Onstage
Mark Knopfler Milano 28 maggio 2015 recensione

40 anni fa usciva il primo disco dei Dire Straits

L’omonimo album d’esordio dei Dire Straits viene pubblicato il 7 ottobre 1978 da Vertigo Records e segna il primo passo verso una folgorante carriera che ha consegnato il talento di Mark Knopfler alla storia della musica.

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40 ANNI FA…
La scena musicale di fine anni Settanta nel Regno Unito è meno fervida del lustro precedente e di quello successivo, ma il 1978, pur non registrando clamorose variazioni di tendenze e con il punk a farla da padrone, ma viene ricordato per alcuni fondamentali innesti nel panorama musicale mondiale. Sul versante hard & heavy vediamo l’esordio dei Van Halen, mentre la new wave continua la sua cavalcata con il secondo lavoro dei Talking Heads e il debutto dei Police. Il rock, nella sua accezione più pura, vede nel 1978 l’inizio di un’avventura unica e fuori dal tempo: la storia dei Dire Straits. La band che impone il proprio successo nuotando controcorrente nelle agitate acque del punk.

IL DISCO
L’omonimo disco d’esordio del combo britannico è perfetto, sia nelle intenzioni che nella resa. Un trattato di classic rock, dalle tematiche ironiche, semplici e universali, con un suono talmente pulito e preciso da rendere velleitario ogni tentativo di emulazione. Lo stesso Mark Knopfler raggiunge già al suo esordio alcune delle vette irraggiungibili del suo songwriting. Non servirebbe essere espliciti, ma è chiaro che ci si riferisca a Sultans of Swing, singolo trainante del full-lenght e fiore all’occhiello della carriera dei Dire Straits. Resta forse solo questa la macchia sull’altrimenti immacolato primo capitolo discografico: il fatto che per alcuni questo sia “il disco di Sultans of Swing”. Un brano del genere, con i suoi impareggiabili virtuosismi, è estremamente polarizzante e mette in ombra ogni creazione adiacente. Ma un giudizio così superficiale non renderebbe giustizia a un lotto di brani di indubbio valore, in cui la Stratocaster di Knopfler duetta amorevolmente con la bellissima voce tipicamente dylaniana del suo padrone, mentre la chitarra ritmica del fratello David Knopfler si inserisce con grande puntualità nel maniacale ordine ritmico imposto dalla batteria di Pick Withers e, soprattutto, dal basso di John Illsey. Nascono così perle di rock tradizionale (Down To The Waterline, In The Gallery), incursioni nel country (Setting Me Up, Wild West End) e affascinanti power ballad (Six Blade Knife).

…E OGGI
I Dire Straits sono stati negli Anni Settanta ciò che nessun artista riesce a essere oggi. Il successo di un progetto come quello di Mark Knopfler e soci, con le dovute proporzioni cronologiche, potrebbe salvare il mondo della musica da un punto di vista romantico, ma anche qualitativo. Perizia tecnica, suoni cristallini e un’eleganza inappuntabile. Tutto ciò che oggi non interessa più, tutto ciò che fondamentalmente manca. Per questo viene naturale associare il nome dei Dire Straits al concetto stesso di qualità. Il successo di un progetto del genere è un inno alla meritocrazia, un elogio del talento. Il primo album dei Dire Straits è – e sempre sarà – una pietra miliare in grado di fendere e diradare qualunque nebbia.

Umberto Scaramozzino

Foto di Francesco Prandoni

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