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Non solo mainstream: 50 album del 2018 che dovete ascoltare

Nel 2018 il rock è morto. Le chitarre sono passate di moda. Nessuno ascolta più questa roba. Esattamente come tutti gli altri anni e come da un paio di decenni a questa parte insomma. Lasciando da parte i luoghi comuni, sono stati pubblicati molti album di livello, anche in generi considerati passati di moda come il classic rock, l’hard & heavy, l’alternative, il progressive e anche il metal estremo. Non è certo nostra volontà proporre selezioni editoriali di dischi sperimentali o eccessivamente inaccessibili, tuttavia non avremmo fatto un lavoro completo se, oltre alla musica italiana e a quella mainstream internazionale, non avessimo preso in considerazione anche titoli che, specialmente all’estero, funzionano eccome (alcuni addirittura fanno risultati importanti anche nello streaming).

Cercando di dare uguale spazio a vecchie querce e novità, di seguito (come sempre in rigoroso ordine alfabetico) eccovi quanto di meglio il mercato underground ci ha riservato nell’anno appena trascorso.

Annisokay – Arms
Una realtà, quella degli Annisokay, sempre più solida e stabile. Risultato? Un disco come Arms, che per la formazione tedesca rappresenta un punto di arrivo e una chiara presa di posizione. Con i suoi singoli catchy, come Unaware e Escalators, il quarto full-length dei Nostri offre uno spaccato esaustivo del melodic metalcore contemporaneo.

Architects – Holy Hell
Un gravissimo lutto (la morte del chitarrista e compositore Tom Searle) non è bastato a fermare gli Architects. Dopo l’ottimo All Our Gods Have Abandoned Us erano in molti a chiedersi cosa avrebbe tirato fuori dal cilindro la band metalcore britannica, e Holy Hell è la migliore risposta che Carter e soci potessero formulare. Un urlo di dolore e rabbia, inframmezzato da inaspettate aperture melodiche, che vi resterà a lungo nelle orecchie.

Beartooth – Disease
Che i Beartooth di Caleb Shomo (ex Attack Attack) fossero una delle formazioni più interessanti del panorama metalcore attuale era ormai evidente da Aggressive (2016). Ma con Disease i Nostri dimostrano di essere pronti a passare al livello successivo, non limitandosi solo a inanellare un gancio infallibile dopo l’altro, ma anche orientando la bussola verso lidi alternative e addirittura pop punk.

Behemoth – I Loved You at Your Darkest
Adam Nergal Darski è uno dei personaggi più controversi e seguiti della scena estrema. Anche per l’uscita di I Loved You at Your Darkest, il frontman dei Behemoth e i suoi hanno ideato una campagna promozionale tanto dissacrante quante efficace, aggettivi che si rispecchiano alla perfezione anche nel nuovo disco dei colossi polacchi del black/death metal.

between-the-buried-and-me-automata-2018Between The Buried and Me – Automata I & II
Due capitoli di un concept incredibile, due dischi che rappresentano l’ennesimo capolavoro in ambito progressive metal/progcore per i Between The Buried and Me, una band che non ha mai avuto paura di sporcarsi le mani sperimentando con sonorità diametralmente opposte rispetto alla propria proposta, ma che sa anche come colpire nel segno la propria audience e Condemned To the Gallows (recentemente nominata ai Grammys nella categoria Best Metal Performance) ne è la riprova.

Beyond Creation – Algorythm
Il progressive death metal non è musica per tutti, né per chi suona né per chi ascolta. I canadesi Beyond Creation si pongono tra gli alfieri del genere con Algorythm, un disco in cui tecnica, sperimentazioni e complessità vanno a braccetto con una naturalezza del tutto invidiabile.

Black tusk – TCBT
I Black Tusk, pur orfani del bassista Jonathan Athon, scomparso nel 2014 in un incidente motociclistico, continuano il loro percorso settandosi in perfetto equilibrio tra sludge e harcore/crust con questo TCBT, un disco violento e nichilista quanto basta per essere ricordato in questa lista.

boston-manor-welcome-to-the-neighbourhood-2018-hpBoston Manor – Welcome to the Neighbourhood
Non è detto che chi nasce pop punk debba per forza morire pop punk. I Boston Manor, che non più tardi di un paio di anni fa avevano debuttato con un disco per l’appunto pop punk molto standard, svoltano la loro carriera con uno dei dischi rock dell’anno, tra alternative, post-hardcore, post-emo e grunge, pur senza dimenticare le proprie radici.

breaking-benjamin-ember-recensioneBreaking Benjamin – Ember
Ember ha messo d’accordo un po’ tutti, sia chi da un lato accusava i Breaking Benjamin di essere diventati troppo radiofonici, sia chi d’altro canto non vedeva l’ora di ascoltare qualcosa di leggermente più pesante da Ben Burnley e soci. Una duplice natura che segna per i Nostri una delle produzioni più convincenti degli ultimi anni della loro carriera.

