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max pezzali milano 2016 recensione-foto 14 luglio

I 25 anni di Nord Sud Ovest Est

Nord Sud Ovest Est degli 883 compie 25 anni ed è l’occasione per riflettere e quantificare l’importanza dei contenuti e il ruolo del disco nel contesto italiano. Perché le canzoni e l’ideale che accompagna l’immagine del gruppo è volutamente quello dell’immediatezza e della leggerezza, ma dopo tutti questi anni possiamo vedere che la formula che ha decretato l’enorme successo delle loro canzoni, e che ha come punta massima proprio Nord Sud Ovest Est, sta nel miscelare pop a largo consumo, immediato, veicolando con un linguaggio accattone e da strada delle tematiche basilari, primordiali, che accomunano tutte le anime semplici e complesse che compongono la quasi totalità del mercato discografico.

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E c’è uno scarto evidente che distanzia questo secondo album dall’esordio pop/rap fumettistico di Hanno Ucciso L’Uomo Ragno, una cura particolare alle sotto trame con l’aggiunta dell’ingrediente di una certa malinconica autoriflessione, sulla vita con i suoi regali e le sue cambiali, tono che verrà poi massificato con Gli Anni (La Donna Il Sogno & Il Grande Incubo del 1995). Max Pezzali e Mauro Repetto sono ancora insieme, i loro video fanno la storia e le loro canzoni sono canticchiate dai ragazzini che riversano le strade assolate dopo l’ultimo giorno di scuola prima delle lunghe vacanze estive.

Le senti anche uscire dalla bocca del padre di famiglia che cerca di incastrare alla perfezione le tantissime valige della moglie nel bagagliaio della macchina in partenza per il mare. Le cantano le signore che aspettano dal parrucchiere, il dentista mentre fa un’otturazione e il camionista che percorre le autostrade intasate. Gli 883 fanno della semplicità virtù e si apprestano a segnare indelebilmente la cultura del nostro Paese.

25 ANNI FA…
Buffo riguardare a come eravamo nell’anno 1993 e constatare che, nonostante tutti i problemi che affliggevano la nostra società, eravamo una popolazione più luminosa, meno depressa di oggi. Ricordate? Un sentimento di rivalsa, di pulizia e di giustizia pervadeva il paese a seguito degli arresti di Totò Riina, forse il mafioso più famigerato, latitante da ben 23 anni, e responsabile accertato della morte di Falcone e di Borsellino, i due massimi indimenticati eroi moderni italiani. Craxi veniva contestato e la Democrazia Cristiana, organo sclerotico che ancorava l’Italia fin dal dopoguerra, si scioglieva.
C’era una sensazione di rinnovamento, di fuoriuscita dal fango e dal muro di gomma degli anni di incudine che ci hanno schiacciato nel bel mezzo della Guerra Fredda tra U.S.A. e Unione Sovietica.
Mentre in America il Grunge era al punto massimo della sua magnificenza, mentre tutti i suoi scintillanti eroi segretamente marcivano dentro, in Italia c’era il Festivalbar. Federica Panicucci e i suoi lunghissimi capelli castani, la simpatia di Amadeus, le sporadiche apparizioni di Fiorello, di Cecchetto e del mitico Patron Vittorio Salvetti. Quell’anno Raf sbancò con Il battito animale, ed erano tempi in cui la rassegna raccoglieva tutto, ma proprio tutto il meglio della musica pop.
Fa venire il capogiro l’elenco degli ospiti di Festivalbar 1993, da Sting a Pavarotti che con Zucchero canta Miserere. I Duran Duran, Ace Of Bace, Tears For Fears, New Order e tutto il meglio del contesto italiano, da Ramazzotti (Un’altra te) a Marco Masini (T’Innamorerai), da Jovanotti (Ragazzo dortunato) allo stesso Fiorello (musicando la poesia San Martino era diventato l’idolo dei maturandi). Quell’anno il premio come miglior album andò proprio a Nord Sud Ovest Est, annunciato dal Patron Salvetti in persona, che alle prime note della canzone che dà il titolo all’album fa esplodere letteralmente il pubblico presente alla finalissima di Villa Manin a Codroipo.

