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Wrongonyou Roma 2018 foto concerto 21 marzo

Wrongonyou convince al debutto, la strada per lui è in discesa

Un ragazzo italiano che scrivesse belle canzoni folk fatte e finite mancava nel panorama della musica italiana. Ascoltando Wrongonyou senza sapere nulla sul suo conto, non si faticherebbe a convincersi di avere a che fare con un ragazzone del Wisconsin con la passione per la musica: chitarra acustica, melodie evocative e voce dolce e graffiante al tempo stesso. Siamo pronti per la Billboard Top 200, verrebbe da dire.

rebirth-wrongonyou-copertinaIl “bello” viene quando scopri che Marco Zitelli, questo il suo vero nome, è un cantautore di Grottaferrata. Rebirth, album di debutto dell’artista classe 1990, è un disco coerente rispetto a quanto di buono visto di Wrongonyou durante le sue recenti apparizioni. L’attività live che lo ha portato in giro per l’Italia nell’ultimo anno, fino a varcare i confini nazionali (lo scorso giugno ha suonato al Primavera Sound di Barcellona), aveva alimentato tanta curiosità nei confronti del suo debutto nel mondo dei “grandi”: una casa discografica importante (Carosello Records), un produttore famosissimo (Michele Canova) e dei bei singoli, almeno in me, avevano generato tanta attesa. Delle 11 tracce che compongono Rebirth, 2 erano già presenti nell’ep The Mountain Man del 2016, mentre Prove It, Shoulders e I Don’t Want to Get Down erano già state pubblicate come singoli nei mesi precedenti al rilascio dell’album.

La chitarra acustica continua ad essere al centro delle canzoni di Wrongonyou, scelta non banale in un momento storico in cui l’uso del synth sta spopolando nella musica pop. L’uso importante dell’acustica non snatura lo stile di scrittura dell’artista romano, ma ne rafforza l’identità musicale. In questo contesto, la mano di Canova si percepisce soprattutto nell’uso di pad e suoni di batteria molto riverberati che, non sempre con risultati eccezionali, danno profondità alle atmosfere dei pezzi. Melodie lunghe poggiano su accordi e arpeggi in modo sapiente e sicuro, come avviene nella title track Rebirth.

Il groove movimentato e a tratti funky di The Lake fa venir voglia di aperitivo a bordo piscina, mentre Son of Winter, grazie all’autentica sensazione di malinconia che trasmette, colpisce sin dal primo ascolto. Dando per assodato che la combo Wrongonyou + chitarra in spalla sia vincente, in futuro sarebbe ancor più interessante vedere l’artista romano esplorare nuove aree musicali che scardinino i suoi punti fermi, e perché no, cimentarsi con la sua lingua madre.

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