Onstage

Litfiba 3, usciva oggi (nel 1988) il capolavoro della band

Trent’anni fa si stava meglio? Credo di no. Ma trent’anni sono un lasso di tempo abbastanza lontano per fare paragoni sensati. Quel che è certo è che nel 1988 i Litfiba erano già così solidi da poter dare alle stampe l’album che chiudeva quella che è senza ombra di dubbio la migliore trilogia discografica della musica italiana: La Trilogia del Potere. Iniziata nel 1985 con Desaparecido, proseguita con 17 Re e conclusa con Litfiba 3, appunto, nel maggio del 1988.

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30 ANNI FA…
Nel mezzo un clamoroso disco dal vivo: 12/5/1987 Aprite i vostri occhi, che se non bastasse, in una registrazione grezza e senza alcun tipo di sovra incisioni, può ancora oggi dare alle nostre orecchie una prova tangibile di quello che la band fiorentina era in grado di dare nella loro veste live: il meglio di sé. Suoni potenti, messaggi diretti e un’energia che non rivedremo in Italia per almeno dieci anni con i clamorosi live dei C.S.I. Un’amalgama di forti individualità, ognuna con angoli ben affilati che sul palco, ahinoi per un brevissimo lasso di tempo (non più di cinque anni), ha rappresentato il punto più alto del genere rock italiano non derivato, non solo all’interno dei confini nazionali, ma letteralmente in giro per il mondo.

IL DISCO
I protagonisti di questa storia sono così impressi nella mente di ogni amante della musica, che sono nominabili a memoria senza esitazioni al pari di quelli delle nazionali che hanno vinto il mondiale lo sono nei ricordi degli amanti dello sport nazionale per eccellenza. In panchina Alberto Pirelli e la sua IRA, in porta Ringo de Palma, in difesa Antonio “Don” Aiazzi, centrocampo nelle mani di Gianni Maroccolo, in attacco Ghigo Renzulli e Piero Pelù.

Litfiba 3 va celebrato non solo per la sua oggettiva bellezza, ma soprattutto perché oggi e probabilmente anche domani, non avremo più modo di ascoltare un concept simile. Ve lo immaginate, nel 2018 un album dove si parla di droga senza mai citarla “tu che mi guardi con la faccia da scimmia”, dove si accusano palesemente i poteri forti politici e il Papa “ma l’uomo in bianco scese dal cielo,ma era al di là delle barricate”, o si trattano argomenti come la pazzia e la gestione delle patologie mentali “il pazzo buono dorme tutta la notte, quello cattivo si prende le botte”, la coscienza sociale sul rispetto dell’ambiente “stanno uccidendo il mare e noi li lasciamo fare” e i peccati della storia della cultura occidentale “la vostra libertà? Noi ce l’avevamo già”? Sarebbe follia, un suicidio artistico.

In Litfiba 3 queste tematiche vengono trattate in forma canzone rock, abbandonando le radici new wave del primo periodo della band fiorentina, altra cosa rischiosa e non scontata, il tutto rendendo il prodotto finale ben amalgamato, credibile e non affatto pesante. Anche smembrando la setlist le singole canzoni hanno la forza di camminare con le proprie gambe, prova ne è il fatto che alcuni brani sono entrati e mai usciti dalle scalette storiche dei concerti della band, come Tex e Paname, mentre altre (tra le quali quella che può considerarsi come la miglior canzone dei Litfiba: Cuore di Vetro) sono state riscoperte in tempi molto più recenti.

Faccio e ne sono consapevole, un enorme torto a non citare ogni singolo brano di Litfiba 3, per dedicargli una riga di commento, ma queste canzoni non hanno bisogno di ulteriori, scontate, battute di inchiostro virtuale.

…E OGGI
Litfiba 3 è il miglior album della trilogia? I più oggi concordano che ad esserlo sia 17 Re, che tra l’altro all’epoca fu un flop colossale di vendite; gli amanti della prima wave dei Litfiba non hanno dubbi a nominare Desaparecido; io che posso vantarmi e vergognarmi di averli seguiti a scatola chiusa fino ad Elettromacumba, non ho dubbi a dire sì, Litfiba 3 è di sicuro l’album migliore.
Un disco dove il coraggio e l’incoscienza di una band di vent’enni (Ghigo escluso) ha inconsapevolmente(?) creato qualcosa di talmente potente e idealistico, da rimanere unico nel panorama musicale italiano. E aggiungo purtroppo. Soprattutto oggi che ci sarebbe davvero bisogno di una band e di un album del genere, dove niente vuol cambiare, ma tutto brucia già. E Piove su di noi.

Mathias Marchioni

Foto di Roberto Panucci - Testo di Mathias Marchioni

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