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Gli album dei Coldplay classificati

Mancano due settimane al 14 novembre 2018, data in cui i fan dei Coldplay potranno assistere alla proiezione del docu-film A Head Full Of Dreams nei cinema di tutto il mondo (qui l’elenco delle sale che aderiranno all’iniziativa). Nonostante l’occhio di riguardo per l’ultimo eccezionale tour in supporto al settimo capitolo discografico, la pellicola ripercorrerà i 20 anni di carriera dei Nostri, dall’uscita del fortunato Parachutes a oggi. Cogliamo l’occasione per mettere in ordine gli album in studio del combo britannico.

7) A Head Full of Dreams
Non esattamente un capolavoro, ma ugualmente un disco di enorme successo. Come ogni altra release dei Coldplay d’altronde. Il suo maggior difetto è quello di tornare sulla strada battuta da Mylo Xyloto, di gran lunga il lavoro più criticato della discografia. Di nuovo l’esplosione di colori, di nuovo l’euforia, i cori, i duetti. Ancora più pop.

6) Mylo Xyloto
Forse l’inizio della fine – si fa per dire, visti i risultati – per i quattro inglesi, che messe da parte le grandi ambizioni compositive di Viva la Vida si sono ritrovati a dispensare il primo “è il nostro miglior album di sempre, potrebbe essere l’ultimo”. Quelle frasi che le quali le band si fasciano la testa prima di rompersela. Ovviamente è un successo planetario e gli stadi faticano a contenere tutti i fan desiderosi di vedere la formazione londinese sul palco.

5) Ghost Stories
Dopo l’insostenibile esuberanza di Mylo Xyloto nessuno si sarebbe aspettato un disco come Ghost Stories. Intimo, desaturato, minimale, profondo. A parte il singolone A Sky Full full of Stars, il resto del full-length si muove in punta di piedi, così come i suoi autori, che scelgono di non intraprendere nessun tour mondiale a supporto. Un lavoro segnato dalla fine della storia tra Chris Martin e la sua storica compagna Gwyneth Paltrow, per cui dotato di un’urgenza espressiva senza precedenti per la band.

4) X&Y
I Coldplay che incontrovertibilmente arrivano in vetta. Nessun album nel 2006 vende più di X&Y, di cui parlano persino i notiziari. Per ottenere tutto ciò Chris Martin e soci perdono ogni briciola di spontaneità e si lanciano in una ricerca sonora che li porterà progressivamente a perdere un po’ l’urgenza degli esordi post-britpop, in favore di un pop-rock caleidoscopico.

3) Viva la vida or Death and All His Friends
Fisicamente il disco più venduto al mondo del 2008, digitalmente il più venduto della storia. Archiviata la prima trilogia discografica i Coldplay pubblicano il loro lavoro più ambizioso: con Viva la vida or Death and All His Friends il combo britannico raggiunge probabilmente la sua vetta creativa. Che il buon Brian Eno, finalmente nel ruolo del produttore, abbia avuto il suo peso?

2) Parachutes
Siamo lontani anni luce dai colori accecanti del presente. I Coldplay muovo i primi malinconici passi su un tappeto di foglie autunnali, sotto la pioggia. Chris Martin nel video di Yellow appare quasi in imbarazzo davanti a quella telecamera che indaga sul suo disagio. Visto l’andazzo odierno, dobbiamo arrenderci all’evidenza che nulla potrà mai restituirci quella piacevole e confortante genuinità.

1) A Rush of Blood to the Head
Difficile scegliere un vincitore tra i primi due dischi dei Coldplay. Ma A Rush of Blood to the Head ha quel pizzico di maturità in più che lo rende perfetto nel suo contesto. Qualitativamente è l’album che ogni progetto pop-rock vorrebbe e dovrebbe pubblicare, tant’è vero che ottiene il miglior riscontro di critica e ancora oggi il trittico Clocks, In My Place e The Scientist non può mancare mai dalla scaletta.

Umberto Scaramozzino

Foto di Francesco Prandoni

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