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Celebrity Skin delle Hole compie 20 anni

Celebrity Skin delle Hole è uscito l’8 settembre 2018. “The love is dead” è un verso della canzone Dying: la morte sovrasta questo album come un manto nero. Come nella copertina, il nero incornicia le figure dei musicisti in primo piano accerchiandoli di assenza. Nessun orizzonte in cui perdersi, nessun sentiero da seguire per continuare un discorso, una vita. Solo un momento musicale circondato da desolazione, da interruzioni drammatiche, la fissazione immanente di un episodio musicale che rimarrà sempre unico, fresco e giovane come le figure che ci guardano in copertina, prive di colori e che comunicano tutta la fragilità che una vita umana può sopportare continuando a respirare.

Use Once & Destroy è anche un’efficace etichetta del significato storico di un album di un gruppo che è stato morente già dai suoi primi passi, una candela già mezza usata e circondata dai riflussi di cera che ne deformano la sagoma. Un gruppo che si regge sulla figura enigmatica e silente del chitarrista Eric Erlandson ma soprattutto su Courtney Love, ego e personalità enorme, che porta quasi inconsciamente a chiamare il gruppo LE Hole e non GLI Hole. Non solo per la percentuale maggioritaria di figure femminili al suo interno e per l’impegno attivo al rafforzamento del movimento punk delle Riot Girrrl (tra i maggiori esponenti oltre a Hole anche PJ Harvey, L7, Pussy Riot, Sleater-Kinney), ma proprio perché la Love è l’immagine di riferimento quando si pensa alla band. La sua ingerenza egocentrica sfocerà nell’ultimo album Nobody’s Daughter, che sebbene risulti all’interno della loro esile discografia è da considerarsi a tutti gli effetti un lavoro solista della cantante.

Courtney Love è a sua volta connessa inevitabilmente alla figura di Kurt Cobain non solo nella sua storia personale ma anche artistica. Con una morte per overdose già sul groppone (Kristen Pfaff), il gossip è parte integrante del mito che ruota intorno a Celebrity Skin e ne determina la sua unicità artistica. La tragedia, la morte, amori finiti e ripresi, l’America e le sue contraddizioni, l’amicizia, la donna e la sua forza all’interno del mondo del rock sono tutti ingredienti di un successo commerciale e di un prodotto che ha vinto la guerra con il tempo che passa. Come tutti gli album che trascendono il loro destino di gregari e irrompono nella storia indimenticata.

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20 ANNI FA…
A Kurt Cobain, Courtney ricordava Nancy, la tragica Nancy Spungen della storia d’amore con Sid Vicious. E tragica è stata anche la loro storia, come da copione. Sin dal loro primo incontro in un locale di Portland nel 1990 fino al matrimonio alle Hawaii nel ’92 e l’epilogo traumatico il 5 Aprile del 1994, la loro storia è stata maledetta, all’insegna di comportamenti estremi e fuori controllo.

Una giornalista di Rolling Stone intervista la coppia durante la gravidanza ma la Love durante la sessione fa uso smodato di eroina. La custodia della loro figlia Francis è subito messa in discussione e la guerra legale e mediatica dura mesi, tra riabilitazioni e ricadute. Le immagini dell’aberrante documentario Montage of Heck del 2015 mostrano una coppia che divide il suo amore in parti pari tra eroina e figlia, una vista disturbante delle due rockstar ritratti nella cornice della zona meno mitologica della dipendenza. Da una parte il rock e le canzoni, dall’altra due junkie che faticano a tenere in braccio la figlia, litigano e gesticolano in maniera penosamente scoordinata, spenta.

Il primo disco delle Hole Live Through This esce nel ‘94 quando ancora le lacrime devono asciugarsi e diventare sale sui volti dei fan dei Nirvana, ma è Celebrity Skin a parlare per la prima volta della perdita di una moglie e di un amante. Da molti considerata la Yoko Ono dei Nirvana, Courtney è additata come il germoglio negativo che ha deteriorato autostima e umore di Cobain, portandolo al suicidio. La frangia più estrema e complottista la chiama addirittura assassina, non si sa bene in virtù di quali prove e teorie.

Fatto sta che le due vite si sono intrecciate in maniera indissolubile anche dal punto di vista musicale. Le Hole sarebbero esistite ugualmente se Kurt e Courtney non si fossero mai conosciuti, ma di certo non Celebrity Skin. E come detto, il gossip è parte integrante della genesi dell’album, perché al fianco di Courtney, prima di Kurt, c’era un certo Billy Corgan, leader degli Smashing Pumpkins: nel 1998 il cantante e chitarrista ha ancora un buonissimo rapporto con la Love, tanto da passare ben due mesi in studio per contribuire in maniera decisiva alla composizione dell’album e risultare tra i credits dei testi e non solo.

Ingerenza che pare non sia andata giù al produttore, chitarrista e autore principale Eric Erlandson. Molti detrattori della band non riusciranno a negare la bellezza oggettiva di Celebrity Skin, ma è molto probabile che il loro orgoglio rimedierà con la scusa “Beh grazie, lo ha scritto Billy Corgan!”. Cosa vera, fino ad un certo punto. C’è anche tanto dell’immagine angelica della bellissima Melissa Auf der Maur (che passerà poi, guarda caso, agli Smashing Pumpkins), che condisce le parti vocali e che nei celebri video di Celebrity Skin e Malibu fa praticamente da co-protagonista con Courtney.