Bullet for My Valentine – Gravity
Per i Bullet for My Valentine il discorso è diverso. Gravity non è il disco dell’anno, né tantomeno il migliore mai pubblicato da Matthew Tuck e compagni, ma ha dalla sua una buona dose di coraggio, che confluisce in un cambio di rotta verso l’alternative rock e in un contingente di pezzi orecchiabili e costruiti seguendo una logica forse un po’ datata, ma per quel che ci riguarda, efficace.

Bury Tomorrow – Black Flame
Sicuramente in ambito metalcore uno dei dischi più attesi di questo 2018 era proprio Black Flame dei Bury Tomorrow. I fratelli Bates sfornano un’opera meno pesante e più incline alle aperture melodiche rispetto ai loro standard del passato, ma ugualmente (o forse proprio per questo) molto godibile.

Dance Gavin Dance – Artificial Selection
Oltre ad aver inventato il loro genere (lo swancore, ovvero una miscela tra post-alternative, mathcore, emo e pop punk), i Dance Gavin Dance danno alle stampe il loro manifesto. Artificial Selection non è l’album più rivoluzionario della prolifica formazione, ma è sicuramente il modo migliore per cementare una volta per tutte la propria identità.

Deafheaven – Ordinary Corrupt Human Love
I Deafheaven hanno sempre provocato reazioni contrastanti sia tra gli amanti dell’indie che tra i puristi del metallo. Ordinary Corrupt Human Love non farà cambiare di certo idea a nessuna delle categorie sopra esposte, ma porta al livello successivo l’ibrido tra ambient, dream pop, shoegaze e cantato black metal da sempre trademark dei Nostri.

foto-concerto-dimmu-borgir-milano-2018Dimmu Borgir – Eonian
Erano diversi anni che i Dimmu Borgir non si facevano sentire. Ma con Eonian, i fan della formazione guidata da Shagrath possono nuovamente godere del symphonic black metal cavallo di battaglia della storica band.

disturbed-band-2018Disturbed – Evolution
Per settimane non si è fatto altro che parlare di David Draiman e del suo addio ai piercing, spesso dimenticandosi di quanto Evolution, l’ultimo lavoro dei Disturbed, sia un buon disco. In realtà l’evoluzione di cui si accenna nel titolo non si rispecchia nei nuovi brani inediti della band, ma poco male: ai Disturbed fa molto bene rimanere se stessi.

Don Broco – Technology
I Don Broco aggiungono le chitarre metal al loro alternative rock tutto groove et voilà, nasce Technology, il trampolino di lancio per la formazione britannica, che dopo essersi fatta le ossa condividendo il palco con Bring Me the Horizon e altri colleghi illustri, non vede l’ora di mangiarsi lo stage in autonomia.

Elvis Costello – Look Now
Parliamo, anzi scriviamo, di Elvis Costello con la dovuta soggezione che richiedono i mostri sacri. Detto questo, il ritorno del cantautore e il miglioramento del suo stato di salute ha fatto tirare un sospiro di sollievo a tutti. Supportato dai fidi Imposters, Costello continua a essere rilevante nella storia della musica che lui stesso ha contribuito a scrivere.

Empire – Glue
Non è vero che non capita più di innamorarsi di un album al primo ascolto, e soprattutto di rimanergli fedeli fino all’ultimo brano. Ce lo provano gli Empire con il bellissimo Glue, un meltin pot post hardcore, alternative, pop-punk e modern rock il cui collante è la voce potente e disarmante di Joe Green. Primo e purtroppo ultimo full-length degli Empire, che si sono sciolti a poche settimane dalla pubblicazione del disco.

fantastic-negrito-milano-2018Fantastic Negrito – Please Don’t be Dead
Fantastic Negrito è uno dei nomi più caldi della musica contemporanea. Finalmente lanciato verso l’Olimpo dopo anni di vita professionale e privata che dire travagliata è poco, Xavier Amin Dphrepaulezz è uno degli artisti più completi degli ultimi anni, né blues né rock, né funky né soul, ma allo stesso tempo molto di più. Please Don’t be Dead è lì a provarcelo.

