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Il nuovo album di Tedua esalta tutte le sue potenzialità

“Forse mio padre mi sta cercando a C’è posta per te, usando coca come moka del caffè” dice Tedua in Vertigini, uno dei brani del suo ultimo album Mowgli – Il disco della giungla che, bisogna dirlo fin da subito, non è semplice e immediato. Per fortuna, verrebbe da dire, considerato il momento.

Tedua-Mowgli-recensionePrima di parlare del disco, però, bisogna fare un leggero passo indietro, perché se il rapper di Genova non è certamente un nome nuovo per chi mastica hip hop italiano da tempo, è comunque innegabile che per quelli poco avvezzi al genere sia una assoluta novità. Negli ultimi anni Tedua, reduce dal periodo Myspace, si è fatto notare grazie a Orange County California, riedizione di un suo vecchio tape. Tedua con questo nuovo disco si affaccia per la prima volta al mondo mainstream e, delle nuove leve capitanate da Ghali e Sfera e seguite a ruota da Izi e Rkomi, diventate ormai vere e proprie colonne del rap game, è l’ultimo a buttarsi nella mischia.

Anticipato dai singoli La legge del più forte e Burnout, Mowgli è composto da quattordici tracce nella versione standard e sedici in quella deluxe. Tedua affiancato dal produttore Chris Nolan, che ha messo lo zampino in tutti i pezzi del progetto, prosegue il suo percorso di crescita iniziato con Orange County California e lo fa mettendo in piazza i propri sentimenti lasciandosi trasportare da un flow più che mai riconoscibile.

Il titolo dell’album gioca naturalmente sulla figura del cucciolo d’uomo che, sperduto e abbandonato dal padre, deve cavarsela praticamente con le proprie forze nella giungla che, inutile dirlo, non è altro che un riferimento alla vita di tutti i giorni. Anche per questo motivo, non sono presenti collaborazioni e nei cinquanta minuti necessari all’ascolto è soltanto la voce di Tedua ad accompagnare l’ascoltatore. Il rapper, all’interno di Mowgli, sputa in rima tutte le difficoltà del passato quasi a volersi togliere un peso, raccontando nel miglior modo possibile gli sbagli che lo hanno fatto crescere e lo hanno portato a essere l’uomo di oggi. Niente gangsta rap, a parte il raro episodio Fashion Week che, seppur riuscito, stona con tutto il mood del disco.

Etichettato da molti come il “rapper che non va a tempo”, per il suo modo particolare di stare sul beat, Tedua è riuscito a creare uno stile unico e originale che gli ha permesso nel tempo di emergere incontrastato. Oltre a Vertigini, da segnalare il brano Acqua (Malpensandoti) vera chicca di tutto il progetto, anche grazie alla citazione nel ritornello del celebre brano Malpensadoti di Dargen D’Amico, artista che ha influenzato e non poco Tedua. Tuttavia è l’album in sé a essere sopra la media, difficile scovare riempitivi.

I testi sono il vero punto di forza di Mowgli e vanno letti attentamente. In un periodo in cui la scena rap italiana segue un filone ben preciso (leggasi trap) che per quanto possa essere innovativo, colorato e fatto bene alla lunga stanca e soprattutto lascia a desiderare da un punto di vista puramente emotivo, Tedua ha acceso un barlume di speranza. Il rap non è morto.

Voto Album:

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