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One Ok Rock: cambiare pelle senza tradire la propria essenza

Per i One Ok Rock è arrivato il momento di farsi conoscere da tutti, anche da chi non è stato toccato da Ambitions, disco del 2017 che ha visto aprirsi un nuovo e importante capitolo per la band nipponica, data la visibilità internazionale a cui per la prima volta i Nostri sono stati esposti. E il biglietto da visita per entrare nelle playlist e negli ascolti del maggior numero di utenti possibile si chiama Eye Of the Storm.

Il nono album del quartetto nato a Tokyo nel 2005 e composto dal cantante Taka, dal chitarrista Toru, dal batterista Tomoya e dal bassista Ryota, rappresenta una nuova sfida per una formazione acclamatissima in patria, ma che appunto già con Ambitions e l’ancora precedente 35xxxv (2015), ha deciso che fosse arrivato il momento di sfondare anche oltre i confini del Sol Levante, trovando un nutrito seguito soprattutto negli Stati Uniti grazie al loro J-rock dalla presa immediata, che trova la sua dimensione ideale in particolar modo in sede live (e lo dimostrano i numerosi sold out che la band ha raccolto e sta tuttora conquistando in tutto il mondo).

Per passare alla fase successiva, ai Nostri non restava altro che lasciare da parte le chitarre e le urla a favore dei ritornelli sempre più catchy, dell’elettronica, delle melodie orecchiabili e delle power ballad radiofoniche, mettendo sul piedistallo non più i Linkin Park di qualche anno fa ma piuttosto 30 Seconds To Mars e Imagine Dragons, in una raccolta di potenziali hit e di piccoli inni motivazionali all’ottimismo e alla voglia di vivere e divertirsi che porta il nome appunto di Eye Of the Storm, e sui quali brillano in particolar modo il singolo Stand Up Fit In, il ritmo contagioso di Change, i cori alla Leto di Push Back e il featuring della vocalist Kiiara (che faceva già da contraltare a Chester Bennington in Heavy, uno degli ultimi singoli dei LP) nella romantica ballata In the Stars.

L’ultimo arrivato in casa One Ok Rock è quindi decisamente il lavoro più pop della band, ma non mancano i momenti i cui Taka e soci tirano fuori le unghie e i denti in omaggio alle proprie origini, come l’energica title track e la conclusione scoppiettante di The Last Time, in un’ideale cerchio che si apre e si chiude all’interno dell’album stesso, a riprova del fatto che i Nostri, pur volendo spingersi oltre i propri limiti, non avessero alcuna intenzione di tradire la propria essenza e il proprio spirito a favore del mero successo commerciale.

Eye Of the Storm è il lavoro più accessibile del combo giapponese, e sicuramente è un’opera studiata nei minimi dettagli (a partire dalla produzione a prova di bomba) per raggiungere un pubblico sempre più vasto e non necessariamente amante del J-rock (o delle sonorità rock in generale), ma non per questo fredda e poco coinvolgente. Pur consapevoli del rischio di perdere un’identità molto solida e riconoscibile, corroborata da quasi quattordici anni di carriera, i One Ok Rock riescono a ibridarsi in sonorità per molti versi inedite rispetto al passato, riuscendo nell’intento di sentirsi a proprio agio e di intrattenere l’ascoltatore, senza per questo perderci in qualità.

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