Father John Misty nuovo album 2018Father John Misty – God’s Favourite Customer
L’ex batterista dei Fleet Foxes ha trovato la sua incarnazione migliore nei panni del misterioso crooner Father John Misty. Spogliatosi dell’ambizione del precedente Pure Comedy, God’s Favorite Customer è un disco cantautorale puro e sincero, da ascoltare con i testi a portata di mano.

ghost-band-2018Ghost – Prequelle
Si è fatto tanto parlare dei Ghost quest’anno, e non solo per pettegolezzi o indiscrezioni sull’identità dei Nameless Ghouls. Prequelle può essere definito senza troppi giri di parole il disco mainstream degli svedesi, più morbido rispetto alle precedenti uscite ma ruffianamente infarcito di ganci memorabili di stampo heavy settantiano.

Good Tiger – We Will All Be Gone
C’è chi guarda ai supergruppi con un certo sospetto. Ma se si parla dei Good Tiger (ex TesseracT, The Safety Fire e The Faceless), i timori si dissipano non appena We Will All Be Gone inizia a suonare. La seconda fatica in studio dei GT si focalizza sulla melodia e sull’immediatezza, viaggiando tra post-hardcore e math rock, omaggiando anche Mars Volta e Fall Out Boy.

Gorod – Aethra
Sulla scia dei Beyond Creation, anche i Gorod si faranno ricordare per un album di ottimo technical death metal. I francesi chiamano in causa in Aethra Gojira, Between the Buried and Me e addirittura Mastodon e Iron Maiden, filtrando queste influenze attraverso la loro sensibilità e tecnica ineccepibile.

ihsahn-milano-2018Ihsahn – Ámr
Tra le stelle del metallo nero, Ihsahn è indubbiamente la più fulgida. Il polistrumentista norvegese ed ex Emperor mette ampiamente in chiaro quanto appena esposto in Ámr, un’opera pericolosamente in bilico tra progressive e black metal, elegantemente sporcata dai synth e da velleità melodiche.

Immortal – Northern Chaos Gods
Dopo dieci anni di inattività e l’abbandono definitivo e traumatico di Abbath, le premesse per il nono album degli Immortal non erano di certo le migliori. Invece, la leggendaria formazione black metal sforna una delle opere migliori del suo genere degli ultimi tempi, con Demonaz nei panni per lui inediti di frontman full time.

Foto-concerto-johnny-marr-milano-29-novembre-2018Johnny Marr – Call The Comet
Il terzo album solista dell’altra metà dei The Smiths è il più strutturato e completo della carriera di Marr, finalmente libero di esprimersi al suo meglio, e con la sua chitarra che graffia più che mai. Call the Comet inoltre è un concept su un ipotetico mondo distopico, non poi così lontano dalla nostra realtà. Melodia brit-rock e eleganza a palate.

judas-priest-firenze-rocks-2018Judas Priest – Firepower
Diciottesimo disco per una band che, nonostante gli alti e bassi, sembra non voler soccombere al proprio mito, anzi. Firepower dimostra per l’ennesima volta (come se ce ne fosse bisogno) l’ottimo stato di salute dei Judas Priest sia in studio che in live (fatta eccezione purtroppo per Glenn Tipton, a cui è stato diagnosticato di recente il morbo di Parkinson).

Light The Torch – Revival
Prendete un cantante con i controfiocchi, una raffica di melodie catchy e qualche tocco di volenza hardcore, e otterrete uno dei dischi metalcore più interessanti dell’anno, che porta il nome di Revival. Howard Jones, nella veste di frontman dei Light the Torch, convince esattamente come in tutte le sue precedenti incarnazioni, non sono con i Killswitch Engage.

Foto-concerto-low-milano-05-ottobre-2018Low – Double Negative
Per i Low il cambiamento è sempre qualcosa di positivo. Indagando una vasta pletora di emozioni umane, la formazione flirta con Radiohead, Nine Inch Nails e Sigur Rós, senza perdere per questo la propria personalità, e anzi, dando alle stampe uno dei dischi migliori della propria carriera.

manic-street-preachers-2018Manic Street Preachers – Resistance Is Futile
Un nome come quello dei Manic Street Preachers ha bisogno di ben poche introduzioni. Resistance Is Futile si incasella nella tradizione più melodica e radio-friendly della band di James Dean Bradfield, tanto da raggiungere il secondo posto nelle classifiche di vendita britanniche durante la settimana di uscita.

