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10 band che piacerebbero oggi al cinquantenne Kurt Cobain

6. Radiohead
“Non voglio fare la fine di Eric Clapton. Lo rispetto, ma non voglio modificare le canzoni per adattarle alla mia età”. È una frase tratta da un’intervista a Cobain a pochi mesi dalla fine di tutto, un pensiero che covava un desiderio di freschezza e rinnovamento che per ovvie ragioni non trovò il tempo di concretizzarsi. Che poi coincide con il modus operandi di Thom Yorke e soci: evoluzione continua e sguardo rivolto sempre e comunque al futuro, infischiandosene dei fasti del passato e mettendo sempre in primo piano la voglia di sperimentare nuove strade in musica. Probabilmente Kurt non avrebbe mai svoltato in stile Kid A, ma le sue parole certificano che è un’attitudine che avrebbe gradito eccome.

7. Savages
Sarebbe un peccato capitale non includere in questa lista almeno una band formata da ragazze (meglio se incazzate). Ricordiamoci di Miss Cobain (all’anagrafe Courtney Love), ma anche di Kathleen Anna, leader delle Bikini Kill nonché autrice della scritta “Kurt Smells Like Teen Spirit” apposta sul muro di casa Cobain con della vernice spray – frase che ispirò il titolo del pezzo che cambiò le regole del rock nei primi anni ’90. Nonostante le Savages prendano le distanze dalla definizione “riot grrrl”, il loro piglio punk sembra proprio in linea con il Kurt-pensiero.

8. Mogwai
Nel numero di maggio del 1994 dell’autorevole rivista The Wire, il critico britannico Simon Reynolds coniò la definizione “Post-Rock”. Kurt se n’era andato un mese prima, e non si sarebbe mai confrontato con questa espressione e con tutti i dilemmi ad essa associati (quali band includere in tale genere). Sta di fatto che l’amore di Cobain per la sperimentazione con la chitarra (ascoltare le deliranti Endless Nameless e Gallons Of Alcohol Flow Through The Strip nascoste in fondo a Nevermind e In Utero) e la sua proverbiale predilezione per i chiaroscuro mi fanno credere che avrebbe senz’altro abbracciato con entusiasmo la scena. Avrei potuto optare per altre band (magari più estreme, anche considerando la registrazione del nostro insieme a William S. Burroughs), ma ho scelto i Mogwai perché a mio parere riescono a toccare le corde e le emozioni giuste, quelle che avrebbero fatto vibrare anche l’anima di Kurt.

9. Courtney Barnett
Che il nome di battesimo della Barnett coincida con quello della Love è pura fatalità: i motivi per cui includo la cantautrice australiana in questa lista sono prettamente stilistici. Courtney scrive canzoni in equilibrio perfetto tra punk, pop e rock più classico (con marcate influenze blues). Inoltre sono convinto che Kurt si sarebbe ritrovato nella sua “impassibilità espressiva” (in inglese “deadpan”) e nel suo sarcasmo (vedi il titolo dell’album di debutto: Sometimes I Sit And Think, And Sometimes I Just Sit).

10. Wilco
Folk in bilico tra classicismi rock e vena alternativa, scivolando talvolta in sperimentalismi vari: la ricetta di Jeff Tweedy e dei suoi Wilco mi sembra la perfetta concessione ai “momenti Fleetwood Mac” di Kurt Cobain.

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