarsi allo spirito errante (migrating spirit) quale è diventato il suo figlio perduto. In Spinning Song la trilogia figurale di cui sopra è identificata in Elvis, la sua Priscilla e un uccellino con una sola ala. Prima tra le molte figure allegoriche dell’album in cui si ambisce alla pace, un giorno, come traguardo da conseguire come ricompensa di una vita di sofferenze.

Waiting For You sublima al massimo la mancanza generata dalla perdita, aspettando un ritorno impossibile in questa vita terrena, ma non in quella dell’arte. Rincarata la dose nello struggente desiderio idealizzato nell’arrivo di un treno in Bright Horses. Come spiega così colloquialmente Nick nel suo blog al fortunato e sconosciuto Joe, ma al contempo in maniera precisa e completa, l’album è suddiviso in due grandi suite, l’una dedicata ai figli e l’altra ai genitori.

Sun Forest offre un’esplosione di figure e immagini, in un passo quasi biblico che vede cavalli dalla criniera in fiamme, spirali di bambini volteggianti che salgono al cielo, alberi lucciole e farfalle incenerite. Il tutto come rappresentazione della caducità della vita e della bellezza, in questa moltitudine che si innalza e scompare bruciando dentro il sole. Così come i galeoni che nel nebbioso cielo mattutino si allontanano e scompaiono all’orizzonte in Galeon Ship.
Nella sezione dedicata ai figli ecco la title track, un’impresa sinfonica dalla durata fuori standard e fuori schema, e che infatti si regge quasi come operetta solitaria dove Cave enuncia una poetica sull’amare al di là del possedere, al di là dei sensi basilari quali vista, tatto (There’s nothing wrong with loving something you can’t hold in your hand).

‘Sto solo aspettando che arrivi la mia ora’ dice in Hollywood, e a fine album percepiamo un confine davvero labile tra il vivere e l’esistere al di là della percezione. Ghosteen è uno spirito errante che per la durata di un’ora danza sopra il palmo della nostra mano, grazie al quale Nick Cave compie il miracolo di trasformare temi da sempre tabù per la razza umana in perni per risalire la china, in tasselli luminosi per uscire da tunnel potenzialmente letali. I semi malvagi sono sbocciati in un nuovo corso messianico di positività e redenzione lenitiva. Ghosteen non è un album facile e non è adatto ad ogni occasione, come il completo scuro che ormai sembra una seconda pelle di Nick Cave, ma che ora ci appare un po’ meno minaccioso, un po’ meno inarrivabile. Un poco più dalla nostra parte, la parte della vita.

Voto Album:

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