Marduk – Viktoria
Un anno d’oro per il black metal questo 2018. Tornano infatti con il loro quattordicesimo album anche i Marduk, storica formazione svedese che qualche pagina nel metallo estremo può vantarsi di averla scritta. Viktoria è un lavoro che arriva dritto al dunque in poco più di mezz’ora, inserendosi senza troppa fatica nella migliore discografia dei Nostri.

Mark Knopfler – Down The Road Whenever
Impossibile che un nuovo disco di Mark Knopfler non si conquisti di diritto un posto tra gli album memorabili dell’anno. Down The Road Whenever, il decimo full-length da solista per la leggenda dei Dire Straits, non fa di certo eccezione, e continua a regalare agli appassionati di musica ispirati momenti di puro piacere.

Monuments – Phronesis
Nella scena progcore (sempre più in fermento) i Monuments vantano una posizione d’onore in compagnia di Tesseract e Periphery, giusto per citare due tra i nomi più enormi del genere. Anche se gli hardcore fan non hanno gradito l’ammorbidirsi del sound dei Nostri in Phronesis, Chris Barretto e soci sanno esattamente il fatto loro e come giocarsi le carte giuste per sfondare, anche fuori dal loro orticello.

Foto-concerto-myles-kennedy-milano-04-aprile-2018Myles Kennedy – Year Of The Tiger
L’attesa struggente dei sostenitori di Myles Kennedy è stata finalmente ripagata con la pubblicazione di Year Of The Tiger, primo disco solista per il frontman degli Alter Bridge, un omaggio alla vita dello stesso artista e al rock nella sua forma più pura, dedicata a chi è ancora capace di emozionarsi ascoltando una voce (e che voce) e una chitarra acustica.

Night Verses – From The Gallery of Sleep
A volte però, la voce non serve. È il caso dei Night Verses, trio che dopo l’addio del cantante Douglas Robinson, ha deciso di proseguire come formazione strumentale, dando alle stampe un disco di rara bellezza, a cavallo tra progressive e post-metal, ma sporcato da atmosfere post-rock. Tenete d’occhio il batterista Aric Improta, ne sentirete parlare spesso nei prossimi mesi per il suo impegno nei Fever 333.

Obscura-diluvium-2018-hpObscura – Diluvium
Gli Obscura non ne hanno mai abbastanza di comporre dischi perfetti. Proseguendo il discorso dal precedente Akróasis, il quinto disco per il combo francese aggiunge ulteriori divagazioni progressive al suo consueto e accuratissimo technical death metal, lasciando trapelare un futuro di ulteriore crescita e sperimentazione.

Of Mice & Men – Defy
Rimanere senza vocalist non è per niente facile, ma dopo il ritiro per gravi motivi di salute di Austin Carlile, gli Of Mice & Men non si lasciano prendere dal panico e anzi, danno alle stampe un disco metalcore energico e positivo, diametralmente opposto al precedente Cold World, e con il bassista Aaron Pauley nella nuova e convincente veste di frontman e cantante.

Parkway-Drive-ReverenceParkway Drive – Reverence
La scomparsa di Tom Searle degli Architects ha causato una serie di reazioni a catena inimmaginabile nel mondo alternative. Tra queste, Reverence dei Parkway Drive, l’album più cupo della band australiana, che riesce comunque a non perdere il proprio smalto come fornace di inni metalcore tutti da cantare a squarciagola.

Paul Weller – True Meanings
Sessant’anni e ventisei album. Quando ti chiami Paul Weller, i numeri non contano. Soprattutto, se la qualità rimane eccelsa e immutata nel tempo. True Meanings non fa di certo difetto di queste caratteristiche a suon di ballate folk e soul di una raffinatezza praticamente impossibile da reperire in giro di questi tempi.

Richard Ashcroft – Natural Rebel
L’ex Verve fa ritorno alle sonorità a lui più congeniali con questo Natural Rebel, ovvero rock classico, un bel po’ di ispirazione country e qualche sprazzo brit pop. L’esperimento riuscito a metà con i sintetizzatori del precedente These People è ben lontano dalla mente del cantautore britannico, e i fan ringraziano.