Nel ’98 la musica alternativa stava vivendo un periodo d’oro, proprio perché era molto potente il contraltare pop di cui si proponeva come, appunto, alternativa. Sia il pop che il Brit pop vivevano un momento di eccellente forma commerciale tanto da portarsi a braccetto nelle classifiche, in una convivenza pacifica, il rock alternativo di Hole, Skunk Anansie, Marilyn Manson. Rock che ne risulterà inevitabilmente influenzato, in molti casi ammorbidendosi e modificando il proprio guardaroba musicale per accomodarsi meglio nelle classifiche e nelle rotazioni video musicali e radiofoniche. Le Hole ribadiscono il loro status di gruppo maledetto, firmando un contratto di otto album con la Geffen, nel 1993, e producendone di fatto solo due. L’esordio underground di Pretty On The Inside, il rock rabbioso e Grunge di Live Through This, l’affermazione di Celebrity Skin sono le uniche perle di una carriera che si è bruciata prestissimo.

IL DISCO
Abbiamo visto la miriade di storie che si sono intrecciate sotto terra formando le radici su cui Celebrity Skin è germogliato, ma ora è il caso di fare parlare la musica delle sorprendenti dodici tracce del disco. Il riff di apertura è uno di quelli che si fonde indelebilmente nella parete portante del rock, così come tutta la title track della canzone. Sfrontatamente rock ma immediata, leggera, così come le graffiate alla superficialità glamour della società californiana.

Il titolo di canzone e album è preso apposta dall’omonima rivista scandalistica, che non esiterà a lanciare azioni legali per il furto. I lustrini e i colori saturati del video clip raccontano un sfavillante bisogno di apparire che ha come massima espressione il patinato mondo di Hollywood, che contrasta con l’anima di Courtney che si descrive come ‘una studentessa apprendista in demonologia’. Dopo questa prima scudisciata pop rock, l’album prosegue con una facilità d’ascolto tra le più leggere e piacevoli riscontrabili nel genere. La chitarra di Awful e la sua melodia ne fanno una ballata dolce e malinconica, con richiami alla mai sopita riottosità punk femminista, con annunci di orgoglio e autostima che veleggiano nel ricordo agrodolce di battaglie che hanno portato a poco di concreto.

Hit So Hard mantiene la stessa leggerezza musicale, nel testo emerge l’esperienza del matrimonio con Cobain e la faccenda si fa molto intensa dal punto di vista emotivo. Courtney arriva vicina alla consapevolezza del fatto che ciò che ha amato, ha distrutto. E questo vale in una quantità statistica tale di casi ed esperienze da rischiare di doverci farci una legge del tutto. Malibu è la chicca dell’album: pop malinconico e leggero, crepuscolare, che setta l’atmosfera di questa canzone quasi salvifica. Conosco persone che la usano come entità musicale rigenerante dopo una brutta giornata; posso assicurare di persona che funziona praticamente sempre. Il video è uno dei casi di maggiore perfezione dell’unione immagine/musica, e quel vestito bianco e logoro ad arte, che Courtney indossa sulle spiagge di un tramonto californiano, ha fatto sognare una generazione intera.

Reason To Be Beatiful arriva per non farci dimenticare che stiamo parlando di un disco alternative rock e gli echi Grunge sono palpabili, soprattutto nell’incisivo ritornello fatto di melodia aggressiva e chitarre distorte. Dying è un’altra mazzata, la lapide dell’amore con Kurt, ‘te ne sei andato con tutto quello che sono’, in una ballata che molto deve al mood che Billy Corgan ha magnificato con gli Smashing Pumpkins in questo macabro triangolo amoroso e artistico. Use Once & Destroy è rock alternative puro, mentre Northern Star è l’episodio più intenso e uno dei migliori dell’album. Ballata acustica piena di dolore, abbandono, perdita. Nostalgia e risentimento che corrono sotto la voce di Courtney in un lamento ossessivo accompagnato dalle corde dolorose di una chitarra acustica anch’essa spasmodica, quasi rabbiosa.

Da capogiro l’alleggerimento d’atmosfera che porta la radiofonica Boys On The Radio, quasi sembra di sentire la più spensierata delle Sheryl Crow, e il successivo giro di chitarra di Heaven Tonight pare anch’esso un delicato richiamo ai momenti più balneari dei Beach Boys. Ancora un reflusso Grunge che si dipana nella rabbia di Playing Your Song e nell’amarezza di Petals, cadenzata dalla gravosità del basso di Melissa e da un testo che condanna un mondo che corrompe anche il più pulito degli animi.

E OGGI…
Delle Hole oggi rimane pochissimo: qualche voce di reunion, una Courtney Love che vive nel passato riflesso di un amore perduto, e un genere musicale che la disconosce tra i suoi protagonisti. Proprio per questa estraneità dal Grunge ma alla grottesca inferenza che Courtney ha avuto nella sua storia, le Hole sono un gruppo unico nel suo genere, escluso tra gli esclusi.

Celebrity Skin è la perla incastonata in una frontiera musicale che non ha confini, non ha gettato ancore in nessun mare e per questo è buono per qualsiasi porto del tempo e delle mode. Ancora oggi come venti anni fa, è un disco che lascia andare il Grunge e si immerge nelle acque di una profonda leggerezza malinconica. Un pop rock amaro che tra racconto personale ed echi di una rivoluzione passata e che ormai è cenere, diventa poetico ed irripetibile. Pop radiofonico che si trova a suo agio nel mezzo di un viaggio come nella cameretta solitaria, che regala punte di intensità estrema laddove, nel mezzo nell’intricato reticolo di cicatrici, ancora emerge qualche taglio aperto che spilla sangue e dolore.

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