Onstage

Il nuovo album dei Public Enemy si scontra con il presente

Usciva 30 anni fa il primo disco dei Public Enemy. Non c’erano iPhone, non c’era Spotify e la gente doveva letteralmente uscire di casa per comprare la musica. Chi scrive questo articolo, poi, 30 anni fa non era nemmeno nei migliori sogni di quelle persone che, con il passare del tempo, avrebbe chiamato mamma e papà.

Parlare ancora oggi dei Public Enemy, arrivati con il nuovo Nothing is Quick in the Desert al loro 14esimo album in studio ha un certo fascino. Il progetto è stato distribuito gratuitamente e senza troppo preavviso su internet a dimostrazione del fatto che i tempi cambiano proprio per tutti. “Grazie di tutto, questo è per voi”, ha scritto sui profili social Chuck D per annunciare a sorpresa il disco.

È doloroso dirlo, ma alla fine è inutile girarci attorno. Per la massa oggi i Public Enemy sono un museo d’archeologia. Prestigioso certo, ma pur sempre un museo. Difficile, per non dire impossibile, sentire dagli impianti audio delle auto un loro pezzo. Ancora più difficile trovarlo in una delle innumerevoli playlist presenti sulle piattaforme streaming.

Il rap negli ultimi anni è in continua evoluzione ed espansione, tanto da essere diventato il genere più ascoltato negli Stati Uniti, riuscendo a scavalcare persino il rock. Avere un pubblico perlopiù giovane, in grado di adattarsi come un camaleonte alle mode del momento, aiuta.

Oggi un canto di protesta come quello dei Public Enemy, accompagnato da produzioni altamente ruvide e vintage si scontra inevitabilmente con il filone trap, capace di riempire i club come non mai. Il fenomeno trap ha notevolmente tolto potere alle liriche dei rapper, diventate con il passare del tempo sempre più scarne e ripetitive. È strano dirlo ma i testi pieni zeppi di parole del gruppo che ha fatto la storia del genere, nel 2017 sono uno scoglio quasi intramontabile da superare.

Nothing is Quick in the Desert nonostante tutto è buono. Perché pezzi come Smash the Crowd, So Be It e Toxit funzionano e ti fanno muovere la testa dall’inizio alla fine. Ma dopo un buon ascolto non sei più invogliato a riprenderlo nuovamente. Oltre ai pezzi già citati, bisogna segnalare, infine, l’ultima traccia dell’album Rest In Beats (Part 1 & 2). Una dedica toccante rivolta a tutte le leggende dell’hip hop finora scomparse: fra gli altri Notorious B.I.G., Heavy D, Eazy E e Lisa Left Eye Lopes.

I Public Enemy resteranno per sempre un nome rispettato e ci mancherebbe altro. Loro sono la storia, ma la storia è sinonimo di passato e oggi purtroppo o per fortuna il presente parla un’altra lingua.

Voto Album:

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