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Ascoltando il nuovo album dei Cranberries l’effetto nostalgia è assicurato

Se vi state chiedendo che disco ascoltare per alleviare l’ennesima giornata di pioggia da trascorrere a lavoro, non avrei molti dubbi nello sconsigliarvi il nuovo album dei Cranberries Something Else. Sempre che non siate degli animi nostalgici come il sottoscritto, perché qualora il vostro anno di nascita si aggiri a cavallo tra anni ’80 e ’90, sappiate che l’effetto nostalgia prenderà il sopravvento.

the-cranberries-recensione-album-2017I Cranberries, una delle band simbolo del pop-rock anni ’90, è tornata con questo disco che, pur avendo come titolo quello che in italiano suona come “qualcos’altro”, non è nient’altro che un best of dei quattro irlandesi. Ciò che distingue Something Else da Stars, il greatist hits del 2002, sono gli arrangiamenti orchestrali che stavolta vestono tutti i grandi successi di Dolores O’Riordan e co. E all’interno ci sono anche tre brani inediti, The Glory, Rupture e Why.

Rimettere mano su canzoni che hanno segnato intere generazioni, come Animal Instinct e Zombie, non dev’essere stato semplice. Dolores O’Riordan, però, non è più la “bambina” che nel 1993 si mise al comando della rockband di Everybody Is Doing It, ma una donna che mira al passato con occhi diversi e, probabilmente, meno innocenti di allora. La volontà di chiudere il cerchio e guardarsi indietro dopo tutto questo tempo appare piuttosto evidente all’ascolto. Oltre al semplice esercizio di stile nel rimaneggiare certi arrangiamenti, l’impressione è che la band abbia voluto scavare a fondo nelle canzoni per succhiarne via il midollo e scoprire nuovi colori finora poco visibili.

L’atmosfera che pervade tutto il disco, per esempio, abbraccia ogni canzone con un velo di malinconia tipicamente irlandese – grazie alla scelta di utilizzare solo strumenti analogici e suonati dall’orchestra. È così che, all’improvviso, uno dei loro brani più conosciuti, Linger (a cui è affidata l’apertura del disco), diventa la colonna sonora perfetta per un episodio della nuova serie di Game Of Thrones.

Il primo singolo del disco, dal titolo Why, trae in inganno per la sua natura acustica: pur suonato con pochi strumenti analogici, si allinea coi più grandi successi della band e si sposa perfettamente con lo spunto tematico della canzone. Scritta da Dolores in seguito alla scomparsa del padre, è una traccia toccante e riflessiva: in poco più di 5 minuti (minutaggio insolito per un singolo) la leader dei Cranberries si chiude in se stessa per cercare di superare il trauma del lutto subito.

Da un inedito dall’identità molto definita come quest’ultimo, si passa agli altri due che, a dirla tutta, non lasciano il segno. The Glory è un brano che sta in piedi grazie ai meravigliosi archi che impreziosiscono i vocalizzi forse un po’ troppo ripetitivi della cantante, mentre Rupture è caratterizzata da atmosfere dark legate alle tematiche cupe del pezzo.

In anni in cui l’industria dell’entertainment sta imparando quanto l’effetto throwback possa essere una formula dal successo assicurato in campo audio-visivo, Something Else regalerà sicuramente soddisfazioni ai fan più “datati” della band e poco o niente di nuovo a quelli più giovani. Ma a pensarci bene qui nessuno ha mai parlato di qualcosa di nuovo, ma semplicemente di qualcos’altro.

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