Onstage
The-National-nuovo-singolo

Il settimo album dei National è maturo, suadente e introspettivo

Ogni disco richiede fatica e dedizione. Ogni lavoro è lo specchio di un particolare periodo storico ed ideologico vissuto dalla band che lo firma. La settima fatica dei National ne è la prova ed è il diretto risultato di ormai sedici anni trascorsi a pieno ritmo tra palchi e canzoni, portandosi dietro tutto ciò che questo può significare.

the-national-sleep-well-beast-recensioneSleep Well Beast – seguito del precedente Trouble Will Find Me, dato alle stampe nel 2013 – è un album calibrato, adulto, ponderato, misurato nei linguaggi, ma allo stesso tempo anche trasversale e trasparente, che include compattamente tutta la storia recente e passata della band americana capitanata da Matt Berninger, unendo la classicità rock ai riverberi elettronici (ad esempio in Walk It Back) e alla maestosità di piccoli accenni quasi orchestrali. Tra i dodici brani sono presenti momenti introspettivi, intimisti, ma anche pressanti e totalmente a fuoco (I’ll Still Destroy You), poi però ne spuntano altri più inconsapevolmente diretti verso l’esterno (The System Only Dreams in Total Darkness).

I National, con i fratelli Aaron e Bryce Dessner a guidare il flusso artistico e Berninger, aiutato dalla moglie a comporre i testi, che presta la sua voce cupa e profonda ai brani, hanno finalmente raggiunto la piena maturità e sanno muoversi in maniera diversa a seconda degli strumenti e delle idee che hanno a disposizione. Miscelano con consapevolezza e padronanza analogico e digitale, alternano spazi e sovrapposizioni.

I toni si fanno solenni nell’epifanica Empire Line e nella più movimentata e rumoreggiante Turtleneck. Guilty Party, invece, è un crescendo di suoni pieni e parole mormorate, una canzone che potrebbe rappresentare pienamente (e mostrare anche a chi non lo conosce) il punto che il gruppo ha raggiunto, un livello davvero difficile da intravedere e superare. Carin at the Liquor Store è una piccola storia in musica senza tempo, con tutte le caratteristiche per diventare uno dei più apprezzati pezzi da ascoltare live ad un concerto.

Sleep Well Beast si evolve ad ogni canzone per rappresentare l’uomo, con tutte le sue imperfezioni e contraddizioni, le sue debolezze e i suoi pregi. E’ un disco più lento e rivolto alla quotidianità rispetto ai precedenti, una successione di flussi che culla l’ascoltatore tra le stanze sonore che i National hanno saputo arredare con sinergia ed estrema cura degli arrangiamenti, sempre però mantenendosi su una tessitura finale minimamente invasiva e disturbante.

Sincretico e suadente, travolgente e passionale, ma anche raccolto e risoluto, dall’inizio alla fine il settimo lavoro di studio della band si destreggia nel territorio onirico del sogno riuscendo, allo stesso tempo, a rimanere con forza ancorato alla realtà. Poi si dissolve lentamente e naturalmente, così come era iniziato.

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