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Sfera Ebbasta con Rockstar porta il rap italiano nel mondo

È dall’uscita di XDVR, tre anni fa, che nell’ambiente si sente dire come una cantilena che “Sfera Ebbasta non ha argomenti, dal prossimo lavoro scompare”. Sfera invece nel 2018 è ancora qui e più in alto che mai. A due anni di distanza dal suo disco omonimo e dopo un 2017 pieno di successi, il trap king è tornato con Rockstar. Undici brani prodotti dal fido Charlie Charles, compreso il singolo triplo platino Tran Tran, capaci di racchiudere al meglio l’immaginario di un ragazzo partito da Cinisello e arrivato in pochissimo tempo a essere il punto di riferimento della scena rap italiana all’estero.

sfera-ebbasta-rockstar-copertinaRockstar è stato pubblicato in due versioni: una per il mercato italiano e una per quello internazionale. Nella prima sono presenti le collaborazioni di DrefGold e di Quavo dei Migos, mentre nella seconda si aggiungono i feat. di Miami Yacine, Tinie Tempah, Rich The Kid e Lary Over. Nomi grossi, quello di Quavo su tutti. Probabilmente il feat. internazionale più importante del rap italiano fino a questo momento, perché il membro dei Migos è attualmente uno dei pezzi da novanta della scena mondiale e non un rapper in declino.

Le tematiche di Rockstar non sono poi così distanti da quelle affrontate nel precedente album. Qui Sfera è consapevole di avercela fatta e ci tiene a rimarcare il concetto più e più volte. È un disco happy trap, prodotto magistralmente da Charlie Charles che si conferma ancora una volta uno dei produttori più a fuoco della scena. Brani come Cupido e, la non troppo edificante, Sciroppo sono sicuramente gli esempi che definiscono al meglio lo Sfera pensiero. Sciroppo e Sprite, alcool ed erba, belle donne e collane d’oro, niente di molto lontano rispetto ai temi trattati abitualmente dagli altri rapper italiani.

Sfera liricamente non è di certo un mostro e quello di essere ripetitivo e avere pochi argomenti e innegabilmente il suo punto debole. Va detto però che Sfera non ha mai avuto la pretesa di essere un rapper conscious che ti spiega la vita e parla di filosofia. Aspettarsi da lui certi messaggi profondi vuol dire averci capito poco del personaggio. È come andare al McDonald’s e credere di trovare l’uovo di Cracco. Il neolaureato alla cassa ti dirà che sei vuoi l’uovo di Cracco devi andartelo a mangiare da Cracco, mica in un fast food. Il concetto è semplice. Sfera va preso per quello che fa e soprattutto per quello che è, ovvero un hitmaker naturale.

A questo tema si legano le parole di Famous Dex, uno dei principali volti della new wave america, che qualche tempo fa parlando dell’attuale scena rap-trap americana ha detto sostanzialmente che questo tipo di musica si fa per gioco e per divertimento. Senza imporre nessun messaggio. Aggiungendo anche che “se mi ascolti sei cosciente delle stronzate che sto dicendo ma se vuoi ascoltare musica nel vero senso della parola ascolta Mary J. Blige non noi”.

Rockstar non è una rivoluzione ma è sicuramente un buonissimo album, bisogna soltanto osservarne la longevità. Sfera ha comunque permesso al rap italiano di avere un certo appeal internazionale. L’unica vera pecca è la mancanza di un’identità propria, l’impressione di essere solo una fotocopia del sound e dello stile americano è forte. Ma per il momento facciamocelo bastare.

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