Rise Of The Northstar – The Legacy of Shi
Basterebbe solo dire che questo disco è stato prodotto da Joe Duplantier dei Gojira per catturare immediatamente l’attenzione. Ma il secondo full-length dei francesi Rise Of The Northstar è un progetto ambizioso, costruito tra hip-hop, nu metal e hardcore, oltre a una passione totale per tutto ciò che concerne il Sol Levante.

Roger Daltrey – As Long As I Have You
L’età non sembra essere un deterrente per Roger Daltrey, che pur senza gli Who (anche se in As Long As I Have You ha suonato anche Pete Townshend, oltre all’ex Style Council Mick Talbot) continua a ruggire come prima e più di prima. Il nono album solista di Daltrey, con le cover di Stevie Wonder, Nick Cave e Garrett Mimms, rappresenta un vero e proprio tributo alle proprie origini e agli artisti che maggiormente lo hanno ispirato nel corso della sua carriera.

foto-concerto-shinedown-milano-22-novembre-2018Shinedown – Attention Attention
Finalmente gli Shinedown ritornano in pista e lo fanno al sesto album in studio. Meglio tardi che mai, ma Attention Attention è valso la pazienza di tutti coloro che hanno malvisto la svolta “pop” dell’ultimo periodo, regalandoci un disco coerente in tutte le sue sfaccettature, passando con disinvoltura dall’hard rock alle ballad.

Skyharbor – Sunshine Dust
Per gli Skyharbor di Keshav Dhar Sunshine Dust non solo rappresenta il lavoro del ritorno sulle scene, ma anche una nuova vita dopo l’abbandono di Daniel Tompkins (che come sappiamo ora è stabilmente a capo dei Tesseract), sostituito egregiamente dal collega Eric Emery. Melodic/atmospheric prog metal di livello.

Sleep – The Sciences
L’importanza degli Sleep in ambito doom e stoner non è discutibile. La gestazione travagliata di The Sciences non mette in dubbio la loro posizione di forza, rimasta immutata negli anni nonostante le pause di riflessione e i cambi in line-up. Un’opera che non potrà far altro che trascinarvi nell’abisso con le sue spirali ipnotiche.

Sons of Kemet – Your Queen Is A Reptile
Un album dedicato alle donne, a quelle donne che hanno fatto la storia lottando per la propria indipendenza. Oltre a un importante messaggio sociale, Your Queen Is A Reptile dei Sons of Kemet si distingue per la rilevanza artistica e per la nonchalance con cui i Nostri miscelano il jazz a funk, afrobeat, trip-hop e sonorità caraibiche.

Suede – The Blue Hour
Il segreto dei veri grandi è quello di maturare anche quando si pensa di aver raggiunto il massimo. Prendete gli Suede, che trovano il coraggio di scrivere l’opera più magniloquente e teatrale della propria carriera (inutile dire a tal proposito quanto valga l’apporto dell’Orchestra Filarmonica di Praga in The Blue Hour).

tash-sultana-milano-2018-foto-7Tash Sultana – Flow State
Tash Sultana è uno dei nomi “nuovi” ad essere rimbalzato di più di bocca in bocca quest’anno. Non solo la ex busker australiana si è fatta notare per i suoi live ipertecnici e passionali, ma grazie al debutto discografico è arrivato alle orecchie di un pubblico molto più vasto con il suo mix sorprendentemente radiofonico tra blues, funky-jazz, soul e pop.

tesseract-btbam-parma-2018Tesseract – Sonder
Il quarto disco del combo progressive metal britannico è il compendio perfetto della discografia dei Tesseract. In Sonder infatti compaiono l’energia di One, le atmosfere oniriche e ambient di Altered State e la maggiore accessibilità di Polaris, oltre a un concept potente e a una pulizia del suono ancora più ricercata rispetto alle produzioni precedenti.

underoath-milano-2018Underoath – Erase Me
Sono passati otto anni dal precedente Ø, il batterista Aaron Gillespie nel frattempo è tornato in line-up, e gli Underoath non aspettavano occasione migliore per staccarsi di dosso l’etichetta di christian band. Ma Erase Me segna anche una svolta verso sonorità alternative/ electronic rock quasi del tutto inedite per una formazione che aveva trovato il successo dietro la maschera emocore.

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