Onstage
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Dietro al successo di Justin Bieber ci sono molti grandi nomi della musica americana

Ha ‘solo’ 23 anni, ma il suo palmares è degno degli artisti più navigati e più maturi, così come i suoi record, che hanno letteralmente stracciato la concorrenza. Stiamo parlando – ovviamente – di Justin Bieber, che chiuderà I-Days Milano 2017 a Monza con una grande festa il 18 giugno, insieme al dj olandese Martin Garrix e ai Bastille. L’occasione è ghiotta per ammirare dal vivo la popstar più amata e chiacchierata degli ultimi anni, capace di fare man bassa di critiche e, nello stesso tempo, ottenere il riconoscimento di primo artista ad avere sette singoli di debutto nella prestigiosa classifica Billboard Hot 100.

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Un artista controverso, dicevamo, da taluni additato semplicemente come una grande ‘bolla’ guidata dal marketing e dalle regole del business, dietro cui – al contrario – si nascondono grandissimi nomi della scena pop. Insomma, Justin Bieber è più di ciò che sembra e lo dimostra l’intenso lavoro che anticipa ogni suo singolo progetto. Basta, tuttavia, partire dai suoi esordi, per capire che ad averlo notato è stata gente con orecchio, che ha saputo poi far crescere uno dei tanti talenti di YouTube trasformandolo in un’icona pop.

Fu Scooter Braun, difatti, ad accorgersi del piccolo Justin e dei suoi video sul tubo: Scooter – per chi non lo sapesse – è il produttore a cui dobbiamo la carriera di artisti del calibro di Martin Garrix, Ariana Grande e Tory Kelly. Braun fece ascoltare i demo del giovanissimo Bieber ad Usher e Justin Timberlake, che rimasero sorpresi dalle capacità di un ragazzo così giovane, al punto che ‘si litigarono’ la sua firma: a spuntarla fu la Raymond Braun Media Group (RBMG) – di proprietà dello stesso Braun e Usher – che, in seguito, si accordò con la Island Def Jam, per una ‘gestione condivisa’. Ed è qui che entra in scena L.A. Reid, produttore musicale che, tra gli altri, ha seguito la carriera di Whitney Houston, Bobby Brown, Boyz II Men e Paula Abdul.

Grazie al ‘team manageriale’ (Usher ha dichiarato che Bieber è seguitissimo, soprattutto in termini di gestione della notorietà, in quanto – pur avendo Usher e Justin firmato un contratto alla stessa età – «io ho avuto la possibilità di intensificare gradualmente il mio successo, per Bieber è arrivato all’improvviso»), il giovane artista canadese pubblica quattro album: My World 2.0 (2010), Under The Mistletoe (2011), Believe (2012) e Purpose (2015).

Per capire l’altissimo livello del ‘prodotto’ musicale che abbiamo tra le mani, basta dare un’occhiata ai nomi che hanno contribuito all’album Purpose, il primo in studio con la Def Jam Recordings. Recentemente, Justin ha infatti sciolto il contratto con la Island Records per affidarsi a mani più sapienti e virare la propria produzione musicale. Dietro Purpose, infatti, troviamo la produzione di DJ Skrillex, Diplo, Benny Blanco (produttore anche dell’ultimo album di Ed Sheeran) e Rick Rubin.

Se pensate che Bieber non sia altro che una marionetta nelle mani di grandi guru, tuttavia, vi sbagliate di grosso. Il primo produttore esecutivo del disco è proprio lui stesso, pur essendosi circondato dei nomi migliori in circolazione: tra gli autori spuntano infatti Julia Michaels (collaboratrice di Selena Gomez, del cui album Revival ha firmato ben otto tracce) e – inutile a dirsi – Ed Sheeran. Infine, dietro a molte canzoni appare il nome di Mike Dean, produttore legatissimo a Kanye West, a cui si devono hit come Power, Monster, Runaway e – last but not least – Drunk In Love di Jay-Z e Beyoncé. Con il meglio del meglio tra le mani, non è il caso di dire necessariamente che ci troviamo di fronte a un’eccellenza?

Grazia Cicciotti

Foto di Peter Young

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