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I Raconteurs celebrano (nuovamente) le radici del Rock

Abbiamo dovuto aspettare la bellezza di 11 anni ma i The Raconteurs sono tornati con un nuovo album: Help Us Stranger, in uscita il 21 Giugno 2019 per Third Man Records. Siamo al terzo lavoro in studio, pochino per una band attiva dal 2006, che tra le altre cose ha sempre avuto il pregio di riportare quel genio di Jack White con i piedi per terra. E con terra intendo quel rock classico così appagante per le nostre orecchie. Perché dopo la sontuosa sperimentazione del suo album solista Boarding House Reach (2018), Jack ritorna in una veste essenziale, vicina alle radici del rock, in Help Us Stranger massicciamente citate e omaggiate.

Jack White e Brendan Benson tornano ad unire le loro forze ispiratrici per creare un blues di Nashville sporcato dal garage di Detroit, un mix che li aveva fatti esplodere una decade fa con l’esordio Broken Boy Soldiers (2006) e con Consolers of the Lonely (2008). Riff rabbiosi e melodie che si alternano a ballate avvolgenti, le 12 tracce del disco sono un tributo alle band che hanno costruito l’enciclopedia della musica. Dai Led Zeppelin ai Beatles, passando per Black Sabbath e Lynyrd Skynyrd: dentro Help Us Stranger c’è tutto il meglio del rock classico.

Già anticipato dai singoli Sunday Driver e Now That You’re Gone, l’album nella sua interezza riprende dal punto in cui ci avevano lasciato. Una cover, Hey Gyp (Dig The Slowness) di Donovan e undici tracce intense e dirette, schiette e passionali, veloci e potenti. Un disco completo nell’offerta sonora che si pregia della ballata meravigliosa Thoughts and Prayers, con l’accompagnamento di un violino e di un mandolino, ma anche della beatlesiana Shine The Light On Me. Un sound diretto e immediato come lo sono l’iniziale Bored and Razed e la title track, difficile non farsi conquistare senza riserve dal primo ascolto.

Le voci di Brendan e White si rincorrono nella ballad Only Child, e in Don’t Bother Me è il rocker ex The White Stripes che sale in cattedra con la sua attitudine più eclettica. Si sente parecchio del Southern Rock di Nashville nella struggente ballata Somedays (I Don’t Feel Like Trying), mentre è ancora rock puro nell’attitudine punk di Live A Lie e nel funk di What’s Yours Is Mine.

I The Raconteurs tornano in un momento opportuno, un periodo della musica mondiale in cui il mainstream sembra essersi dimenticato delle chitarre e il rock sembra aver perduto la retta via. Ci voleva una delle sue più grandi menti innovatrici, Jack White, per tornare a percorrere terreni classici e riportare il sapore del vecchio e sano rock’n’roll nelle chart.

Credit foto: Olivia Jean

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