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Afterhours, 30 frasi per celebrare 30 anni di carriera

È un anno importante il 2017 per gli Afterhours: la band milanese festeggia infatti 30 anni di carriera e lo fa con un tour che prevede 15 date speciali e un super evento nel 2018 a Milano, la città che difatti li ha visti nascere. È nel capoluogo lombardo che il gruppo prende, in effetti, vita: l’idea è di Manuel Agnelli che mette su una band nel 1986, per poi esordire – discograficamente – nel 1987 con il 45 giri My bit boy. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti per Manuel e compagni, sempre fedeli a se stessi e sempre un po’ controtendenza, come dimostrano queste 30 ‘quotes’ che abbiamo deciso di raccogliere in loro onore (la maggior parte delle quali appartenente ovviamente a Manuel Agnelli, che anche a X Factor non si è risparmiato).

«Facciamo un disco solo se abbiamo qualcosa da dire» – Manuel Agnelli

«Folfiri o Folfox è un disco sulla morte e sulla vita, sulla malattia e sulla cura, sulle domande senza risposta. Diciotto canzoni calde, sincere, energiche. Un grido di dolore per celebrare una rinascita. Un porto, un punto di arrivo da dove ricomincia tutto. Perché voglio essere felice. E non me ne frega un cazzo se è la cosa più banale del mondo» – Manuel Agnelli

«Comporre e suonare canzoni è una forma di autoanalisi per espellere il marcio che hai dentro» – Manuel Agnelli

«La musica è sempre la trasposizione della società. Negli ultimi anni ci siamo imborghesiti. Negli anni Sessanta i musicisti avevano ancora il coraggio di sperimentare, di stare in mezzo alla gente e di sporcarsi le mani. Oggi non è più così. Siamo viziati, pigri, chiusi in casa dietro lo schermo di un computer o di uno smartphone, senza possibilità di avere uno scambio reale con le persone. E poi vedo tanti giovani musicisti bravi ma troppo precisi. Non ci sono più i freaks, i folli, i veri alternativi. Viviamo una situazione molto pallosa. Siamo una generazione che non ha combinato un cazzo. Non dobbiamo aspettare che qualcuno faccia la rivoluzione al posto nostro per poi buttarcisi dentro. Bisogna agire, sporcarsi le mani, anche avere il coraggio di essere piccoli. Il compito di chi fa rock è quello di portare la propria visione estetica e della vita tra la gente. Gli Afterhours non pubblicano album per compiacere se stessi e tenerli per sé, ma per arrivare alla gente e portare determinati temi» – Manuel Agnelli

«Siamo cresciuti con artisti come Nick Cave. Mi ricordo un concerto di Cave a Novellara, nel 1987 mi pare, che si concluse con una cover di By The Time I Get To Phoenix, una ballata di Gene Pitney. Prima di cominciare a suonarla annunciò: “Se vedo un accendino me ne vado”. Rimasi di sasso e capii che quella non era spocchia, ma il tentativo di affermare la propria arte, la voglia di far capire le coordinate in cui muoversi. Il punk e il post punk hanno fatto la stessa cosa e a noi interessa proprio quel tipo di discorso e percorso. È facile scambiarlo per arroganza, ma è l’esatto opposto, amore per ciò che si fa» – Manuel Agnelli

«Hai paura del buio? non è il nostro miglior album. Diciamo che, forse, è quello uscito al momento giusto ed è stato in grado di compiere una piccola rivoluzione all’interno della scena rock italiana dell’epoca. Senza dubbio, immortala un momento ben preciso della nostra storia, quando eravamo un gruppo allo sbando, a livello emotivo. Parte del suo fascino credo risieda lì…» – Manuel Agnelli

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