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Duff McKagan riattiva i Walking Papers dopo cinque anni di pausa

Dimenticate per un attimo il Duff McKagan losangelino bassista dei Guns N’ Roses. Il biondo rocker proviene da Seattle e dalla città natale è scappato oppresso dalla sua immobilità e dal suo meteo grigio e piovoso. Appena prima che il capoluogo della Contea di King nello stato di Washington diventasse la fucina di un fuoco che ha spazzato via tutto il glam anni ’80 di cui lui era andato a fare parte, prima che rivoluzionasse la storia della musica.

walking-papers-wp2-recensioneNon che Duff soffra di chissà quali rimpianti vista la carriera che ha fatto, ma alla sua città e ai suoi vecchi amici è rimasto legato a livello profondamente personale e artistico. I suoi amici, per intenderci, sono gente che milita in gruppi come Pearl Jam, Soundgarden, Alice In Chains. I Walking Papers sono l’ancora personale di Duff McKagan alle sue radici, band che con WP2 giunge al secondo album. Jeff Angell alla voce fa un lavoro onesto e composto, conscio di dover confrontarsi con giganti del microfono vere e proprie icone del rock provenienti dalle storie degli altri gruppi del movimento Grunge. Alla batteria un altro mostro sacro di nome Barrett Martin, già batterista e percussionista di Screaming Trees e Mad Season.

Ed è proprio al supergruppo formato dal compianto cantante degli Alice In Chians Layne Staley e dal chitarrista dei Pearl Jam Mike Mcready che il sound di questo WP2 si avvicina maggiormente. L’unico album dei Mad Season risale al 1995 e in occasione del ventennale di due anni fa, al concerto tributo a Seattle parteciparono proprio Duff McKagan Barrett Martin e Jeff Angel, oltre che a Chris Cornell dei Soundgarden in sostituzione di Staley alla voce.

Prendete per esempio la bellissima Right In Front Of Me che chiude l’album, una ballata blues che non avrebbe sfigurato in Mad Season con tanto di citazione diretta in quell’uso dello xilofono presente in pezzi come Long Gone Day e viene da pensare a come sarebbe cantata da Mark Lanegan (cantante di Screaming Trees e Mad Season, tra gli altri).

Forse il limite dei Walking Papers sta proprio qui, quello di reggersi benissimo con le proprie gambe ma non poter correre abbastanza veloce da sfuggire al confronto di chi non c’è più e in quel contesto ha veramente fatto la differenza. WP2 funziona se ascoltato fuori contesto, come un album rock contaminato di blues con tanto stile e mestiere. Tante atmosfere, come la potente This Is How It Ends o la sinuosa e affascinante Red And White. Questo gruppo è forse uno dei pochi esempi di come il lignaggio e i grossi nomi al proprio interno possano essere in realtà un freno e non una rampa di lancio.

Voto Album:

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