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Siamo sicuri che i Twenty One Pilots abbiano ancora fatto centro?

Non deve essere stato facile per i Twenty One Pilots tornare in studio dopo un successo clamoroso come quello ottenuto nel 2015, grazie all’album Blurryface. Il duo americano, composto da Tyler Joseph e Josh Dun, dopo aver debuttato alla posizione numero uno della classifica Billboard, ha conquistato piano piano record su record. Uno è ancora imbattuto, ovvero quello per cui ogni brano contenuto nel disco è stato certificato oro o platino negli Stati Uniti. In Italia l’album, invece, ha ottenuto la certificazione d’oro.

I Twenty One Pilots, diventati assolute star del panorama musicale, hanno poi iniziato un tour mondiale con innumerevoli date sold out, una anche in Italia al Forum di Milano. Nel corso degli ultimi anni, inoltre, il duo ha ricevuto numerosi premi: un Grammy nel 2017 per Best Pop Duo/Group Performance per Stressed Out, sette Billboard Music Awards e l’American Music Awards nel 2016 per Favorite Alternative Artist e Favorite Pop/Rock/Band/Duo/Group. Inutile dire che l’attesa dietro al loro nuovo, e quinto progetto discografico, Trench, era altissima, anche nel nostro paese. Tanto che i biglietti del Bandito Tour, in partenza a metà ottobre e in arrivo in Italia il prossimo febbraio a Bologna, sono andati a ruba ed esauriti in meno di 24 ore dalla messa in vendita.

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Anticipato dai singoli Jumpsuit e Nico and the Niners, il nuovo album si presenta con un suono più coeso rispetto al passato e una notevole cura a livello lirico. Tuttavia, tra i quattordici brani di Trench non è presente niente di orecchiabile come lo era stato Tear in my Heart, emotivo come Goner o dinamico come Heavydirtysoul. Blurryface, infatti, era certamente un album sconnesso ma aveva la fortuna di aver al suo interno grandi canzoni. L’ora necessaria all’ascolto di questo nuovo disco, nonostante non ci sia niente di particolarmente sbagliato, risulta noiosa. Ovviamente non tutto è da buttare. Morph, per esempio, è decisamente un buon brano che potrebbe anche godere di un discreto successo, vista la sua natura incline a posizionarsi nelle più disparate playlist di Spotify, ma è davvero troppo poco per poter andare oltre la sufficienza.

L’impressione è che attualmente si voglia far passare i Twenty One Pilots come rivoluzionari, elevandoli un giorno a paladini del nuovo rock e l’altro a salvatori del punk. Quando in realtà non sono altro che un buonissimo duo pop con influenze hip hop ed elettroniche. Che poi, dal vivo, abbiano una attitudine punk rock e che sul palco siano di gran lunga più godibili della maggior parte delle nuove proposte non ci piove, ma sono pur sempre due discorsi che viaggiano su binari separati.

I Twenty One Pilots non sono riusciti a ripetersi. Questo nel breve non comporterà nessun problema, perché la voglia del proprio pubblico di vederli live, come detto, è davvero tanta. Il rischio è di perdere, nel lungo periodo, tutti quei fan o presunti tali che si sono affezionati al duo grazie ai molti singoli in alta rotazione radiofonica. E solo il tempo ci dirà se Tyler Joseph e Josh Dun riusciranno a mantenersi ai vertici del music business.

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