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Darkness on the Edge of Town di Bruce Springsteen compie 40 anni

Oggi, nel 1978, usciva Darkness on the Edge of Town, quarto disco di Bruce Springsteen, una delle prove più impegnative nella lunga e prolifica carriera del rocker americano.

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40 ANNI FA…
Stiamo parlando del disco che doveva dar seguito a Born To Run, catalogato fin da subito come pietra miliare della musica a stelle e strisce, nonché uno dei punti cardine della carriera del Boss. Come se non bastasse, quel simpaticone dell’ex manager Mike Appel e i suoi cavilli legali, costringono la Columbia (a quel tempo CBS Records) a tenere Bruce lontano dallo studio di registrazione. Dalla precedente release passano così tre anni, un periodo che può logorare chi ha appena pubblicato il suo primo, vero successo planetario. Ma non il Boss. Lui che ha la E Street Band dalla sua ed è perfettamente inserito nel suo tempo. Ha tanto da dire e parla per una nazione intera.
La guerra in Vietnam è finita da tre anni, ma i suoi devastanti effetti hanno solo finito di grattare via la superficie e riescono ora a farsi spazio nella carne viva. In questo scenario, la musica di Springsteen riesce ancora una volta a dare una spinta al popolo musicofilo americano.

IL DISCO
Mentre Born To Run, con la sua irruenza rock, dava voce al giovane americano arrabbiato, deluso e ribelle, Darkness e le sue potentissimi liriche entrano con disinvoltura nella sfera intima di chi, tre anni dopo, deve fare i conti con la dura e triste realtà. Una realtà caratterizzata da una profonda disillusione, dal Sogno Americano che ormai è solo un’ombra, da uno scontro generazionale ad armi impari. Come affrontarla? Andando avanti. Come nell’ispiratissimo testo dell’iconica Badlands:
You spend your life waiting
For a moment that just don’t come
Well don’t waste your time waiting
Inutile aspettare tutta la vita, per un momento che non arriverà mai. La disillusione più pura. Questo il tema portante di tutto il disco, che si fa ancora più concreto nell’ispiratissimo testo di Racing In The Streets, secondo cui “Alcuni semplicemente si arrendono, muoiono un po’ alla volta, pezzo dopo pezzo, altri tornano da lavoro, si lavano ed escono per strada”. La rivalsa del lavoratore, che non è annichilito dallo sgretolamento dei suoi sogni, ma si muove, vive la vita.

Ma Darkness non è solo un insieme di belle parole. Gli arrangiamenti della E Street Band contribuiscono a consolidare il mito di quella formidabile formazione con la quale è impossibile scrivere dischi sotto la soglia dell’eccellenza. Non mancano i pezzoni granitici, come la potente Adam Raised a Cain e alcune tra le ballate più ispirate del repertorio springsteeniano, come Something in the Night. Un disco completo, maturo e destinato a vita eterna.

…OGGI
Negli anni successivi alla pubblicazione di questo quarto album in studio, l’immagine del Boss si delinea sempre più come quella dell’eroe della classe operaia decantato da John Lennon all’inizio degli anni Settanta. Forte di un successo ormai senza freni e di una libertà commerciale pressoché illimitata, Springsteen si stacca velocemente dall’intimità di Darkness On The Edge of Town per pubblicare il suo primo doppio album: il seminale The River. Nell’altalena che è la carriera del cantautore americano, abbandona l’E Street Band per pubblicare Nebraska – forse il capitolo più poetico ed ermetico della sua produzione – e si lancia poi in cima alla catena alimentare degli Eighties con Born In The U.S.A., il suo più grande successo commerciale di sempre. Undici full-length dopo, possiamo dire senza dubbio alcuno che il tempo è stato generoso con Darkness On The Edge Of Town. Un album che avrebbe potuto esaurirsi nel suo contesto e che invece, a quarant’anni dalla sua pubblicazione, riesce ancora a trovare largo spazio tanto nelle orecchie dei fan quanto nell’invidiata attività live dell’inossidabile Bruce Springsteen e che si erge con orgoglio tra i più importanti lavori di una delle immense icone della storia del rock.

Umberto Scaramozzino

Foto di Francesco Prandoni

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