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Beerbongs & Bentleys di Post Malone è una grande occasione sprecata

Beerbongs & Bentleys, il secondo album ufficiale di Post Malone che arriva a due anni di distanza da Stoney, è l’ennesima playlist hip hop di cui si poteva fare anche a meno. I dischi nel 2018 non hanno più senso è chiaro. Mettiamoci il cuore in pace. Vengono pubblicati, nove volte su dieci, solo per portare a casa qualche certificazione e permettere all’artista di partire in tour.

Ma come deve essere un disco per funzionare nel ventunesimo secolo? Per prima cosa deve esserci la hit di successo, senza il pezzo forte non si va da nessuna parte. Post Malone in questo è un maestro al pari di Drake ed è stato anche abbastanza fortunato. Prendete Rockstar. È una canzone sostanzialmente standard per i canoni trap odierni eppure ha totalizzato quasi un miliardo di streaming su Spotify.

Quando hai in mano un successo del genere, l’hype è alle stelle. Tutti si aspettano il disco. Allora ci si chiude in studio e si cerca nel minor tempo possibile di terminare più pezzi, al fine di realizzarlo. Non bisogna perdere troppo tempo perché un artista X può sempre arrivare dal nulla e rubarti tutte le attenzioni del caso. E di riflesso i soldi.
Nonostante la gente non abbia più il tempo per mettersi lì ad ascoltare album, le release devono essere lunghe e possibilmente con molti brani, in questa occasione diciotto. Perché oggi i cd non si vendono più, ma si ascoltano in streaming e quindi più brani metti più ascolti fai più dischi immaginari vendi. L’equazione è abbastanza semplice. I pezzi inoltre per funzionare devono differenziarsi tra loro, non devono proprio c’entrare nulla l’uno con l’altro. Scordatevi i concept. Bisogna accontentare tutti. Ed ecco un po’ di trap in Rockstar e Psycho, un pezzo che strizza l’occhio al funk come Same Bitches, la ballata Stay, quello con l’ospite che anche i muri conoscono (Nicki Minaj) in Ball for me, quello più pop come Better Now e via discorrendo.

Ultimo ma non ultimo, nel disco non bisogna dire nulla. Deve solo suonare bene. E ad ammetterlo è lo stesso Malone che interpellato da una testata polacca ha sostanzialmente fatto sapere che “ci sono canzoni hip hop bellissime in cui si parla di vita, si raccontano storie vere, ma ora come ora non c’è molta gente che lo fa. Quando ho voglia di riflettere, pensare e piangere un po’ mi ascolto Bob Dylan”. Per avere successo bisogna omologarsi agli standard previsti dal sistema. Gli ascoltatori passivi poi faranno il resto, smontando e rimontando l’album manco fosse un mobile dell’Ikea e contribuendo a far salire il contatore degli ascolti, grazie alla creazione di playlist ad hoc che aiuteranno ugualmente al raggiungimento del tanto agognato disco d’oro e platino.

Post Malone piaccia o non piaccia è l’artista del momento. Beerbongs & Bentleys nonostante tutto è l’album/playlist perfetto per questi tempi e sicuramente sbaraglierà qualsiasi tipo di record.
Tuttavia spiace constatare che anche il numero uno della piazza si faccia condizionare dal mercato e non imponga lui stesso le regole del gioco. I presupposti per fare un classico c’erano tutti. Peccato.

Voto Album:

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