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Viva la vida or Death and All His Friends dei Coldplay compie dieci anni

I Coldplay, indubbiamente tra le band più amate e odiate del Terzo Millennio, dieci anni fa pubblicavano uno dei dischi più apprezzati della loro carriera. Tra l’11 e il 13 giugno del 2008 Chris Martin e soci facevano uscire in Giappone, Regno Unito e Italia Viva la Vida or Death and All His Friends, loro quarto lavoro in studio, vincitore di un Grammy Award come miglior album rock.

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10 ANNI FA…
2008. Anno della scoperta dell’acqua su Marte, di Barack Obama quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti d’America e dell’inizio dell’egemonia della Roja, la nazionale di calcio spagnola. Ma il mondo della musica mainstream è concentrata sul ritorno di un combo inglese: i Coldplay.
Difficile pensare che una band come i Coldplay, da sempre sulla cresta dell’onda, intenta a raccogliere consensi con il retino, possa attraversare un momento di crisi all’alba di uno dei suoi maggiori successi. Proprio nel 2006, all’inizio di un lunghissimo processo che li porterà alla release di Viva La Vida or Death and All His Friends, Chris Martin e soci hanno bisogno dell’intervento del Re Mida della musica mondiale Brian Eno per riuscire a mettere insieme i pezzi e appianare divergenze e screzi. Con l’aiuto del noto produttore, coadiuvato da Markus Dravs e Rik Simpson, registrano il loro nuovo disco tra Londra, Barcellona e New York.
MySpace è ancora un punto di riferimento (a dire il vero, in Italia è all’inizio della fase discendente della sua brevissima parabola di successo) ed è la piattaforma scelta per proporre l’anteprima.

IL DISCO
Se i primi dischi dei Coldplay, quelli ritenuti una prima trilogia, vengono naturalmente accostati ai Radiohead con le dovute precauzioni, il quarto ambizioso capitolo discografico lancia la band nell’olimpo dei paragoni. Chris Martin si diverte a fare il giocoliere, mette in copertina La Libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix, nel titolo una frase di Frida Kahlo e fa diventare schizofrenici i critici di mezzo mondo che, oltre agli scontati Radiohead, sentono qui gli U2, lì gli Smiths, altrove i Blur o i My Bloody Valentine. C’è persino chi scomoda i Pink Floyd. La verità è che a parte qualche sosta lungo il percorso, la destinazione del nuovo corso dei Coldplay è più chiara che mai: il vertice del pop mondiale. Quello mainstream, smaccatamente da classifica. Non a caso Chris definisce il singolone semi-title-track Viva La Vida come “la canzone che tutti devono sentire almeno una volta nella vita”. Il successo quell’anno è effettivamente straordinario (fisicamente il disco più venduto al mondo del 2008, digitalmente il più venduto della storia) ed estremamente longevo e gli unici che sembrano stargli dietro sono i The Killers, che con la loro Human si contendono a qualche mese di distanza l’egemonia radiofonica di mezzo globo.

…OGGI
Come ha retto il primo decennio il quarto album dei Coldplay? Innanzitutto no, Viva La Vida non è diventata “la canzone che tutti devono sentire almeno una volta nella vita”, anche se per poco. Già solo nel loro repertorio ci sono pezzi più rappresentativi (come Yellow o Fix You) ma praticamente ogni anno dalla sua uscita a oggi risulta essere il pezzo più suonato del tour, esclusi i singoli del momento. Questo la dice lunga sull’importanza di questo tassello all’interno del mosaico dei Coldplay. Il resto del full-length viene da tempo snobbato dalla band in sede live. I concerti sono ormai focalizzati sugli ultimi tre dischi, anche loro – come Parachutes, A Rush of Blood to the Head e X&Y – spesso raggruppati in una sorta di trilogia. Con Viva la Vida or Death and All His Friends a fare da spartiacque tra gli Anni Zero e gli Anni Dieci, tra il britpop alternativo e ricercato e al pop danzereccio. Un fondamentale cardine all’interno di un percorso tra i più elogiati e criticati della recente storia della musica.

Umberto Scaramozzino

Foto di Francesco Prandoni

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