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SALMO-MILANO-15-DICEMBRE-2016

Salmo con Playlist entra di diritto tra i big della scena musicale italiana

Scrivere la recensione di un album italiano che ha fatto registrare più di venti milioni di streaming in soli due giorni su Spotify è la cosa più anacronistica che si possa fare nel 2018. Anche più di chiudere i negozi la domenica. Scherzo, non così tanto. Poi qualcuno ci crede davvero.

La verità, e qui sono serio, è che vi siete già fatti tutti un’idea di questo album, e nessuno ve la farà cambiare tantomeno il sottoscritto. Per alcuni Salmo ha fatto il disco dell’anno, mentre per altri questo è l’album peggiore della sua intera discografia. Bianco e nero. Nessuna via di mezzo. Altri ancora staranno già pensando al prossimo lavoro.

Arrivato alle vette grazie a un preciso modo di creare business, che si lega a un preciso modo di fare musica, e a un preciso modo affatto standardizzato di gestire le proprie uscite e i propri tour, Salmo è riconoscibile, così come tutto l’immaginario Machete, e non è la copia di quello o quell’altro.

Invece ci sarebbe tanto da dire. Soprattutto capire in che modo Salmo sia diventato a trentaquattro anni, e senza un flow dalla cadenza milanese, il volto del rap italiano. Riconosciuto da grandi e piccini. Uno che è sulla strada giusta per diventare l’uomo copertina della musica italiana. Perlomeno quella moderna. Il tutto non mettendo mai piede nei salotti buoni della televisione.

Arrivato alle vette grazie a un preciso modo di creare business, che si lega a un proprio modo di fare musica, e a un modo non standardizzato di gestire le proprie uscite e i propri tour, Salmo è riconoscibile, così come tutto l’immaginario Machete, e non è la copia di quello o quell’altro. 

Vi dice qualcosa il video promo su Pornhub? E l’esibizione in centro a Milano travestito da clochard? Per non parlare degli acrobati che si sono esibiti sui Navigli sempre a Milano, volteggiando e restando sospesi davanti a un cartellone pubblicitario dell’album stesso.

Si può promuovere il proprio lavoro e arrivare a un enorme numero di persone in modo diverso, oggi, senza dover per forza ripetere a menadito la solita tiritera del post fatto in una certa forma sui social, seguito dal trailer del singolo e via dicendo.

Per quanto riguarda Salmo poi nulla è lasciato al caso. A partire dalle frecciatine mirate nelle interviste, atte ad animare i siti di informazione italiana. Uno che in un solo giorno riesce a far venire i due minuti a Matteo Salvini e Biagio Antonacci, che va detto ha fatto un video di risposta epico su Instagram, ha decisamente vinto tutto dal punto di vista della comunicazione. Non c’è dubbio.

salmo-playlist-2018

Playlist, questo il nome del nuovo progetto discografico del rapper sardo, arriva a due anni di distanza dal precedente Hellvisback e molto probabilmente sarà l’ultimo disco fisico di Salmo.
Perché l’industria musicale, come la conoscevano i nostri padri, ha cessato di esistere da tempo. Oggi il mercato, qualora ci fosse un vero mercato, è solo liquido. I dischi non si vendono più. Streaming su streaming, hype su hype. Condividere e ricevere like. Le entrate maggiori per gli artisti, tralasciando gli sponsor, arrivano solamente dai live. In questo ambito Salmo, manco a dirlo, è uno dei migliori esponenti da andare a sentire.

E il disco è pensato proprio in quest’ottica. Tutte le strumentali, infatti, suonano come dio comanda, sviluppate per creare il panico nei palazzetti (andati sold out prima dell’uscita del disco, ndr.), dove Salmo si esibirà per la prima volta a dicembre. Già mi immagino poghi allucinanti durante PMX e la skit Tiè, per non parlare di Ho paura di uscire.

Uno che in un solo giorno riesce a far venire i due minuti a Matteo Salvini e Biagio Antonacci, che va detto ha fatto un video di risposta epico su Instagram, ha decisamente vinto tutto dal punto di vista della comunicazione.

Tredici tracce complessive, impreziosite dalle collaborazioni di Fabri Fibra, Nitro, Sfera Ebbasta, Coez e Nstasia, tenuti nascosti persino nella tracklist fino alla pubblicazione,
 e una durata totale (38 minuti) in linea con le uscite urban di questo 2018. Playlist è un disco breve ma facilita i replay che male non fanno in un mondo di numeri e certificazioni. Metteteci anche che la gente non riesce più a reggere canzoni dalla durata di tre minuti e il gioco è fatto.

Playlist pur essendo non clamorosamente ispirato a livello lirico, a parte qualche sprazzo eccellente all’interno di Lunedì, è uno dei migliori lavori di quest’anno, soprattutto per quanto riguarda le produzioni, in cui quasi sempre è presente la mano dello stesso Salmo.

Se Perdonami e 90 min le conoscono a memoria tutti, sorprendono brani come Lunedì, ispirato sia nella strumentale che nel flow a Everybody Dies in Their Nightmares di XXXtentacion, Il cielo nella stanza che evidenzia il lato romantico di Salmo (ma attenzione a definirla la sua prima canzone d’amore, ascoltatevi Vestito di spine e Faraway), Stai zitto ovvero l’episodio più rap del disco con strofe di livello da parte di Fibra e del suo padrone di casa e, infine, la già citata PXM che oltre al sound farà parlare per la dedica, se così si può definire, ad Asia Argento (“se penso ad Asia Argento sono ricco dentro perché manco se mi paga glielo ficco dentro”).

Insomma, il successo di Salmo non è arrivato per caso. È frutto di programmazione e duro lavoro. Playlist è un altro tassello che si aggiunge a un mosaico fin qui quasi perfetto. E non consideratelo più come un outsider. Da venerdì Salmo è un assoluto big della scena musicale italiana.

Voto Album:

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