Onstage
poppy-2020

Tra non molto sentirete parlare parecchio di Poppy

Mentre all’estero magazine e fan si scannano sul vero significato nascosto dietro ai video apparentemente senza alcun senso di Poppy, o alle vicissitudini legali che riguardano lei e il suo co-ideatore Titanic Sinclair, Moriah Pereira (questo il vero nome dell’artista classe 1995, esplosa su YouTube negli anni scorsi), pubblica il suo terzo album. In Italia si sa a malapena che ci sarà una data live (25 marzo in Santeria a Milano) e quasi null’altro. Ma dato che l’onda che trasporta sulla propria cima il culto che la circonda sta diventando sempre maggiore, è forse il caso di prestare attenzione a quanto si muove là fuori.

Non è dato sapere se prima o poi Poppy possa beneficiare di una spinta simile a quella che, un annetto fa, ha portato Billie Eilish dall’underground al dominio assoluto delle cronache musicali.
Tuttavia alcuni punti di contatto tra le due in termini di sound sono abbastanza evidenti. I drop e i momenti più smaccatamente elettronici dei pezzi contenuti in I Disagree possono in un certo modo avvicinarsi alle coordinate di Billie.
Aggiungete a questo una base di pop tradizionale che diventa spesso e volentieri bubblegum pop (retaggio dell’immagine e dei lavori precedenti), quindi derivazioni alternative rock e pseudo-metal (qualcosa di simile a quello che fanno le Babymetal), shakerate con i già citati drop ed echi industrial (Manson ma anche NIN) senza tralasciare quanto l’elettrorap dei Die Antwoord ci aveva già insegnato su Ten$ion (2012, sentite Bloodmoney per capire cosa intendo), per avere un quadro riassuntivo della stramba proposta che Poppy regala al pubblico in questo avvio di 2020.

I cambi di scenario e di umore all’interno delle tracce sono spesso imprevisti e volutamente forzati (cfr. Concrete e Bite Your Teeth con però un pachidermico breakdown conclusivo), così come la vocalità di Poppy, che spazia da un brano sostanzialmente innocuo come Sick of the Sun fino alla delirante opener Concrete e successiva title track. La chiusura con Don’t Go Outside è forse la traccia più lineare del lotto.

Il polpettone è abbastanza inoffensivo per chi è abituato da anni ad ascolti disparati. Ma potrà sembrare appetitoso per chi è giovane e passa senza soluzione di continuità da uno streaming all’altro. Di certo c’è un’originalità di fondo e un discreto coraggio, la popolarità che sta crescendo intorno a Poppy la aiuterà ulteriormente nella diffusione del suo verbo. E se anche un colosso come la WWE l’ha già ospitata all’interno del proprio show televisivo NXT, significa che di carne al fuoco ce ne potrebbe essere in misura ben maggiore a quanto si sia capito fino a questo momento.

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