Onstage

The Leading Guy conferma le attese con Twelve Letters

Avevamo già capito dall’ascolto di Black che l’album di The Leading Guy avrebbe potuto essere una delle novità più interessanti del 2019. L’artista di origini bellunesi e triestino d’adozione, ha messo a fuoco la propria proposta in Twelve Letters, successivo all’esordio Memorandum (2015), concentrandosi su temi crepuscolari, introspettivi e di ampio respiro, affinando il sound rendendolo ancora più internazionale e accattivante.

Spaziando tra pop folk, cantautorato classico, rock d’annata e ispirazioni indie pop, l’artista non si confina solamente nell’acustico orchestrale della soffertissima Oh Brother, ma regala messaggi di speranza in Land of Hope (decisamente british) e in Times, citando alla lontana approcci vocali cari agli esordi di Paolo Nutini e all’attuale Jack Savoretti. Il meglio risiede però nella seconda parte del platter, con la trascinante In My Town e la successiva Sense of Awe, che richiamano proprio Savoretti di Before The Storm (2012), fino alla conclusiva e a tratti crepuscolare Can You Hear Me Now.

Un presente promettente e un futuro tutto da scrivere per The Leading Guy che, con Twelve Letters, ha battuto un colpo importante. Sta ora a lui confermarsi nel medio-lungo periodo, forte di un lavoro che farà certamente parlare di sè.

Cover Story: Claudia Cataldi & Simone Petracchi

Voto Album:

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