IL DISCO
Dicevamo che c’è di più sotto le melodie facili e lo slang datato di Nord Sud Ovest est. Molto di più. L’unica continuità e vicinanza con il tono spaccone da parcheggio di supermarket del precedente Hanno ucciso L’Uomo Ragno è relegata nella sola e iniziale Il Pappagallo, critica da bar alla politica che tanto fuma e poco arrostisce. Tutti i temi sono quelli che verrebbero fuori in una serata nel bar di provincia, luogo dove le maschere sociali si sciolgono sotto il peso dell’anonimità del borgo isolato, scollegato dai grandi circuiti che contano. Lì tutti gli orpelli, le bigiotteria delle classi vengono scrollati di dosso e rimangono solo i massimi sistemi, quelli che tutti hanno incastonati nel profondo dell’animo e a cui inevitabilmente si torna quando tutto il castello di carte crolla.
E questo è un posto dove tutti si sentono confortati, leggeri. Questo bar che gli 883 hanno creato negli anni è il luogo dove un numero impressionante di persone ama tornare a ricongiungersi con la semplicità dell’esistenza, con quegli elementi primari direttamente ricollegati all’adolescenza. Amicizia, amore, la ricerca della Domanda Massima, perché esistiamo? Il tema della ricerca è particolarmente caro a Pezzali e Repetto, che nella famosissima title track si circondano di un contorno sud americano, una tipica atmosfera da western di frontiera, con le sue spacconate tinte di romanticismo. Una delusione amorosa è solo l’ennesimo capitolo di una ricerca che non ha obiettivo e che si concretizza nei chilometri, nella polvere, nel semplice esistere attimo dopo attimo.
Perché “Il vuoto che è dentro di noi che tanto non si riempie mai”, come ricorda la bellissima Cumuli, il cui tema è sì il buco nell’anima, ma anche la dipendenza dalle droghe in un racconto biografico riferito all’amico Alberto Marchesi (detto ‘Ye Ye’) afflitto da questa scimmia come migliaia di altri giovani degli anni ’90: “Cumuli di roba e di spade, cumuli di brutte storie”.
La pena che emerge in Weekend non può non sorprendere chi si aspettava un album fatto di figurine colorate. Perché unisce la condizione di innumerevoli giovani di tutte le generazioni passate e future, schiacciate da un nulla assurdamente cadenzato, programmato in maniera ciclicamente continua in un alienante girotondo privo di significato. E così andiamo avanti continuando i nostri vuoti rituali, convinti pateticamente che il prossimo weekend sarà migliore.
Altra gemma dell’album è Rotta per casa di Dio, altra pugnalata di disillusione delle aspettative tipicamente giovanili che puntualmente si infrangono sul muro della realtà. Questa volta però, come spesso succederà in futuro nelle canzoni degli 883, corre in salvo uno dei capisaldi del gruppo, l’unione e l’amicizia. Che importa se un’avventura finisce gambe all’aria, quando abbiamo il legame con chi condivide con noi quotidianamente la noia, la miseria di una mancanza di epicità e di avventura nella nostra vita? La melodia e la positività nasconde sempre una pena dell’animo e una disillusione dolorosa di una generazione che non vede futuro e non vede la grandezza, se non da lontano.

Certo, quello che ha reso gigantesco questo album sono prima di tutto gli inni spudorati a divertimento e goliardia. Sei un mito: se fate un attimo mente locale del contesto di quell’estate, vi verrà ancora la pelle d’oca al pensiero di quanto veniva trasmessa, di quanto veniva cantata, citata. Era onnipresente, fin quasi a rasentare la molestia. La glorificazione della serata fine a se stessa straripa nel ritmo irresistibile di Nella notte. La dolcezza di Come Mai, così tenera e sempliciotta, è diventata l’inno al romanticismo spudorato di quegli anni. Canzoni che sono state ancor più che di semplice successo, sono diventate cultura corrente di una popolazione intera. Facevano capolino nelle conversazioni di ogni tipo, in molti casi lo slang assurdo di Pezzali, spesso ficcato a forza e in maniera scomposta all’interno di una melodia e ritmo che lo rigetta, ha introdotto modi di dire e neologismi nel flusso comunicativo di una Nazione intera.

…E OGGI
Che fine ha fatto Mauro Repetto? Qualcuno dovrebbe produrre un documentario sulla storia di questa strana figura che nessuno ha mai capito quanto reale apporto artistico portasse negli 883. L’immagine è ben chiara, il folletto salterino e danzante che completava la figura statica e rigida di Max Pezzali e che rendeva il duo così perfetto. Ma a parte qualche coro in playback nessuno ha mai capito che voce avesse. In più il mistero si infittisce con la sua sparizione dagli anni 2000 in poi, con storie mitologiche e assurde che si rincorrono. ‘E’ in comunità! Pare faccia il pupazzo a Disneyland’, o ‘E’ uno dei Daft Punk!’. Mauro ha deciso di farsi da parte e dire addio alla televisione, in concomitanza con l’avvento di un’era in cui la televisione è alla portata proprio di tutti.
Pezzali ha continuato la carriera in un misto mai ben definito di 883/carriera solista, con alcuni buonissimi pezzi che hanno scalato le classifiche e che hanno portato avanti lo stesso mood del gruppo. Ora Max unisce le forze con altri pezzi grossi del pop italiano, Nek e Francesco Renga. L’impero degli 883 però finisce con l’invecchiamento di quella generazione degli anni ’90 e primi ’00. Ora la musica è diversa, il contesto è cambiato con le mode musicali. Il linguaggio semplificato è diventato ancora più scarno, fino alla decostruzione totale della trap e del prorompente ritorno del rap borghese.
Anche il tentativo di agganciarsi alla contemporaneità con l’uscita dell’album dell’esordio Hanno ucciso l’Uomo Ragno per il ventennale del 2012 in versione duetto con gli artisti contemporanei (J-Ax, Emis Killa, Club Dogo, Fedez e Baby K tra gli altri) è risultato fine a se stesso, anacronistico. I temi sono ormai sorpassati e incolori per i giovani di adesso, e Nord Sud Ovest Est rimarrà per sempre ancorato alla nostra giovinezza, alle immagini di estate e di responsabilità che ai tempi ci sembravano lontane, inarrivabili, e che improvvisamente ci sono piombate invece addosso come un carico di mattoni.
Max ci aveva avvertito, a suo modo. Il suo stile e quello di Nord Sud Ovest Est rimarrà l’esaltazione di una certa ‘sfiga’ buona, quella che ti rendeva un buon amico, non un figo da copertina ma magari un amatore passionale e fedele. Di certo era un bagaglio di principi sul quale costruire una persona onesta e trasparente, gentile, e forse siamo ancora in tempo non solo per riascoltare gli 883 ma anche per provare ad essere persone migliori, coscienti del fatto che quel bar per noi è sempre aperto, e che Nord Sud Ovest Est è sempre una spalla salda sulla quale appoggiarci per ricominciare il tran tran e riempire quel vuoto che non si riempie mai.

Daniele Corradi

Foto di Francesco Prandoni

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