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Carcass-Heartwork-1993-hp

Heartwork dei Carcass compie 25 anni

Il 18 ottobre 1993 viene dato alle stampe Heartwork, disco capolavoro e pietra miliare non solo rispetto alla carriera dei Carcass, ma anche rispetto alla scena death metal stessa, e in special modo quel filone melodico che troverà negli anni successivi terreno particolarmente fertile in Svezia.

Carcass-Heartwork-1993

25 ANNI FA…
Nel 1993, il metal propriamente detto non naviga nelle ottime acque del decennio precedente. Infatti è il rock ad avere la meglio, grazie all’onda lunga del successo dei Nirvana e alla pubblicazione del loro ultimo full-length, In Utero. Anche band come Pearl Jam, Smashing Pumpkins e persino Primus vendono milioni di dischi.
Ma nonostante tutto, il fermento dell’underground non si spegne mai: i Sepultura iniziano a gettare le primissime basi del nu metal con Chaos A.D., mentre gli Angra preparano il terreno per il power europeo, e i Type O Negative riescono a conquistarsi la propria fetta di mercato, pur essendo un gruppo gothic/doom. Inoltre, Atheist, Cynic e Pestilence spingono il death metal oltre i propri confini e verso un’inedita sofisticazione.
In questo contesto si inseriscono i Carcass, che dopo la buona accoglienza di Necroticism – Descanting the Insalubrious (1991), hanno tutte le intenzioni di consolidare in modo imperituro il proprio nome nella scena estrema.

IL DISCO
Il segreto per proseguire una carriera già ben avviata, è cambiare direzione, senza tradire le proprie radici. È con questo mantra in testa che i Carcass lavorano a Heartwork, quarto disco del combo britannico che vede una trasformazione dal grindcore (del quale sono stati pionieri insieme ai Napalm Death, ex band di Bill Steer dal 1987 al 1989) delle precedenti uscite a un progressivo avvicinarsi a sonorità melodeath (anche se a dirla tutta, i semi del death metal nella sua accezione più classica e tecnica erano già presenti nelle produzioni passate). Non solo il sound cambia (scatenando nei fan della prima ora di Jeff Walker e soci durissime reazioni e accuse di “essersi venduti”), ma anche le lyrics, che pur mantenendo un certo humor nero, si fanno più profonde, passando oltre lo splatter duro e puro e toccando tematiche come l’animo umano (Heartwork), l’amore (No Love Lost), la religione (Embodiment) e la guerra (Carnal Forge).
Per la prima volta inoltre, le linee vocali sono completamente a carico di Walker, lasciando Bill Steer libero di concentrarsi sulle sei corde. Heartwork è un lavoro meno complesso e più diretto rispetto a Necroticism, e gioca su un equilibrio perfetto tra violenza e melodia (vedi la title track, un vero e proprio inno rappresentativo di un’epoca intera). La voce tagliente e viscosa di Jeff Walker non perde credibilità a cavallo di questi due poli opposti, fungendo da punto di sutura tra le parti di un mostro di Frankenstein dissezionato, ricucito e animato, con perfezione chirurgica. Da notare anche la cover del disco, opera dello scultore svizzero H.R. Giger (mente che si cela dietro gli artwork di molti grandi del metal e soprattutto premio Oscar per i migliori effetti speciali grazie alla creazione di Alien), riproposta “dal vivo” nel videoclip di Heartwork.

… E OGGI
L’eco di Heartwork arriva anche alle orecchie delle Columbia Records, con la quale i Carcass firmeranno, anche se non debutteranno mai con la major. Swansong (1996) infatti uscirà ancora per Earache, l’etichetta precedente dei Nostri. Ma le cose, già dopo l’abbandono del chitarrista Michael Amott immediatamente successivo alla pubblicazione di Heartwork, inizieranno a peggiorare per i Carcass fino ad arrivare allo scioglimento nel 1996. Uno iato che è proseguito fino al 2007, anno in cui la band si è riformata. Mentre Amott prosegue con successo la sua militanza negli Arch Enemy e il batterista Ken Owen si è visto costretto ad abbandonare per gravi motivi di salute, gli unici membri originari ad oggi rimangono Walker e Steer, che insieme a una formazione completamente rinnovata hanno dato alle stampe Surgical Steel, comeback album del 2013, e continuato ad esibirsi sui palchi di tutto il mondo.

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