Onstage

Il ritorno di St. Vincent convince solo a metà

L’androgina figura di St. Vincent riprende il centro della scena con un nuovo disco, che è il sesto della sua carriera (ha rilasciato cinque lavori solisti e una pubblicazione a quattro mani con Mr David Byrne, datata 2012).

st-vincent-masseductionMasseduction è un album abbastanza diverso dai precedenti e contiene sperimentalismi ponderati e di maniera, che sono stati anticipati sui social con immagini e video promozionali al limite del non-sense. Annie Clark sembra attraversare un momento decisamente pop e colorato, dopo essersi lasciata alle spalle le relazioni finite con Cara Delevingne e Kristen Stewart che l’hanno portata, per un periodo, sotto i riflettori tra i lustrini di Hollywood e sulle pagine delle riviste patinate.

Il suo nuovo lavoro – introdotto da una eloquente e trasgressiva copertina ispirata, a suo dire, al re del kitsch Jeff Koons – esplora i labirintici corridoi della celebrità, con tutto ciò che di (auto) distruttivo la mondanità e l’esposizione pubblica riescono a portarsi dietro: estirpata a forza dal mondo onirico nel quale era abituata a dare vita alle sue creazioni artistiche, ha dovuto fare i conti con la solitudine ed una realtà ben più amara e cruda di quella che immaginava.

L’ha raccontata lucidamente al proprio pubblico – ora potenzialmente di massa – mescolando la parte più robotica degli ’80s (Sugarboy, tra i pezzi più movimentati) ad un approccio più intimistico e quasi infantile (Happy Birthday, Johnny).

Colei che da molti viene definita la ‘female Bowie’, al Duca Bianco deve la sua immagine in continua trasformazione, l’eclettismo di genere e anche una parte delle influenze sonore che si alternano nel corso dei tredici brani contenuti nella sua ultima fatica discografica. Polistrumentista, cantautrice e performer di un certo livello, però, St. Vincent ci ha abituati ad arrangiamenti ed idee ben più folgoranti di quelli presenti in Masseducation, con un risultato piuttosto frammentario.

Registrato tra Manhattan, Brooklyn e Los Angeles con Jack Antonoff – che insieme a lei lo ha co-prodotto e che in passato ha collaborato anche con popstar come Lorde, Sia, Pink e Taylor Swift – vede la partecipazione di Thomas Bartlett al pianoforte, Kamasi Washington al sassofono e Jenny Lewis alla voce.

Il malessere vissuto dall’artista si tocca con mano in Los Ageless, originale gioco di parole che cela l’ombra dell’omologazione estetica diffusa a Los Angeles e il fantasma dell’accettazione sociale da ottenere attraverso effimeri compromessi. Savior ha un cuore pulsante ed elettronico che riporta ai vecchi fasti, ricordando parzialmente la produzione più centrata di St. Vincent.

Nei momenti di maggiore lentezza e (apparente) fragilità, però, l’album perde mordente, lasciando intravedere un aspetto fino ad oggi rimasto nascosto (New York è malinconica ma allo stesso tempo decisamente mainstream). Il folle estro creativo presente nei lavori precedenti pare aver perso (almeno in parte) la propria luce: è possibile che, cercando di destreggiarsi tra le sue molteplici anime, St. Vincent sia andata leggermente fuori fuoco.

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