Onstage

I Prodigy si confermano gli AC/DC dell’elettronica

Formula che vince non si cambia: è questa la frase che può riassumere l’ultimo decennio di carriera dei Prodigy, gruppo inglese vero e proprio punto di collegamento tra la cultura rave e i fan del rock.

Messe da parte le sperimentazioni psichedeliche di Always Outnumbered, Never Outgunned, nato in un periodo di dissidi interni tra i tre membri storici (Keith Flint e Maxim non parteciparono alle registrazioni), No Tourists continua di fatto un percorso iniziato con Invaders Must Die, che ha codificato una formula di produzione in studio concentrata fondamentalmente sulla costruzione di pezzi per i successivi live.

the-prodigy-no-tourists-2018

Non c’è nulla di nuovo rispetto al passato, però quanto c’è è fatto dannatamente bene. Se vi siete limitati all’ascolto di Need Some1, primo singolo pubblicato la scorsa estate, vi basti pensare che il resto del disco percorre le stesse strade battute da questo brano: un disco ricco di brani cadenzati ma con improvvise accelerate dettate spesso dai synth di Liam Howlett, ormai sempre più unico vero mastermind del gruppo.

Poco tangibili le collaborazioni con altri artisti: Barns Courtney (Give Me a Signal) e Ho99o9 (Fight Fire with Fire) non imprimono personalità ai brani, piegandosi alla formula Prodigy, senza dare un impatto tangibile del featuring (come fatto ad esempio da Jason Williamson degli Sleaford Mods su Ibiza nel disco precedente).

Parlare di un nuovo disco dei Prodigy nel 2018 può sembrare una sorta di ridondanza, visto che ormai da un decennio i britannici sono diventati per l’elettronica ciò che gli AC/DC sono per il rock. E se la minestra riscaldata può suonare come una cosa negativa, se fatta con gli ingredienti giusti non risulterà mai indigesta. Soprattutto alla luce di un inverno imminente, sia climatico che di qualità artistica nel genere.

Voto Album:

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI