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Robert Plant è oramai libero da ogni fantasma

A differenza dell’amico Jimmy Page, sostanzialmente in attesa di riformare i Led Zeppelin dall’uscita di Coda ad oggi, Robert Plant, fin da principio, fece di tutto per allontanarsi il più possibile dal proprio mito e, forse, da tutte le tragedie che ne avevano accompagnato i trionfi.

robert-plant-carry-fireDopo un inizio in cui le canzoni dei Led Zeppelin nemmeno venivano inserite in scaletta, Plant è riuscito lentamente a fare pace con quella parte del suo cammino, riavvicinandosi a quel repertorio a metà degli anni novanta ed infine, negli anni zero, rendendo possibile il sogno di tutti coloro che volevano rivedere il dirigibile volare. L’ultima parte della sua carriera non è altro che il risultato di un equilibrio trovato con molta fatica, una sorta di grande summa di tutto quanto sperimentato nel corso della propria vita.

Una parte della carriera iniziata tuttavia, per chi scrive, proprio ai tempi dell’Unledded di Mtv. Riascoltando a ritroso tutti i suoi album degli anni duemila, infatti, la sensazione è proprio che Plant abbia trovato la sua strada a metà tra i solchi (semi) acustici di Led Zeppelin III e quelli della world music, in particolare in tutti quei suoni provenienti da diverse regioni dell’Africa.

Quella che ai tempi era sembrata una semplice infatuazione, ma che in realtà tanto lui che Page avevano sempre avuto, è esplosa definitivamente nel nuovo millennio, in un’alternanza di ottimi album di cover e di una manciata di inediti (da recuperare lo splendido Mighty Rearranger), che oggi giunge forse al suo pieno compimento.

Logico successore di Lullaby….And The Ceaseless Roar, Carry Fire ci riconsegna un Pearcy in splendida forma, ispirato e a proprio agio con sonorità che ormai gli appartengono totalmente. Se una volta il non voler scimmiottare se stesso implicava uno sforzo cosciente, che talvolta finiva per tracimare qua e là, ora è chiaro che Plant sia libero da ogni fantasma e si senta libero di fare ciò che più ama. Facendolo dannatamente bene.

Il duetto con Chrissie Hynde dei Pretenders impreziosisce la cover di Bluebirds Over The Mountain, ma è l’alchimia con gli ormai veterani Sensational Space Shifters a rendere ogni cosa così familiare da farti credere che il buon Robert non abbia mai fatto nulla di differente nella vita. Con buona pace del povero Pagey.

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